VISTO DA SINISTRA/ Cacciari: Renzi è il “figlio” migliore degli errori di D’Alema

- int. Massimo Cacciari

Secondo MASSIMO CACCIARI il rottamatore non è certo la causa della fine della sinistra: “Renzi ha ereditato le ceneri di una sinsitra che si è suicidata nell’ultimo ventennio”

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Massimo D'Alema (Infophoto)

Matteo Renzi ha trionfato alle Primarie con circa il 68% dei voti. Cuperlo (18%) e Civati – soprattutto il primo – sotto le aspettative. Per il Partito Democratico inizia una nuova era. Lo ha detto il neo-segretario nel corso del suo discorso della vittoria e lo dicono in molti all’interno del partito che si lancia a governare l’Italia e a varare tutte quelle riforme di cui il nostro Paese necessita per ripartire. Certo, non mancano i malumori di quella parte dei “dem” che non ha mai accettato a pieno le idee del “rottamatore”. D’Alema fa sapere che d’ora in poi rimarrà fuori dal Pd. Qualcuno lo seguirà? Se sì, in quanti? Ma per una parte di partito che “muore”, ecco un’ala risorgere e lanciarsi alla guida del Paese. I renziani, all’indomani del trionfo del sindaco di Firenze, sembrano crescere come funghi. Pier Luigi Bersani si dice pronto a collaborare, ma avverte: “Matteo ha vinto, ma non usi la clava. Noi non ci faremo chiudere in un recinto”. Che fine faranno le (tante, troppe) correnti all’interno del Pd? Per cercare di disegnare il futuro del Partito Democratico abbiamo contattato Massimo Cacciari, filosofo, accademico, ex sindaco di Venezia ed ex Piddino.

Pare che Renzi abbia chiesto a Cuperlo di indicragli un nome per la sua Segreteria ma che questi si sia rifiutato (a differenza di Civati che ha scelto, per l’economia, Filippo Taddei). Come legge la scelta di Cuperlo?

Penso che sia giusto e corretto così, soprattutto per il fatto che Renzi ha vinto in maniera assolutamente inequivocabile. Non vi vedo nulla di strano nella scelta di Cuperlo

Cosa succede adesso nel Partito Democratico? Le correnti interne che spesso lo hanno azzoppato spariranno o conteranno meno?

Può darsi che Renzi ce la faccia a “smontarle”, ma la vedo dura. Certamente le correnti del Pd non vengono dal vuoto, non sono semplicemente il risultato di trasformismi vari; hanno una storia molto lunga e radicata, fanno parte di tradizioni di pensiero politico che non sono riuscite minimanente a fondersi. Dubito fortemente che Renzi sia la persona che riesca a sintetizzarle.

Neanche con una vittoria così schiacciante?

È molto difficile lo stesso. Certo, ha trionfato e può formare un partito che superi le correnti attuali, ma riuscirle ad accordarle tutte è pressoché impossibile perché, come detto, appartengono a tradizioni diverse: popolari, comunisti, socialdemocratici. Renzi ha vinto perché il popolo della sinistra non ne poteva più delle oligarchie che avevano retto il partito finora. Da qui a pensare che sia lui a creare il Pd che non è mai esistito mi pare che ne passi di strada. Ecco, Renzi, semmai, può fondare un suo partito…

Rischio scissione quindi?

La vittoria di Renzi è stata così schiacciante che più che di scissione si potrà parlare magari – ma non nel prossimo anno visto che c’è lo spettro delle elezioni e resteranno quindi tutti compatti – di uscite, in stile Fini dal Popolo delle Libertà. Forse qualcuno se ne andrà, ma niente di più…

Niente scissione allora, ma addii, più o meno, silenziosi

Secondo me non ci sarà la scissione. Mi pare che sia chiaro che l’unica chance che ha il Partito Democratico di vincere le prossime elezioni sia quella di presentarsi con Renzi. A meno di una crescita impetuosa della figura di Letta…

 

Ecco la coppia: Renzi segretario e Letta premierCosa succederà?

Letta al momento si è messo d’accordo con il neo segretario. Si spartiranno il partito dividendosi i compiti. Tutti i “lettiani” – dal primo all’ultimo – hanno votato per Renzi  quindi è chiaro che c’è stata un’intesa tra i due. Le prime dichiarazioni di Renzi lo stanno testimoniando. I toni rispetto al governo si sono ammorbiditi. È evidente che i due hanno fatto un patto: non c’è spazio per nessun altro nel Pd. È la loro vittoria

 

Quindi Renzi più che essere una minaccia, sarà una risorsa per Letta e per l’esecutivo?

Dipende. Spesso si fanno i conti senza l’oste. Allora: Renzi ha bisogno di vendere come sue alcune iniziative del governo e non potrà assistere a un governo passivo. Letta dovrà combinare qualcosa di concreto e il merito di ciò se lo assumerà Renzi. Però è una situazione troppo complicata: bisogna vedere anche cosa succede nel centro-destra. L’unica cosa certa è che il Pd è tenuto in scacco da Renzi e Letta, che non permettono a nessuno di muoversi.

 

Oltre alle dinamiche nel centro-destra, quali fattori esterni potrebbero intervenire?

