ELEZIONI/ Monti, la trappola del voto “utile” regala il Senato a Berlusconi

- Anselmo Del Duca

Parte da Milano l’allarme rosso per Mario Monti. I suoi uomini si rendono protagonisti di un pasticcio, l’ipotesi di un voto disgiunto che Monti ha fatto subito smentire. ANSELMO DEL DUCA

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Mario Monti (InfoPhoto)

“Houston, abbiamo un problema”. Parte da Milano l’allarme rosso per Mario Monti. I suoi uomini si rendono protagonisti di un pasticcio che potrebbe avere conseguenze serissime sul risultato elettorale del premier uscente, al punto che Monti deve imporre un brusco stop alle voci di un accordo sottobanco con il centrosinistra per un voto disgiunto teso a favorire la vittoria di Umberto Ambrosoli contro Roberto Maroni.

Il tam tam in terra lombarda risuonava da giorni. E indice ne erano state alcune uscite improvvide, prima fra tutti quella di Ilaria Borletti Buitoni, capolista montiana alla Camera nel collegio Lombardia 1 (quello di Milano), che si era espressa a favore del voto utile: lista Monti per Camera e Senato e Ambrosoli alla Regione, in aperta funzione anti Maroni e anti centrodestra, con buona pace del candidato centrista ufficiale, Gabriele Albertini. 

Il centrosinistra lombardo ha fatto di tutto per allargare questa breccia. Appelli sono stati lanciati dai vertici nazionali, da Bersani in giù, tanto insistenti da rendere chiaro il valore duplice della battaglia lombarda. Da una parte la guida della più ricca e popolosa regione italiana “contro la quale non si può governare”, come ha detto Massimo Cacciari. Dall’altra parte c’è la battaglia all’ultimo voto per il controllo di Palazzo Madama nella regione che elegge da sola 47 senatori e che è già stata ribattezzata “l’Ohio italiano”, lo stato americano senza il quale nessun presidente è mai arrivato alla Casa Bianca. Alla coalizione vincente in Lombardia vanno 27 seggi, i perdenti si dividono i restanti venti. Tra il vincere ed il perdere in Lombardia c’è quindi una differenza di oltre 14 seggi, quasi sicuramente decisiva per la maggioranza in Senato.

Logico che le due battaglie, Regione e Senato, in Lombardia si influenzino reciprocamente. Un pugno di voti disgiunti può essere decisivo, anche perché i sondaggi diffusi sino a venerdì, quando è scattato il divieto, hanno fotografato una gara incertissima. 

Il centrosinistra ha pensato di aver visto coronare le proprie pressioni ed i propri auspici quando è arrivato l’endorsement di Lorenzo Dellai, potente governatore trentino e co-fondatore di “Scelta civica”, considerato vicinissimo al ministro Andrea Riccardi. Le parole di Dellai hanno aperto però il caso politico, perché si tratta di un politico di lungo corso, e non di una neofita della politica come la Borletti Buitoni, cui è concessa anche qualche libertà. In molti le hanno viste come la conferma di un accordo a livello nazionale ormai stipulato fra Monti e Bersani.

Ma quell’accordo, quand’anche ci fosse, non si può ammettere e rendere pubblico prima delle elezioni, perché disorienterebbe gli elettori e fornirebbe una formidabile arma dialettica alla coalizione maroniana. Il diretto interessato, e cioè l’ex sindaco di Milano Albertini, ha spiegato ancora una volta a Monti che lui pesca fra gli elettori di centro destra delusi. Elettori che mai e poi mai voterebbero a favore di una coalizione eterogenea, quella di Ambrosoli, che arriva alla sinistra più estrema, che infatti non corre per la Regione Lombardia. “Non siamo la succursale del Pd”, ha detto chiaro Albertini.

Monti ha capito che “In Lombardia la Lista Monti si gioca gran parte della sua credibilità”, come ha spiegato il suo candidato emiliano Giuliano Cazzola. Da qui l’intervento per il tramite di Mario Sechi per troncare le voci e imporre uan retromarcia al nucleo milanese del suo movimento. Del resto da casa democratica è arrivato un colpo basso, quella definizione bersaniana di “vittoria di Pirro” riservata all’esito del vertice europeo di Bruxelles, che Monti, al contrario, giudica un grande successo politico e diplomatico.

Per ora dunque i rapporti Pd-centristi segnano un brusco abbassamento della temperatura. Monti non può permettersi una figuraccia nella sua Milano. E per questo Maroni può tirare un sospiro di sollievo: Albertini ci ha messo la faccia e non intende fare sconti. La battaglia lombarda, dove si deciderà probabilmente il futuro assetto di governo, rimane apertissima e promette molti nuovi colpi di scena.

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