ANALISI/ Jenkins (Guardian): il voto a Grillo? Un no al “regime” dell’euro

Per SIMON JENKINS, di fronte all’austerity imposta dalla Germania e al dominio delle banche, anziché votare Grillo gli italiani avrebbero potuto scendere in strada o scatenare delle sommosse

10.03.2013 - int. Simon Jenkins
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Beppe Grillo

“Di fronte all’austerity imposta dalla Germania e al dominio delle banche che stanno distruggendo l’economia reale, gli italiani avrebbero potuto scendere nelle strade, scatenare delle sommosse o fare anche molto peggio. Hanno scelto invece di esprimere il loro malcontento nel segreto dell’urna, lanciando un messaggio chiaro: gli italiani ne hanno abbastanza, occorre uscire dall’impasse a tutti i costi”. Ad affermarlo è Simon Jenkins, editorialista inglese del Guardian, su cui ha pubblicato un articolo dal titolo “Le buffonate di Beppe Grillo possono scuotere finalmente l’intero sistema europeo”. Come spiega Jenkins a Ilsussidiario.net, “la mancanza di flessibilità dei prezzi provocata dall’euro è destinata a creare un’Europa a macchie di leopardo, con alcune aree ricche e altre sempre più povere. Per l’Italia l’unica salvezza è fare come il Regno Unito e uscire dall’euro”.

Vista da Londra, quale significato assume la vittoria di Beppe Grillo alle elezioni?

Quando si crea una situazione in cui nulla sembra andare per il meglio, con una profonda insoddisfazione nei confronti del sistema politico, i cittadini sentono il bisogno di esprimere il loro senso di rivolta contro questo regime consolidato. Anziché riunirsi nelle strade, creare delle sommosse o fare peggio ancora, gli elettori italiani hanno scelto di votare per qualcuno che fosse in grado di rappresentare politicamente questa forma di rabbia.

Nel suo articolo su The Guardian lei si scaglia contro l’austerity europea. Il modo giusto per combatterla è il populismo alla Grillo o una classe politica autorevole?

Non esiste nessun presupposto affinché si vada verso una riduzione dell’austerity attraverso un’opera diplomatica di convincimento. Nell’attuale fase c’è una situazione caratterizzata da un sistema bancario enormemente potente in tutti i Paesi europei. Ci sono interessi molto ampi che difendono le loro posizioni cercando di accumulare denaro rapidamente. Questo establishment economico non vuole che nessun Paese provochi una svalutazione dell’euro, perché ciò renderebbe molto costoso per le banche il fatto di prestare denaro.

Che cosa c’entra tutto ciò con Beppe Grillo?

In questa situazione è indispensabile uscire dall’impasse, e per farlo c’è bisogno di politici che non siano stupidi e riescano ad articolare dei punti di vista molto radicali, quand’anche in forme espressive abbastanza colorite. E’ quanto ha fatto Beppe Grillo, tanto è vero che milioni di persone si sono sentite molto in sintonia con lui. Gli italiani hanno scelto qualcuno che fosse in grado di dire all’establishment che ne avevano abbastanza, ed è quindi questa la logica del risultato elettorale italiano.

Sempre sul Guardian lei ha scritto che l’Italia dovrebbe abbandonare l’euro per trovare la sua strada verso la ripresa. Perché ne è convinto?

Perché sono certo del fatto che dal punto di vista economico non si debba mai creare un sistema rigido dei prezzi. Purtroppo è proprio ciò che sta avvenendo nell’Eurozona, al cui interno diversi Paesi non sono in grado di cambiare i loro prezzi in modo coerente con la loro produttività. E’ questa la causa della debolezza di numerosi Stati Ue nei confronti dell’area forte rappresentata dalla Germania, con una tendenza a un costante e progressivo impoverimento del Sud Europa. Finché la Grecia, l’Italia, il Portogallo e la Spagna restano all’interno dell’unione monetaria, saranno sempre più poveri e dovranno essere salvati con giganteschi trasferimenti di denaro.

 

Quali prospettive vede per il futuro dell’Italia?

Di certo queste elezioni mettono la politica italiana in una posizione difficile. Dobbiamo però ricordarci che la prosperità del Belpaese è stata costruita grazie alla lira, che è stata svalutata di continuo. Si è trattato di una politica monetaria abbastanza simile a quanto è avvenuto in Inghilterra per la sterlina. La svalutazione consente di aggiustare l’economia, senza questa flessibilità l’industria si viene a trovare in una situazione bloccata, esattamente come sta avvenendo negli Stati Uniti per la rigidità del dollaro. E’ questa la vera causa della povertà, perché ciò rende impossibile una ripresa dell’economia.

 

Ritiene che l’Unione Europea abbia ancora un futuro?

Ha un futuro in quanto area di libero mercato e in qualche modo come unione politica, ma non ha nessuna prospettiva in quanto unione monetaria. Se persistiamo nell’idea della moneta unica, l’Eurozona diventerà un’area con alcune parti molto ricche e altre molto povere. Il Vecchio Continente si trasformerà cioè in una realtà molto simile agli Stati Uniti, creando una situazione che non è affatto sana.

 

Che cosa accadrà quindi?

Dobbiamo aspettarci molti altri risultati elettorali analoghi a quelli italiani. Ci saranno cioè candidati “estremisti”, di destra o di sinistra, che faranno il pieno di voti in quanto le persone manifesteranno la loro rabbia contro un’economia così inflessibile.

 

Fino a che punto le sue convinzioni sulle elezioni italiane e sull’euro sono condivise dall’opinione pubblica inglese?

Nel Regno Unito c’è un largo numero di persone che la pensano come me, in quanto non vedono nessun futuro per l’euro. Ci sono anche persone che sono fortemente contrarie all’Unione Europea, e che vorrebbero che l’Inghilterra non ne facesse parte proprio come la Svizzera e la Norvegia. Quest’ultima posizione è in realtà interpretata da una minoranza degli inglesi. La maggioranza delle persone è invece a favore del fatto di continuare a fare parte dell’Europa, ma non della moneta unica. Il problema è l’euro, in quanto quest’ultimo richiede una struttura onnicomprensiva che disciplini l’economia rendendo inflessibili i prezzi in ciascuno dei singoli Stati.

 

(Pietro Vernizzi)

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