QUALE GOVERNO?/ Toti (Tg4): ecco la strategia di Grillo per liquidare il Pd

- int. Giovanni Toti

Berlusconi la sua mossa l’ha fatta. Ora la dialettica è tra Grillo e il Pd. Il primo sta logorando il secondo, ma Bersani crede ancora di spuntarla. Si sbaglia. GIOVANNI TOTI (Tg4)

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Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)

Nell’intricato puzzle politico italiano, che cosa sta pensando Silvio Berlusconi? C’è chi sostiene che il Cavaliere sia da mettere tra i perdenti, perché il salasso dei voti del centrodestra è stato di quasi sei milioni e mezzo di voti. Ma c’è pure chi sostiene che la rimonta degli ultimi due mesi, il fatto di essere arrivato a 120mila voti dal centrosinistra, di aver ricompattato un partito, il Pdl, che si stava sgretolando ponga la questione che si debba ancora fare i conti con lui e che il Cavaliere non possa essere sottovalutato.

È altrettanto vero che, appena dopo la conclusione della campagna elettorale, gli sono piombati addosso i soliti guai giudiziari, con in più il pm di Napoli, Henry John Woodcock, alle calcagna dopo le rivelazioni di Sergio De Gregorio. Se si può dire che su questo punto Berlusconi è, secondo chi lo conosce bene, realmente “avvelenato”, da un punto di vista politico il Cavaliere pensa di avere in mano ancora diverse carte da giocare. Cerchiamo di vederle per quanto è possibile.

Berlusconi sinora, a parte la reazione sui suoi guai con la giustizia italiana, è apparso come il più calmo nel proporre una soluzione di governo. Si è dimostrato disponibile a trattare su un accordo ampio e su un governo di larghe intese, qualche cosa che assomiglia a una grande coalizione o a un esecutivo che vuole un patto di legislatura istituzionale. Poi si è fermato, assistendo al “fuoco incrociato” che Beppe Grillo, con il suo Movimento 5 Stelle, ha aperto sul leader del centrosinistra, Pier Luigi Bersani. In pochi giorni, Grillo ha fatto una serie di “imboscate” a Bersani, alternando “piccole aperture” a risposte anche pesanti e sostanzialmente rifiutando qualsiasi tipo di collaborazione organica, cioè di fiducia al centrosinistra.

Giovanni Toti, giovane direttore del Tg4 di casa Mediaset, attento osservatore politico, spiega: “In questo momento, mi sembra di comprendere che il Cavaliere stia giocando di rimessa. Sta aspettando e prendendo tempo”.

Ma può permettersi un gioco simile, in un momento come questo? Ha ancora la magistratura alle spalle.
Guardiamo le cose con un minimo di ordine e di freddezza. Credo che i discorsi sulla magistratura, anche se Berlusconi è letteralmente “fuori dalla Grazia di Dio”, siano ormai un fatto abitudinario, a cui è abituato lui, ma anche gli italiani. Ci sarà probabilmente una manifestazione di massa a suo favore, altre iniziative. Ma parliamo soprattutto del piano politico. Berlusconi ha ricompattato il partito e si è riconfermato come il leader dei moderati. Persino chi faceva “cene e cenette” in disparte è oggi allineato e coperto, perché ha capito che senza di lui non si va da nessuna parte. Poi ha fatto una sua proposta, a mio parere molto ragionevole e possibilista, che ha avuto solo una “piccola eco” nell’intervista che Massimo D’Alema ha rilasciato al Corriere della Sera.

Forse si tratta solo di qualche assonanza.

Bisogna aspettare e vedere. Sostanzialmente il Cavaliere propone un patto di legislatura con alla base un programma e una collaborazione tra i partiti sulle riforme istituzionali e su una nuova politica economica. In pratica dice che bisogna affrontare i costi della politica e mutare rotta su questa politica di austerità. Se una legislatura è troppo lunga, si può arrivare a un patto di legislatura più breve, due o tre anni. A me pare una proposta ragionevole.

Ma il vertice e soprattutto la base del Partito democratico di una coalizione tra Pd e Pdl non sembra volerne sentire parlare.
È vero. Ma è il Pd che non ha vinto e ha perso e non sa come uscire da questa situazione. Bersani può magari anche cercare di sacrificarsi ad accettare un mandato, ma difficilmente riuscirebbe a governare con Grillo fermo sulle sue posizioni. E Grillo, probabilmente, ha in mente qualche cosa.

A che cosa si sta riferendo?
A mio avviso, Grillo e i suoi consiglieri, pur tacciati di alfieri dell’antipolitica, si stanno muovendo con grande abilità politica. Per completare la sua “rivoluzione”, Grillo sa benissimo che è inutile rivolgersi all’area dei moderati, al centrodestra ricompattato da Berlusconi. Grillo guarda all’area che si è in parte “salvata” dal primo scossone del 1992: a quella del vecchio Pci e a quella della sinistra democristiana. Il suo obiettivo mi sembra il logoramento di questa parte dell’elettorato. E questo spiega il gioco della “carota e poi del bastone”. In sostanza, penso che un’intesa, una specie di accordo, una sorta di maggioranza variabile tra Grillo e il Pd e il centrosinistra sia impossibile.

A questo punto come si può uscire da un simile incastro? Qui si sta giocando una partita molto grossa, con il rischio di ritornare alle urne al più presto e consegnare a Grillo la maggioranza assoluta.
Ma è proprio per questa ragione che un patto di legislatura sembra la cosa più ragionevole. Credo che Bersani abbia fatto di tutto per “suicidarsi” in queste elezioni. A questo punto c’è in ballo il sistema Paese, nei suoi aspetti politici, economici e sociali.

(Gianluigi Da Rold)

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