In primis la situazione economica, poi se il governo riuscirà a fare qualcosa (e in questo caso Renzi rimarrà tranquillo in attesa del suo turno). Chiaro, se il governo non interverrà come deve per dare una scossa Renzi inizierà a protestare facendo entrare in fibrillazione l’esecutivo. Bisogna anche vedere quello che succede alle Europee: se Berlusconi e Alfano dovessero formare una coalizione sarebbe motivo di instabilità per il governo e un motivo di disturbo per Renzi che non potrebbe restare inerme a guardare. L’unica cosa certa è che mentre noi parliamo il politichese, l’Italia va a rotoli.

 

Ma secondo lei non è stato abbastanza singolare che i Popolari (gli ex Margherita) siano rimasti in silenzio stampa durante queste primarie?

Beh ma Renzi è un ex Margherita. È stato sponsorizzato nel corso della sua crescita da Rutelli. Renzi, politicamente, è una creatura di Rutelli che lo aiutò a fondo nelle primarie contro Pistelli che i Ds credevano vincesse. Certo, risolta la contraddizione tra Letta e Renzi e con la vittoria del sindaco di Firenze (più i voti a Civati, che di fatto è come fosse una costola di Renzi) per gli ex comunisti, socialdemocratici e democristiani doc (Bindi e Fioroni su tutti) non c’è più niente da fare

Fassino ha detto: “Con Renzi si chiude un ciclo durato 20 anni”. Ma in molti vedono in lui un accentratore e un decisore di stampo berlusconiano, frutto proprio dell’ultimo ventennio. Lei cosa ne pensa?

Non c’è dubbio alcuno che Renzi sia il prodotto di questi 20 anni. Antropologicamente non ha nulla a che vedere con la tradizione dei partiti politici italiani, tantomeno con quelli da cui provenivano Bersani, Veltroni, D’Alema, lo stesso Fassino e tanti altri. Ma chi è colpa del suo male pianga sé stesso…

 

Si spieghi, professore

Questa tradizione di pensiero socialdemocratica (in senso lato) si è suicidata. Non ha combinato nulla in questi anni ed è vissuta di rendita antiberlusconiana. Questo è il risultato che hanno ottenuto. A questo punto c’è chi come Fassino salta nel carro del vincitore e chi, con più pudore tutto somato, come D’Alema dice la sua ovvero dire che Renzi è il frutto di questi decenni. Ma…

Prego.

Ecco D’Alema però non aggiunge che Renzi è un prodotto anche suo. È il prodotto dei suoi errori, della sua cecità politica e della sua incapacità di leggere il cambio d’epoca. Tutto questo è ciò che si sono meritati.

Parlando invece della sconfitta Cuperlo qual è il motivo di un risultato così sotto le aspettative? Il fatto di incarnare il partito-apparato di cui la gente è stufa?

Cuperlo è il capro espiatorio. Si è preso sulle spalle la croce di tutte le persone che ho appena citato. È una persona preparata, colta ed educata che non grida, che non amala la demagogia e gli slogan. È il figlio di tutti i nomi appena fatti, gente che ne ha fatta una più di Bertoldo senza imbroccare mai due cose giuste in fila…

 

Bersani ha detto: “Cuperlo ha pagato il fatto di essere una persona troppo normale”. È così?

Ma no. Ha pagato la colpa di essere con loro, mica di essere una persona normale! Ribadisco: si è caricato sulle spalle la loro croce per fedeltà e coerenza nella consapevolezza totale – che traspariva da ogni suo gesto e atto – che sarebbe andato al macello.

C’è chi dice che con la vittoria del “rottamatore”, è la fine della sinistra più pura. È d’accordo?

Ancora: la sinistra è finita per colpa dei personaggi di cui sopra. Renzi non ha messo fine a nulla, anzi ha ereditato la fine. Diciamo le cose chiaramente: Matteo Renzi è arrivato quando la sinistra si era già dissolta per colpa di una serie di incredibili errori che iniziano all’indomani della caduta del Muro, passando per Tangentopoli, arrivando ai ripetuti sgambetti a Prodi e alla disastrosa campagna elettorale dello scorso anno culminata nella rielezione pasticciata del Presidente  della Repubblica. Una catastrofe.Quindi per fortuna che è arrivato lui al posto di qualcosa di peggio (come è successo in altri Paesi)

 

Un bene dunque

Per fortuna che nel nostro Paese la dissoluzione delle forze politiche tradizionali ha portato da un lato al Grillismo e dall’altra a questa nuovo fenomeno democratico

 

Come ha detto, il panorama politico è tutto in divenire. Ma secondo lei Renzi cercherà di tirare verso sé il centro o di recuperare l’alleanza con Sel di Vendola?

È tutto da vedere. Non penso che cercherà più di tanto di avvicinarsi alla sinistra più tradizionale. Cercherà di fare come tutti coloro che hanno la cultura carismatica-liberistica, slegata dal partito. Farà un discorso popolare  (non necessariamente populista) rivolto sulla base di slogan per conquistare buona parte dell’elettorato di Grillo (che, molto simile a Renzi, a breve si metterà a dirne di tutti i colori su di lui), in quanto quello di centro-destra mi sembra ancora impermeabile dal votare a sinistra.

(Fabio Franchini)

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