SCENARIO/ Folli: patto Renzi-Letta-Napolitano

- int. Stefano Folli

Enrico Letta ha ottenuto ieri la fiducia alla Camera e al Senato. “Ora si deve vedere un cambio di passo, legato a misure concrete. Ma Renzi non è più un’incognita”. STEFANO FOLLI

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Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

Enrico Letta ha ottenuto ieri la fiducia alla Camera e al Senato. La verifica parlamentare chiesta da Napolitano dopo l’uscita della rinata Forza Italia dal governo delle larghe intese è avvenuta, come previsto, dopo le primarie del Pd e si è conclusa con un rilancio dell’azione di governo su una base di punti più circoscritti e definiti. Taglio del finanziamento pubblico, riduzione del costo del lavoro, riforma delle istituzioni e nuova legge elettorale, aggressione del debito pubblico, riforma della giustizia civile, misure per la crescita. “Nuovo inizio” lo ha definito il capo del governo. La nuova maggioranza, “numericamente più debole ma più coesa” prende così il largo, verso un orizzonte che secondo Stefano Folli, editorialista e notista politico del Sole 24 Ore, è senza dubbio quello del 2015. Certo occorrono risultati concreti, tangibili, sia perché Renzi (e con lui Letta) non può permettersi alternative in vista delle europee della primavera prossima, sia per togliere linfa alla protesta delle piazze.

Stefano Folli, come giudica il discorso programmatico di Enrico Letta?
Ha cercato di rianimare il programma di governo, di adeguarlo alla situazione politica. Non ci sono colpi d’ala particolari, si tratta piuttosto di ritocchi, di messe a punto. La nuova fiducia mette l’azione di Letta in un orizzonte temporale che va fino a metà del 2015. Si tratta ora di definire il percorso, soprattutto dal punto di vista delle cose da fare subito e da quello delle riforme istituzionali.

In concreto ora Letta cosa deve fare?
Deve realizzare, nel breve periodo di due-tre mesi al massimo, qualche misura forte, non semplicemente accennarla. Insomma si deve vedere un cambio di passo, ma legato a misure concrete, come ad esempio la riduzione del costo del lavoro. Cose che non richiedano tempi lunghissimi, vedi le riforme istituzionali, ma che si possano fare per via ordinaria.

E Renzi? Il nuovo segretario del Pd può permettersi di aspettare le riforme di Letta?
Non è più questo il punto. Ora Renzi è segretario del Pd. È vero: anche lui ha bisogno di risultati, ma non manderà il governo a casa.

Ne è così sicuro?
L’esito della fiducia di oggi (ieri, ndr) è che c’è un campo da gioco ben preciso, nel quale una parte dei giocatori vuole la stabilità di governo, risultati concreti e un modo più innovativo di stare in Europa, mentre l’altra parte vuole il caos. Lo scontro in aula con M5S, di cui è stato protagonista lo stesso capo del governo, ha marcato nettamente questa divisione. E Renzi sta dalla parte di quelli che vogliono l’Europa, la stabilità e la ripresa. Non è vero quindi che deve sostituire Letta altrimenti si logora, o che farebbe buon viso a cattivo gioco, e via dicendo. Devono però esserci dei risultati, di cui hanno bisogno entrambi.

Il voto di fiducia sancisce dunque una sorta di patto Letta-Renzi per la stabilità.

Sì, questo patto nella sostanza c’è, va un po’ definito meglio, ma c’è. E il discorso di Letta è quello di chi, con prudenza, perché è lo stile suo, sta su questa linea. Quella di chi deve produrre risultati in poco tempo per dare credibilità alla maggioranza e presentarsi alle elezioni europee tra pochi mesi con un bilancio accettabile.

Da oggi dunque la maggioranza è più solida?
Sì, perché l’elemento Renzi, che fino a domenica era il fattore del grande scompiglio, sembra intenzionato a muoversi con una certa saggezza e con l’idea di rafforzare la maggioranza alla ricerca di risultati tangibili.

Di nuovo rispetto a qualche giorno fa c’è la pressione della piazza.
È l’altro parte del campo da gioco. Sta prendendo una connotazione eversiva.

Perché Berlusconi ha rinunciato a incontrarli?
Perché si è reso conto della china che sta prendendo la cosa. Come sempre, un conto è quello che Berlusconi dice, un altro quello che fa. Ha capito che un partito come il suo non può mettersi a far concorrenza a Beppe Grillo e spalleggiare i Forconi.

Per le riforme c’erano due strade. O fare subito una legge elettorale, oppure prendere una via più lunga che passi per la riforma della Costituzione. Perché Letta ha scelto la seconda?
Perché la legge elettorale deve necessariamente tener conto del quadro costituzionale. Non possiamo avere una legge maggioritaria in presenza di un impianto proporzionale, o una riforma che dà maggiori poteri al premier, in un quadro di presidenzialismo, e poi ritrovarci con un assetto mancante nel sistema dei controlli. Le due cose vanno insieme.

L’altra ipotesi è andare al voto con ciò che resta dopo la sentenza della Consulta. E’ pur sempre un sistema proporzionale. La strada è del tutto esclusa secondo lei?
Ma Renzi ha già detto di non voler andare a votare col proporzionale. Non avrebbe nessuna chance di riuscire a governare. Una legge che si uniformi alla sentenza della Consulta si può fare anche subito, evitando il problema delle riforme costituzionali, ma poi non serve a nulla e per Renzi suonerebbe come una sconfessione politica.

Per fare le riforme costituzionali ci vuole però un accordo ampio. Si può trovare?
Se c’è un accordo sulla legge elettorale e su alcune riforme di fondo, io credo che un accordo con l’opposizione o parti di essa lo si possa trovare.

Beppe Grillo si chiamerà fuori? 

Credo di sì: Grillo non ci pensa proprio. Gli altri potrebbero essere disponibili, però bisogna parlarsi e costruire l’accordo. Certo è una cosa complicata, molto complicata. In ogni caso si può fare una riforma anche senza i due terzi del Parlamento, non è dunque che richieda tantissimo tempo. 

Cambierà il ruolo di garanzia svolto fino ad ora dal capo dello Stato?
Se Renzi capisce, come mi sembra che stia avvenendo, che Napolitano può essere un alleato sul piano delle riforme e non un avversario che gli si oppone in nome del conservatorismo, io penso che il ruolo di Napolitano non si debba rafforzare, continuando semplicemente ad essere ciò che è stato in questi mesi.

(Federico Ferraù)

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