SCENARIO/ 1. Camera e Senato, il fantasma del 2006 “minaccia” il Pd

- int. Riccardo Barenghi

Secondo RICCARDO BARENGHI, l’elezione dei due presidenti delle Camera non faciliterà la costituzione di un nuovo governo. A Bersani, non resta che un’unica e rischiosa alternativa

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Siamo anche senza i presidenti di Camera e Senato. Il che, di sicuro, è meno grave dell’impossibilità di costituire un governo. Ma è pur sempre un pessimo segnale. Nella seconda è ultima votazione di ieri, a Palazzo Madama, ci sono state 223 schede bianche e 52 voti per il candidato grillino Luis Alberto OrellanaCosimo Sibilia (Pdl) a preso 12 voti, Ignazio Marino (Pd) 8, Giuseppe Esposito (Pdl) 5, Felice Casson (Pd) 3, Domenico Scilipoti (2). Hanno preso un voto ciascuno Alessandra Mussolini (Pdl), Antonio Gentile (Pdl) e Pierferdinando Casini. Le schede nulle sono state 3. Alla Camera, invece, al terzo scrutinio, su 610 presenti e votanti, le schede bianche sono state 428, le nulle 9. Roberto Fico (M5S) ha ottenuto 113 voti. Oggi si riprende con le votazioni e, salvo imprevisti, ciascun ramo del Parlamento avrà finalmente il suo presidente. Non sarà più necessaria, infatti, la maggioranza dei due terzi. Abbiamo chiesto al giornalista Riccardo Barenghi quali prospettive si prefigurano.

Si pensava che se elezioni dei presidenti delle Camere fossero andare in porto senza intoppi, la strada per la creazione di un nuovo governo sarebbe stata un po’ meno irta di ostacoli.

E invece siamo in altissimo mare. Pensare di eleggere in fretta i presidenti di Camera e Senato, e che da questa elezione ne potesse emergere un’indicazione per la realizzazione di un governo, era un’illusione del Pd. Di quelle parte, almeno, che pensava di costruire un esecutivo assieme al Movimento 5 Stelle.

Eppure, da parte del Pd, un’apertura nei confronti dell’M5S, c’è stata.

Com’è giusto che sia. L’M5S è pur sempre il primo partito alla Camera. Va da sé che sarebbe giusto affidargli almeno una presidenza.

Una concessione finalizzata all’appoggio futuro?

No, dovrebbe trattarsi di un gesto unilaterale di semplice correttezza istituzionale, per evitare di intestarsi tutte le cariche possibili come accadde nel 2006. Certo, non è escluso che un’operazione del genere possa essere propedeutica alla formazione di un governo. Tuttavia, poco importa. Il gesto, dovrebbe valere di per sé. Quella del governo, è una partita a parte.

Alla fine, gliela concederanno una Camera ai grillini?

Non credo. Il Pd ha lasciato moltissime schede bianche. Un modo tipico per prendere tempo quando non esiste un accordo, e per non precludersi alcune opzioni, in attesa che si riesca ad aprire un tavolo di trattative. Si è fatto in tante altre occasioni, non c’è nulla di scandaloso. Questa volta, però, il tentativo è fallito. Verosimilmente, quindi, oggi il Pd eleggerà un presidente proveniente dalle sue fila.

 

Pare che Pdl e Pd stiano trattando per eleggere Maurizio Lupi alla Camera.

Tutto è possibile. D’altro canto, il Pd, che ha vinto le elezioni senza vincerle, dovrebbe fare un gesto distensivo: non prendersi tutte le due presidenze. Decidere di darne una, quindi, al Pdl invece che a Grillo sarebbe comunque una scelta sensata.

 

Sembra, in ogni caso, che l’unica cosa che interessi al Pdl sia di eleggere un presidente che conceda un salvacondotto giudiziario a Berlusconi.

Questo non è pensabile. Ci sono una Costituzione e delle leggi da rispettare.  Non è ammissibile un salvacondotto per una singola persona. Non sta in piedi. Si tratta di ipotesi bizzarre che girano in queste ore.

 

Sul fronte della creazione di un nuovo governo, cosa potrebbe accadere al termine delle operazioni di voto?

Sappiamo che Bersani punta alle elezioni anticipate a giugno. Ma i tempi tecnici per indirle così in fretta, come vorrebbe lui, non ci sono. Salvo un miracolo. Più probabilmente, quindi, si andrà a elezioni in autunno. Nel frattempo, dopo le consultazioni, si sarà dato un incarico a qualcuno. A Bersani stesso, forse. Il quale, se non riuscirà ad ottenere l’appoggio dei grillini, e molto probabilmente non ci riuscirà, non potrà di certo ripresentarsi come candidato premier. C’è un’unica via di fuga, per quanto fantasiosa.

 

Quale?

Bersani, per sopravvivere, potrebbe proporre un governo M5S. Con Grillo – o chi per lui – premier, e il Pd in maggioranza cui spetterebbero alcuni ministeri. Dubito, tuttavia, che Grillo ci starà. Dubito anche fortemente che il Pd accetterà mai di allearsi con il Pdl. L’opzione, alle prossime consultazioni, segnerebbe la sua disfatta.

 

(Paolo Nessi)



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