1994-2013/ Achille Occhetto: io e Bersani battuti dallo stesso nemico

- int. Achille Occhetto

Per ACHILLE OCCHETTO, la mancata vittoria del Pd non è stata causata dagli errori personali di Bersani, come la sconfitta del Pds nel 1994 non fu provocata dalla gioiosa macchina da guerra

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Achille Occhetto e Alessandro Natta, segretari del Pci (Infophoto)

“La mancata vittoria del Pd non è stata causata dagli errori personali di Bersani, esattamente come la sconfitta del Pds nel 1994 non fu provocata da quella che fu definita ‘la gioiosa macchina da guerra’. Allora era nato un fenomeno nuovo, il berlusconismo, che nessuno era stato in grado di prevedere, e oggi ci troviamo di fronte al movimento di Grillo la cui novità politica è altrettanto rilevante”. Ad affermarlo è Achille Occhetto, segretario del Pds nel 1994 quando la Casa delle libertà sconfisse un centrosinistra che sembrava destinato a governare il Paese.

Occhetto, come si spiega questa débâcle elettorale?

Questo risultato elettorale è il frutto del fatto che il governo Monti ha messo in ordine i conti e in disordine il Paese. E’ lui il primo responsabile del fatto che Berlusconi, invece di presentarsi per rendere conto del suo malgoverno, ha potuto condurre una campagna elettorale di opposizione e in sintonia con gran parte del Paese. Nello stesso tempo questo anno di governo Monti ha dato nuovi argomenti e ha rafforzato lo tsunami Grillo. Il risultato è che ci troviamo di fronte a un fatto storico eccezionale, che va studiato attentamente, perché il Movimento 5 Stelle agita idee sbagliate ma anche molte idee giuste, proprie della migliore tradizione di sinistra.

Perché Bersani non è riuscito a trarre vantaggio dagli errori dei governi Monti e Berlusconi?

In questa campagna elettorale non ci sono stati errori da parte di Berlusconi, in quanto il leader del Pdl è riuscito a mettersi in sintonia con l’avversione che c’era in una parte notevole del Paese nei confronti dell’operato del governo Monti. Bersani si è trovato in una grande trappola, con le mani legate e vincolato all’operato del governo tecnico. Ha tentato di liberarsene, anche se con una minore efficacia che poteva essere determinata soltanto da posizioni più apertamente demagogiche, come quelle che su fronti diversi erano espresse da Berlusconi e da Grillo.

Lei come valuta il modo in cui Bersani ha condotto questa campagna elettorale?

Di fronte a una novità politica di così grande rilevanza ritengo che sia del tutto risibile cercare immediatamente il capro espiatorio e il nuovo personaggio salvifico. Spero che non si faccia lo stesso errore compiuto nei confronti del berlusconismo, rispetto a cui ci si è dilettati e sollazzati per anni con la “gioiosa macchina da guerra”, senza capire che cosa era successo. Ora quindi non si riduca tutto a qualche errore di campagna elettorale. Ci troviamo di fronte a una nuova fase della vita politica e sociale del Paese, e bisogna riuscire a comprenderla.

Il risultato deludente di Ingroia e Di Pietro è il segno di una sinistra che non è stata capace di modernizzarsi?

In primo luogo, escludo che si possa dire che la sinistra sia rappresentata da Ingroia e Di Pietro. Rivoluzione civile porta avanti una tematica, quella della giustizia, ma non è l’espressione della sinistra italiana. Dalle viscere del Paese e della società civile nasce su forme nuove, cioè dalle ceneri della vecchia sinistra, una nuova sinistra che si esprime con moduli, forme organizzative e linguaggi totalmente diversi. Il guaio è che ancora non ha una leadership politicamente consapevole della responsabilità che gli sta di fronte.

 

Come si spiega il forte ridimensionamento dell’area a sinistra del Pd?

Quella degli ex comunisti e di Rifondazione era una sinistra ideologica, che ha fatto il suo tempo e già da anni era marginalizzata, in quanto ha confuso la volontà di sinistra che c’è e che serpeggia nella gente, con i vecchi moduli ideologici che sono del tutto superati. E’ quanto ho vissuto in prima persona, e non a caso fui l’artefice della svolta della Bolognina.

 

Che cosa accadrà ora?

Anche di fronte al disastro dell’ingovernabilità, la cosa buona è che non scomparso il sogno, la volontà, il desiderio di cambiamento della gente e soprattutto dei giovani. Rispetto al qualunquismo e all’astensionismo, è una nota di speranza che bisogna sapere raccogliere. Al 90% la ragione del voto dato a Grillo è l’incapacità di rinnovarsi di Pd e Pdl, cui si aggiungono temi come il salario minimo garantito, le questioni ecologiche, la difesa del territorio e altre rivendicazioni di questo tipo.

 

(Pietro Vernizzi)

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