NAPOLITANO/ Zanon (Csm): giustizia e politica ostaggio dei “nuovi giacobini”

Per NICOLO’ ZANON il fatto che la magistratura sia sempre più coinvolta nei processi di governance è la conseguenza di una politica debole e incapace di una visione complessiva

13.03.2013 - int. Nicolò Zanon
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Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

“In un momento gravido di tensioni economiche, sociali e politiche come quello attuale, il Pdl deve dimostrare un maggiore senso della politica. Il fatto che la magistratura sia sempre più coinvolta nei processi decisionali e di governance del nostro Paese, è la conseguenza diretta di una politica debole e incapace di una visione complessiva”. Nicolò Zanon, membro del Consiglio superiore della magistratura e professore di Diritto costituzionale all’Università di Milano, commenta così il richiamo di Giorgio Napolitano dopo la manifestazione politica del Pdl nel Palazzo di giustizia a Milano. Una nota del Quirinale ha fatto sapere che “il presidente della Repubblica ha espresso il suo vivo rammarico per il riaccendersi di tensioni e contrapposizioni tra politica e giustizia”.

Qual è il senso del richiamo di Napolitano?

Quello di Napolitano è un richiamo a un senso di responsabilità istituzionale in un momento gravido di tensioni economiche, sociali e politiche. Il capo dello Stato si pronuncia nella sua veste di supremo garante della Costituzione, rimettendo l’accento su tutti i valori in gioco. Quindi l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, come pure la libertà di manifestare il dissenso nelle forme pacifiche previste dalla Costituzione. Ciò deve avvenire però non dentro i tribunali ma nelle piazze, e con dei toni adeguati a una critica che è sempre possibile. Oltre questo il capo dello Stato non può andare, perché non ha poteri di intervento sulle vicende giurisdizionali, ma deve limitarsi a una moral suasion affinché tutti dimostrino senso di responsabilità.

Lei come giudica il comportamento del Pdl nel suo complesso?

Ritengo che sia necessario un maggiore senso della politica. Comprendo un senso di smarrimento e di preoccupazione, ma occorre fare ogni sforzo affinché prevalga il rispetto di tutte le istituzioni e la capacità di ragionare politicamente.

Dal 1948 a oggi c’è stato anche un cambiamento del ruolo della magistratura?

Non c’è alcun dubbio che sia così. In termini sistematici la magistratura oggi è coinvolta nei processi decisionali, se non proprio nella governance del Paese. Ormai ci si rivolge ai tribunali per trovare risposta a domande sempre più complesse, che la politica non è in grado di soddisfare in quanto è debole e manca di visione. Troppo spesso il nostro legislatore approva leggi mal concepite, inadatte a produrre un buon risultato sulla realtà che pretenderebbe di normare. E’ questo il motivo per cui i magistrati finiscono per avere un ruolo decisivo. Si tratta di un fenomeno molto più ampio della conflittualità tra politica e giustizia, che rappresenta un capitolo specifico limitato a singole vicende.

Lei come valuta questo ampliarsi della sfera d’azione della magistratura per l’inadeguatezza della politica?

Si tratta di qualcosa che non va salutato con soddisfazione, ma con preoccupazione. La politica dovrebbe essere in grado di riprendere il suo ruolo e sapere tornare al centro della scena, anche con proposte coraggiose di riforma della giustizia che dovrebbero coinvolgere lo stesso testo della Costituzione. Tutto ciò richiederebbe però uno scenario e una realtà politico-istituzionale molto diversa da quella che purtroppo stiamo vivendo.

 

A proposito delle accuse di un intervento dei giudici per scopi politici, Napolitano parla di “aberrante ipotesi” e “inammissibile sospetto”. Che cosa ne pensa di queste espressioni?

Queste espressioni hanno un duplice significato. E’ aberrante formulare questa ipotesi ed è inammissibile nutrire questi sospetti, ma nello stesso tempo per Napolitano sarebbe aberrante e inammissibile che si verificasse questo intervento dei giudici per scopi politici. Oltre a rivendicare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, nel secondo comunicato pubblicato ieri dal Quirinale c’è un intervento interessante sulla garanzia dei diritti della difesa e del giusto processo. C’è inoltre un richiamo, che è una costante negli interventi di Napolitano, attraverso cui si invitano i magistrati a non sentirsi investiti di improprie missioni salvifiche, né come pubblici ministeri né come giudici. C’è infine un’orgogliosa rivendicazione dell’autonomia della politica. Diritto alla difesa, equilibrio della magistratura e dei magistrati e autonomia della politica sono tre aspetti che emergono con forza e che danno il segno di una presidenza che è stata forse la più autorevole degli ultimi decenni.

 

Napolitano è intervenuto dopo la manifestazione del Pdl in tribunale, ma nessuno ha parlato quando Grillo ha minacciato di marciare sulla Camera dei deputati …

Ritengo che non si debba né manifestare dentro a un tribunale, né marciare sulla Camera dei deputati. Il Parlamento è il luogo simbolico della rappresentanza della nazione, e quindi c’è un aspetto sacro che caratterizza il luogo fisico in cui si concentrano i rappresentanti eletti dal popolo. Per fortuna il Movimento 5 Stelle ha rinunciato a marciare sulla Camera, ora il mio auspicio è che mostrino anche loro un maggiore senso delle istituzioni.

 

Perché le reazioni nei confronti delle iniziative di Pdl e Movimento 5 Stelle sono state così diverse?

Questo è un altro aspetto molto preoccupante ed estremamente pericoloso. Il senso del fastidio per la politica si è trasferito nel rifiuto di alcuni luoghi istituzionali nei quali questa si svolge. Ciò che mi preoccupa sul piano culturale del Movimento 5 Stelle è questa svalutazione dei luoghi simbolici della rappresentanza nazionale. Del resto il loro chiamarsi cittadini, il fatto di ispirarsi a prassi giacobine, fa venire in mente molte cose tipiche di un certo periodo della rivoluzione francese.

 

In che senso? 

L’idea che i giacobini avevano era quella di costruire un enorme stadio dentro al quale inserire l’Assemblea nazionale, circondandola con 50mila elettori. Questi ultimi sarebbero stati presenti e vigili nei confronti di quanti a quel punto non erano più dei rappresentanti, ma soltanto dei delegati, dei meri nunzi della volontà del popolo.

 

Con quali conseguenze?

La svalutazione della rappresentanza politica è tipica di questi movimenti radicali, che affondano le loro radici in una cultura di tipo giacobino. Il fatto che i parlamentari del M5S volessero farsi accompagnare in Parlamento dai cittadini che li hanno eletti è significativo di questa visione. La rappresentanza politica presuppone l’assenza fisica del popolo dai luoghi in cui essa si svolge, mentre Grillo auspica l’esatto contrario.

 

(Pietro Vernizzi)

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