NAPOLITANO & I SAGGI/ 2. Formigoni: la scelta migliore per scongiurare nuove elezioni

- int. Roberto Formigoni

Secondo ROBERTO FORMIGONI, il presidente della Repubblica sapeva bene che conferire l’incarico ad un’altra persona sarebbe stata un’opzione destinata al fallimento

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Immagine di archivio

Non l’hanno presa benissimo, i partiti. Grillo, prevedibilmente, ha urlato al golpe bianco; Pd e Pdl, invece, hanno mostrato una certa irritazione. Hanno incassato la nomina dei dieci saggi malvolentieri, interpretandola come una sorta di commissariamento. Il Quirinale, dal canto suo, dovrebbe aver fatto chiarezza in merito. Precisando che le due task force – quella economico-europea e quella istituzionale – avranno un carattere informale e temporaneo. Il senatore Roberto Formigoni ci spiega perché la scelta di Napolitano è un’importante opportunità da cogliere al volo.

Come valuta la mossa del capo dello Stato?

La scelta, di per sé, rappresenta un’innovazione assoluta. Mai prima d’ora nessun presidente della Repubblica l’aveva assunta. Tuttavia dobbiamo tener conto del fatto che anche la situazione è assolutamente inedita. Siamo in una crisi politica estremamente grave, impossibilitati a dar vita ad un governo che abbia la maggioranza, e con un presidente in scadenza di mandato che non può sciogliere il Parlamento. In sostanza, la scelta di Napolitano è stata assolutamente legittima.

Avrebbe potuto conferire direttamente l’incarico a qualcun altro.

Il presidente della Repubblica tende a compiere passi che possano avere, realisticamente, degli sviluppi. Non gioca al buio. Nonostante sapesse benissimo di avere almeno una seconda chance a disposizione, in base alle sue informazioni ha ritenuto che l’opzione sarebbe stata destinata ad un fallimento.

Qual è il vero obiettivo dei due gruppi di saggi?

Presumibilmente, dovranno mettere nero su bianco i punti sui quali le principali forze politiche possano essere d’accordo.

Quali, per esempio?

Pdl, Pd, Scelta Civica e Lega Nord hanno indicato priorità molto simili. Dalla restituzione dei credi alle imprese, alla detassazione dell’Imu, dalla riduzione della Tares, alle detassazione generale. Nel giro di alcuni giorni, quindi, è auspicabile e verosimile che dal lavoro comune possano emergere alcune linee convergenti. Resto più scettico sui risultati che potrà ottenere la commissione incaricata delle riforme istituzionali.

Perché?

Il Parlamento ha lavorato per anni, in tal senso, senza mai riuscire a raggiungere un accordo. Soprattutto sulla legge elettorale.

Il governo Monti potrebbe essere prorogato ad libitum e farsi carico delle priorità individuate dai saggi?

L’attuale proroga, già di per sé, è piuttosto irrituale. Tanto più che il governo Monti è ormai abbondantemente sfiduciato e logoro. E’ necessario, quindi, formare un nuovo esecutivo. Credo che l’obiettivo di Napolitano consista proprio nel creare le condizioni per determinare una convergenza tra i principali partiti. I quali, trovandosi di fronte ad una piattaforma condivisa,  sarebbero agevolati nel raggiungere un accordo per comporre un nuovo governo.

 

Anche prima delle consultazioni e della scelta dei saggi esistevano priorità condivise. Cosa dovrebbe essere cambiato da allora?

Il Pd ha tentato a oltranza di fare l’accordo con Grillo ed è andato a sfasciarsi contro il muro; contestualmente, continua ad affermare che le elezioni sarebbero una iattura. A questo punto, buon senso imporrebbe che raccogliesse l’offerta del Pdl di dar vita ad un governo di larghe intese. Tanto più che non ne rivendichiamo la guida. Lasceremmo, infatti, che il premier fosse indicato da una personalità scelta dal presidente della Repubblica, quand’anche facesse parte del Pd.

 

Come considera l’eventualità delle elezioni anticipate?

E’la seconda opzione, dopo la composizione di un nuovo governo. Dipenderà dal Pd. Se si ostinerà a rifiutare la nostra offerta, il ritorno alle urne rappresenterà la scelta migliore e obbligata.

 

Non crede che il ricorso anticipato alle urne ci esporrebbe ulteriormente alle intemperie dei mercati?

Indubbiamente. Oltretutto, va aggiunto un altro rischio: dopo le elezioni la situazione potrebbe non essere migliore. In particolare, con questa legge elettorale, e con le attuali forze in campo, il Senato resterebbe ingovernabile. Per questo – lo ribadisco – la strada maestra è il governo di larghe intese.

 

Eventualmente, sarà il prossimo capo dello Stato a nominarlo?

Anche l’attuale, se entro la fine della settimana notasse la convergenza dei partiti sui punti segnalati dai saggi.

 

(Paolo Nessi)

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