ANALISI ELEZIONI 2013/ Ecco perché Berlusconi farà un “patto” con Beppe Grillo

- int. Paolo Pombeni

Per PAOLO POMBENI non c’è da stupirsi più di tanto se una parte del centrodestra stanco della politica e desideroso di rovesciare il tavolo sia andato nella direzione del Movimento 5 Stelle

berlusconi_sonnoR400
Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il Movimento 5 Stelle pesca voti in misura quasi uguale tanto dal centrosinistra quanto dal centrodestra. E’ quanto emerge dai dati sui flussi elettorali di Swg, secondo cui il 30% dei consensi di Grillo viene da partiti dello schieramento di centrosinistra e il 27% dal centrodestra (l’8% dalla Lega nord). Rispetto alle Europee del 2009 il Pdl perde 3 milioni e 500mila voti, di cui 1 milione e 600mila a favore del M5S, ma guadagna 300mila voti di ex elettori leghisti. Il Pd guadagna in totale 600mila voti, compensando il milione di consensi in fuga verso Grillo con un recupero dell’astensionismo e “rubando” 500mila voti all’Italia dei Valori. Ben il 22% degli ex elettori della Lega nord passa invece al Movimento 5 Stelle, e particolarmente emblematico è il caso del Veneto, dove solo il 27% di quanti nel 2010 hanno votato Carroccio confermano la loro preferenza. Infine la Lista civica di Mario Monti guadagna il 23% di consensi da ex elettori del centrodestra e il 18% da ex elettori del centrosinistra. Ilsussidiario.net ha intervistato Paolo Pombeni, professore di Storia dei sistemi politici all’Università di Bologna.

Professore, partiamo dal Movimento 5 Stelle. Come giudica la sua capacità di erodere voti a tutti gli altri schieramenti?

Il Movimento 5 Stelle non è uno schieramento ideologico, ma di protesta, che prende quindi voti praticamente da tutti i settori. La dinamica tipica del partito di Grillo è che non è di destra o di sinistra, ma esprime il malcontento tanto della destra quanto della sinistra.

Come valuta invece i flussi all’interno del Pdl?

Questi dati richiederebbero un’analisi più puntuale, anche a livello di flussi regionali. A livello nazionale si tratta di cifre che raggruppano diverse tendenze, l’unica cosa evidente è che l’elettorato italiano è in una fase di grande mobilità. Più di così è difficile dire.

Lei si aspettava che un milione e 600mila elettori provenienti dal Pdl votassero per il Movimento 5 Stelle?

Francamente non mi stupisce, perché Berlusconi ha raccolto e ha sempre sfruttato una parte della protesta dell’elettorato italiano. Del resto anche la sua campagna elettorale è stata fortemente mirata a raccogliere protesta, a partire dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Non c’è quindi da stupirsi più di tanto se una parte del centrodestra, stanco della politica e desideroso di rovesciare il tavolo, sia andato nella direzione del Movimento 5 Stelle.

Per Swg 300mila elettori si spostano dalla Lega nord al Pdl. Che cosa è avvenuto?

La Lega nord è in forte crisi, ha concluso il suo trend positivo ed è tornata a essere un partito locale molto radicato laddove ha una sua tradizione. La capacità espansiva della Lega, che consisteva nel fatto di raccogliere voti non leghisti, è definitivamente tramontata. Lo sgonfiamento della Lega dipende da questo fattore.

 

Anche il milione di ex elettori del Pd che scelgono Grillo è un dato imponente.

Anche nel Pd c’è stata e c’è ancora una fortissima componente anti-sistema, che è un vecchio lascito della sinistra tradizionale. Queste pulsioni antisistema vanno chiaramente verso un partito che è più credibilmente antisistema di quanto potrebbe essere il Pd di oggi, quale è il Movimento 5 Stelle.

 

Quindi il Pd si è trasformato in un partito di sistema?

Certamente, è un partito di sistema in senso un po’ particolare, in quanto è più statalista, più convinto di un certo tipo di gestione della crisi dall’alto, però sono anni che si è trasformato. Anche il Pci era diventato completamente un partito di sistema. L’onda lunga della sinistra extra-parlamentare ora si sta riproducendo nei grillini.

 

Infine, qual è la sua analisi dei flussi che alimentano la Lista civica di Monti?

Anche questo è un dato che si poteva facilmente prevedere. Da un lato c’è il crollo dell’Udc, che alimenta l’esodo verso la Lista civica di Monti. Una parte di elettori di centrosinistra, come la vecchia ala democristiana, che si era coagulata su un elettorato Pd, è tornata a una formazione più omogenea alle sue origini. Lo stesso vale per gli elettori provenienti dal centrodestra. Anche Monti quindi, pur in piccolo, proprio come Grillo raccoglie elettori provenienti da entrambi gli schieramenti.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori