IL CASO/ Giovagnoli: il bipolarismo “alla Monti” rompe l’inciucio Pd-Pdl

Bersani e Berlusconi puntano a rafforzare un bipolarismo elettorale (non politico) che nel tempo si è sempre dimostrato fallimentare. Tra loro c’è Monti. Il commento di AGOSTINO GIOVAGNOLI

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Silvio Berlusconi (Foto: Infophoto)

In passato qualcuno lo definiva multipartitismo polarizzato, altri bipolarismo imperfetto, mentre oggi sono in molti a credere che il bipolarismo elettorale non possa trasformarsi automaticamente in bipolarismo politico. In qualunque modo lo si voglia chiamare, è chiaro che il terzo incomodo non piace né a Bersani né a Berlusconi, intenzionati a voler rappresentare i maggiori e, se possibile, gli unici veri contendenti in queste elezioni politiche. Mario Monti si è inserito prepotentemente, con la sua Scelta Civica, in un particolare rapporto tra “poli” sopravvissuto a qualsiasi trasformazione del sistema politico italiano, tremendamente aiutato dall’attuale legge elettorale che non si è riusciti a modificare. Lo storico e politologo Agostino Giovagnoli ci aiuta a fare chiarezza.

Professore, cosa sta accadendo?

La presenza di una proposta nuova come quella raccoltasi intorno a Mario Monti mette in discussione il bipolarismo degli ultimi vent’anni di politica italiana. E’ questo stesso bipolarismo, adesso, a voler difendersi e conservare se stesso, respingendo la “pericolosa” novità.

Un bipolarismo del genere è ancora davvero ipotizzabile?

Questo bipolarismo ha fortemente mostrato i propri limiti, soprattutto negli ultimi anni, e non è un caso che oggi emerga un panorama politico più articolato che mette alle strette quello che è stato già definito un bipolarismo “muscolare”.

Da più parti questo stesso bipolarismo è stato dato ormai per morto, finito, superato. E’ davvero così?

E’ difficile dire se sia davvero morto. Senza dubbio risulta essere molto logorato, ma dal suo stesso fallimento. Questo perché il bipolarismo è stato innanzitutto imposto: le leggi elettorali, infatti, prima il Mattarellum e poi il Porcellum, sono state pensate perché si affermassero in Italia due poli principali. Inoltre, si è cercato addirittura di trasformare questi due poli in due partiti alle elezioni del 2008: da una parte il Pdl, dall’altra il Pd, nel tentativo di stabilizzare definitivamente il bipolarismo e trasformarlo in bipartitismo.

Contro cosa si è scontrato questo tentativo?

Contro un panorama politico italiano decisamente più complesso, in cui un tentativo di imporre per legge tale bipolarismo non poteva che fallire. L’esistenza di più partiti, o di pochi, non è qualcosa che si può stabilire a tavolino. Si può favorire o meno, certo, ma la realtà storica ci insegna che nel nostro Paese c’è una forte tendenza a un panorama politico fortemente plurale. C’è poi un altro aspetto di cui non si è tenuto conto.

Quale?

La forzatura bipolare ha creato coalizioni sempre molto eterogenee al loro interno, le quali potevano essere anche molto utili per poter vincere le elezioni ma pessime per governare. Questo perché per governare è necessario che vi sia una omogeneità della maggioranza parlamentare e una unicità di indirizzi di governo che, al contrario, negli ultimi vent’anni non si è mai verificata.

Di recente abbiamo visto addirittura Angelino Alfano prendere le difese di Nichi Vendola, solo l’ultimo di una serie di episodi che conferma l’intenzione, da parte di Pd e Pdl, di rafforzare lo stesso bipolarismo che lei ha definito “logorato”. Cosa ne pensa? 

Credo sia singolare che avvenga ciò che lei ha detto, cioè che in qualche modo i due poli maggiori si “sintonizzino” sullo steso progetto. E’ davvero molto curioso, anche perché il Partito Democratico afferma di essere il grande avversario di Berlusconi e di tutto ciò che egli rappresenta, mentre il Cavaliere, a sua volta, ha fatto della lotta alla sinistra il caposaldo di tutta la sua strategia elettorale e politica.

Come si spiega ciò che sta accadendo quindi?

Ora che queste due forze, politicamente avverse, si trovano stranamente concordi nel difendere il fatto che l’avversario sia l’unico interlocutore possibile, credo sia una chiara espressione di una “patologia” che non porta niente di buono. Non c’è niente di omogeneo tra queste due forze politiche, se non la scelta di presidiare nello scontro il terreno politico.

Cosa dovrebbe avvenire invece secondo lei?

Credo sia importante che, al contrario, emergano altri poli e che si superi la logica di questo scontro, la stessa che ha di fatto immobilizzato l’Italia negli ultimi vent’anni. Non parliamo di partiti che possono alternarsi al governo, ma di chiari mondi contrapposti che faranno sempre il contrario di quanto proposto dall’avversario. Tutto questo impedisce innanzitutto un’autentica alternanza di governo, ma soprattutto spinge i due poli a porsi il problema di vincere le elezioni e molto meno quello di governare e attuare le riforme necessarie. E’ da questo punto di vista che la nascita di una forza come quella di Monti, che mette in primo piano il governo, le riforme e l’azione per affrontare i problemi italiani, costringe gli altri due poli a misurarsi più sul terreno delle scelte concrete e meno sulla contrapposizione ideologica e selvaggia.

Cosa di Monti fa più paura a Pd e Pdl, se di paura si tratta?

Monti ha posto il problema di un governo riformatore, capace cioè di affrontare i problemi dell’Italia di oggi, inevitabilmente legati al contesto internazionale, alla concorrenza che nasce dalla globalizzazione e da un rapporto sempre più stretto con l’Europa. Inoltre, con la sua iniziativa, evidenzia il fatto che la politica di riforme è incompatibile con la vittoria di uno degli altri due poli, perché il centrodestra e il centrosinistra, nella logica del bipolarismo, tendono ad accentuare solamente gli aspetti ideologici.

In che modo?

Bersani deve recuperare la “sua” sinistra, vale a dire Vendola, mentre Berlusconi deve vedersela con forze fortemente antieuropee come la Lega, quindi è chiaro che si tratta di grosse realtà elettorali ideologiche prive di ogni capacità di governo. Monti mette in discussione non solo i programmi di Pd e Pdl, ma anche il fatto che il sistema politico italiano debba basarsi su una contrapposizione bipolare.

L’azione di Pd e Pdl è destinata a fallire o c’è effettivamente la possibilità che Monti venga in qualche modo escluso da un rinnovato bipolarismo? 

Sono dell’idea che l’iniziativa di Monti avrà comunque un effetto positivo. Pur non potendo sapere oggi quale sarà l’esito elettorale, è molto importante che lo schema bipolare sia concretamente messo in discussione nei fatti. Quindi, malgrado gli appelli di Bersani e Berlusconi, entrambi dovranno fare i conti con una presenza “scomoda” ma che al tempo stesso aiuta a modernizzare il sistema politico. Naturalmente, anche se sono convinto che Monti abbia in qualche modo vinto la scommessa della cultura di governo, è ancora troppo presto per capire se quanto sta accadendo permetterà all’Italia di venir fuori da un baratro causato anche da un costante immobilismo del sistema politico.

 

(Claudio Perlini)

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