SCENARIO/ 2. Franchi: Bersani mette a segno un “colpetto” e spacca M5S

- int. Paolo Franchi

Dopo due giornate di confusione e di concitazione, un piccolo passo avanti è stato fatto e ora il Parlamento ha due Camere con relativa presidenza. Il commento di PAOLO FRANCHI

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Gianroberto Casaleggio (Infophoto)

Insomma, dopo due giornate di confusione e di concitazione, un piccolo passo avanti è stato fatto. Il Parlamento ha due Camere con relativa presidenza. Femminile e targata Sel a Montecitorio, nella persona di Laura Boldrini. Più travagliata, e con qualche contestazione di carattere giuridico, la presidenza di Piero Grasso (ex procuratore nazionale antimafia e oggi senatore del Pd) al Senato con un ballottaggio finale contro l’ex presidente, Renato Schifani. Considerando che fino a venerdì si profilava uno stallo istituzionale molto pericoloso, Pier Luigi Bersani, pur nella sua linea cocciuta e intransigente, può anche godersi per qualche ora un po’ di riposo e di sonno.

Se la nomina di Laura Boldrini è in fondo andata via abbastanza “liscia”, quella problematica di Grasso potrebbe aprire anche nuovi spiragli. Grasso è arrivato a quota 137. Ha avuto insomma una decina, forse qualcuno di più, dei voti potenziali del Partito democratico. Qui, su questo numero, si apre il “caso” che può essere anche indicativo di una possibile erosione del Movimento 5 Stelle. Il “si dice” è d’obbligo, ma occorre riportarlo dettagliatamente. Si dice appunto che ci sia stata una riunione molto contrastata tra i senatori di Grillo sull’atteggiamento da tenere. C’è chi parla addirittura di una spaccatura interna.

Al di là dei “si dice” o delle informazioni carpite, registriamo solo i numeri: il Movimento 5 Stelle ha 54 senatori che avevano il compito assegnato da Grillo di astenersi. Alla fine il numero delle schede bianche è stato 52. A cui vanno aggiunte 7 schede nulle.

Guardiamo da un’altra parte, all’area di centro di Mario Monti, che venerdì voleva accettare la candidatura di presidente del Senato ed è stato fermato, piuttosto bruscamente, dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Anche lì c’è un buon “pacchetto di voti” che potrebbe essere confluito su Grasso, anche se ufficialmente i centristi hanno dichiarato di astenersi, di scegliere scheda bianca prima del voto.

Paolo Franchi, editorialista de Il Corriere della Sera, grande osservatore della politica italiana (è appena uscito un suo libro edito da Rizzoli su Giorgio Napolitano) concorda sul fatto che la situazione si è almeno sbloccata, che un piccolo passo è stato fatto in avanti e che Bersani può tirare un sospiro di sollievo, andando mercoledì prossimo al Quirinale per ricevere un incarico da parte di Napolitano.

“Nella situazione attuale, quella che stiamo vivendo tutti, e Bersani in prima fila, non c’è dubbio che sia stato fatto un piccolo passo. Da questo fatto però non si possono davvero trarre indicazioni di qualche tipo su scadenze prossime e prospettive. Non è che cambi la situazione dei rapporti di forza tra le varie minoranze che ci sono in Parlamento. E forse non cambia neppure l’atteggiamento”.

A suo parere non è quindi ancora possibile parlare di prospettive di governo, di un possibile accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle.

Beh, in questo caso non abbiamo ancora gli elementi per sapere che cosa stia accadendo all’interno del movimento di Grillo, che cosa sia veramente avvenuto rispetto al voto in Senato. Abbiamo solo delle “voci” su un confronto che ci sarebbe stato all’interno del gruppo parlamentare. Ma sapere esattamente se ci sia stata una defezione da parte di alcuni grillini rispetto alla linea preannunciata, è difficile dirlo. Almeno personalmente non ho gli elementi per affermarlo. Quindi è difficile ragionare, ancora di più, se è cominciata un’erosione del movimento rispetto alle prospettive del governo, sul voto per il nuovo presidente della Repubblica.

Navighiamo quindi ancora “ a vista”.
Non c’è dubbio. Anche se non si può non ammettere che Bersani abbia portato a casa qualche cosa. Di fatto, in una situazione come questa, le due nomine a Camera e Senato le ha portate a casa e lo stallo istituzionale è stato almeno superato. Ora si tratta di vedere il resto. È chiaro che non cambia la situazione di fondo. Ma almeno Bersani può provare a ricevere l’incarico dal Presidente della Repubblica. Per il resto, ogni previsione può diventare una scommessa o un azzardo.

(Gianluigi Da Rold)

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