SCENARIO/ Folli: sul Quirinale prove tecniche di accordo Bersani-Beppe Grillo

- int. Stefano Folli

Per STEFANO FOLLI, un presidente della Repubblica eletto con i voti di Pd e M5S sarebbe una base di partenza per un governo che possa ottenere una posizione conciliante da parte dell’M5S

roma_quirinale_giustiziaR439
Il Quirinale visto dalla Consulta (Infophoto)

“Noi siamo per la corresponsabilità istituzionale, che non si realizza con un governissimo Pd-Pdl-Scelta Civica: sarebbe una risposta sbagliata perché finirebbe per raffigurare una politica che si chiude nel fortino e si protegge. Abbiamo avanzato un’altra proposta e il mio appello è a guardarla meglio. E’ una proposta che tiene insieme la necessità di cambiamento e un percorso per le riforme istituzionali”. E’ quanto ha dichiarato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel corso di una conferenza stampa con Enrico Letta. Ilsussidiario.net ha intervistato Stefano Folli, notista politico de Il Sole-24 Ore.

Partiamo dalla commissione dei saggi voluti da Napolitano. Qual è il loro vero ruolo?

I saggi finiranno il lavoro alla vigilia della riunione del Parlamento in seduta comune per eleggere il capo dello Stato. A quel punto, a seconda del presidente che sarà eletto, ci sarà un’articolazione politica piuttosto che un’altra. Non possiamo però pensare che accadrà qualcosa di particolarmente rilevante prima dell’elezione del capo dello Stato.

Quindi la commissione è una perdita di tempo?

La commissione non ha un ruolo rilevante. Come ha dichiarato il presidente della Repubblica, sono personalità che devono svolgere un’ampia ricognizione dei problemi, una specie di istruttoria delle questioni. Si tratta di personalità che hanno provenienze politiche diverse, e quindi è un modo per discutere, per parlarsi e per approfondire i temi. Non c’è però un rilievo particolare di questa commissione, che ha una funzione solamente consultiva e che serve a facilitare una futura soluzione dei nodi politici. D’altra parte i tempi sono molto ristretti, soltanto dieci giorni, scaduti i quali arriviamo alla vigilia della convocazione del Parlamento.

La commissione formulerà proposte per quanto riguarda la legge elettorale?

Sì, e del resto lo ha indicato lo stesso Valerio Onida. D’altra parte Berlusconi è sempre stato chiaro su questo punto: il Cavaliere non vuole che si parli di legge elettorale se non all’interno di un piano di rinnovamento della Costituzione. Oltre al Porcellum andrebbero quindi modificati anche i poteri del presidente della Repubblica e quelli del governo. Senza una legge di modifica costituzionale ci dovremo quindi tenere il Porcellum, in quanto l’alternativa sarà impedire qualsiasi accordo tra Pd e Pdl, e non vedo come si possa fare una legge elettorale tagliando fuori una forza così importante come il primo partito del centrodestra.

Che cosa ne pensa dell’ipotesi di Renzi premier?

Renzi premier al momento è un’ipotesi meramente giornalistica, perché richiede una serie di passaggi politici che ancora non vedo. Difficilmente il Partito Democratico oggi come oggi potrebbe accettare di indicare Renzi come presidente del Consiglio. E’ più facile immaginare che Renzi abbia un ruolo in una prospettiva politica all’interno del Pd, e quindi acquisisca un peso nel partito per poi diventare il candidato premier del centrosinistra quando ci saranno nuove elezioni.

 

A che cosa mira Bersani?

Bersani vuole ottenere dal prossimo presidente della Repubblica una conferma dell’incarico, in modo da presentarsi alle Camere e cercare di ottenere al Senato un consenso più ampio che gli può venire dal Movimento 5 Stelle. Il segretario del Pd si considera la persona più adatta a ricoprire quel ruolo, e non vuole un governo tecnico bensì politico. A seconda del presidente che avremo, Bersani ritiene possibile cercare di giocare di nuovo le carte che non è riuscito a giocare in questo frangente.

 

Ritiene possibile un accordo Pd-M5S sull’elezione del presidente della Repubblica e quindi sulla fiducia al governo?

Si tratta di un’ipotesi, che potrebbe dischiudere o meno delle altre ipotesi. Se dovesse esserci un presidente della Repubblica eletto con i voti di Pd e Movimento 5 Stelle, ciò costituirebbe una base di partenza per immaginare un governo che possa ottenere una posizione quantomeno conciliante da parte dell’M5S.

 

Quindi l’elezione del presidente della Repubblica sarebbe una palestra per l’accordo tra Pd e M5S?

Un’ipotesi formulata in questo modo sarebbe smentita da tutti. Però indubbiamente se domani si dovesse formare una maggioranza di quel tipo per eleggere il presidente della Repubblica, tutti i giornali scriverebbero che la situazione si è sbloccata per un accordo Pd-M5S sulla fiducia al governo.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori