ELEZIONE CAPO DELLO STATO/ Ceccanti: il “caso” Friuli non esiste, si vota ad aprile

- int. Stefano Ceccanti

Per STEFANO CECCANTI, qualsiasi soluzione che sull’elezione del capo dello Stato comporti un accordo chiuso tra due sole minoranze escludendo la terza porterebbe a strascichi spiacevoli

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“Qualsiasi soluzione che sull’elezione del presidente della Repubblica comporti un accordo chiuso tra due sole minoranze escludendo la terza porterebbe a strascichi spiacevoli. A quel punto la minoranza esclusa potrebbe fare una campagna vittimistica tesa a delegittimare il nuovo inquilino del Quirinale in elezioni prevedibili per fine giugno”. Ad affermarlo è Stefano Ceccanti, professore di Diritto costituzionale all’Università di Pisa ed ex senatore del Pd. Parole che sembrano confermare quanto affermato dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che ha aperto a una “larghissima convergenza” tra i partiti sul nuovo inquilino del Quirinale. E sull’ipotesi di incontrare Silvio Berlusconi, Bersani ha dichiarato: “Certo non ad Arcore o a Palazzo Grazioli ma certo che sono pronto a incontrare Berlusconi”.

Le elezioni per il Friuli-Venezia Giulia si terranno il 21 e il 22 aprile, e alla votazione per il presidente della Repubblica dovranno esserci anche i delegati regionali. Sarà necessario rimandare la prima seduta delle Camere riunite inizialmente prevista per il 15 aprile?

Il Friuli ha già eletto i suoi delegati il 20 marzo ed ha fatto benissimo giacché, essendo prevista la convocazione in data 15 aprile, prima delle elezioni, spettava al Consiglio vecchio procedere. Pertanto si potrà iniziare a votare a ridosso del 15 finendo comunque entro il mese. La maggioranza necessaria per l’elezione del presidente della Repubblica dalla quarta votazione in poi è di 505 delegati, il centrosinistra ne ha 468 e Monti 66. Basterà un accordo tra Bersani e Monti? Eviterei di entrare in una logica così riduttiva. Il Paese ha bisogno di una fase di decantazione che necessita di un presidente fortemente legittimato. Altrimenti anche il Quirinale rischia di essere coinvolto nella crisi del sistema dei partiti, di essere a sua volta parte del problema anziché della soluzione.

Quali alleanze potrebbero crearsi in vista del voto nell’aula di Montecitorio? Pd e Pdl o Pd e Movimento 5 Stelle, o Pd e Lega che potrà contare su un folto gruppo di delegati regionali?

Qualsiasi soluzione che comporti un accordo chiuso tra due sole minoranze escludendo la terza porterebbe a strascichi spiacevoli. Non è detto che creerebbe le condizioni per un Governo successivo. A quel punto la minoranza esclusa potrebbe fare una campagna vittimistica tesa a delegittimare il nuovo inquilino del Quirinale in elezioni prevedibili per fine giugno.

 

C’è il rischio che non si raggiunga la maggioranza necessaria? Che cosa accadrebbe in quel caso?

Spesso da uno stallo provvisorio possono emergere larghe e impreviste condivisioni, come accadde con Carlo Azeglio Ciampi.

 

Quanto peserà sul voto per il presidente della Repubblica la necessità di trovare una mediazione politica in vista della formazione del nuovo governo?

Molto, anche se in realtà non c’è un nesso così stringente. Votare una persona insieme è molto più semplice di realizzare un accordo di Governo. In realtà un nuovo governo suppone non un accordo blindato a due sul Quirinale ma una decantazione agevolata da un consenso ancora più ampio sul Quirinale.

 

(Pietro Vernizzi)

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