FIDUCIA GOVERNO/ Crimi: l’assenza di motivazioni è un grave vulnus costituzionale

- La Redazione

Vito Crimi ha spiegato le ragioni del “no” dell’M5S. Secondo lui, nonostante le dichiarazioni d’intenti, la prova dei fatti avrebbe certificato l’assoluta ibernazione del sistema politico.

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Vito Crimi, intervenendo in Senato, ha spiegato le ragioni del “no” scontato alla fiducia al governo Letta. Il capogruppo grillino a Palazzo Madama ha invitato il premier a scongelarsi, il medesimo appello che a sua volta gli era stato rivolto proprio da Letta. Secondo Crimi, infatti, nonostante le dichiarazioni d’intenti, la prova dei fatti avrebbe certificato l’assoluta ibernazione del sistema politico. Per esempio, ha sottolineato, «la Presidenza della Convenzione è reclamata addirittura da Silvio Berlusconi. Su questo nessuna parola serve a esprimere il nostro sdegno». Duro anche il suo commento sull’ipotesi di durata dell’esecutivo: 18 mesi sarebbe il tempo necessario ai partiti per rimettersi in sesto e tornare a votare a prescindere dal fatto che le riforme millantate siano state realizzate o meno. Il senatore 5 Stelle ci ha tenuto a far notare, inoltre, un rilievo di ordine costituzionale che, a detta sua, creerebbe un vulnus gravissimo: ovvero, la mozione di fiducia al governo è stata motivata da una formula generica e scarsa. Sarebbero, cioè, assenti le ragioni di ordine politico che dovrebbero legittimare la mozione stessa. Ribadendo la disponibilità a confrontarsi sui singoli provvedimenti ha, poi, spiegato che «il programma è aleatorio, ostaggio di interessi di parte. Non daremo la nostra fiducia perché impegna chi la concede ben più di chi la raccoglie».



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