SCENARIO/ 1. Così Renzi si prepara a fare il premier (senza il Pd)

Le mosse di Renzi sembrano andare tutte in un’unica direzione: la prossima campagna elettorale dove, per FABRIZIO RONDOLINO, potrebbe studiare una formula che faccia a meno dei partiti

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Cos’ha in mente Renzi? Perché, ieri, ha detto che stiamo vivendo una situazione politico istituzionale in cui stiamo solo perdendo tempo? Perché, ieri, dieci senatori renziani hanno presentato un disegno di legge per abolire i rimborsi elettorali pubblici? I due episodi sono seperati? No, ovviamente. Come, del resto, non si può non tener conto del fatto che, sabato 6 aprile, con il chiodo come Fonzie (circolano numerose anteprime) sarà l’ospite d’onore di Amici di Maria De Filippi. Certo, le sue ambizioni sono arcinote. Il sindaco di Firenze ha detto che resta a fare il sindaco di Firenze. A meno che non lo chiamino a fare il presidente del Consiglio – e vorremmo ben vedere.  Ma non lo chiamerà nessuno. Lui lo sa bene. Sa anche bene che se dovessero chiamarlo, gli converrebbe rifiutare. E allora? Starà mica scaldando i muscoli per le imminenti elezioni anticipate? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore.

Qual è l’obiettivo di Renzi?

Tanto per cominciare, escluderei che possa accettare di guidare un governo senza passare per le urne. Le sue prospettive politiche, anzitutto, sarebbero parecchio nebulose. Si tratterebbe, inoltre, di un’opzione in contraddizione con quanto detto e fatto finora. In particolare, con i cardini del renzismo: l’elezione diretta a l’investitura popolare.

E se il capo dello Stato volesse comunque conferirgli l’incarico, Renzi potrebbe rifiutare?

Quale capo dello Stato? Quello attuale, difficilmente darà l’incarico a qualcun altro. I dieci saggi sono stati nominati proprio per traghettare il Paese da qui alle prossime elezioni del presidente della Repubblica, mentre i saggi restano in carica una decina di giorni. Giusto il tempo per arrivare al 15 di aprile quando il Parlamento, in seduta comune, inizierà a votare.

Potrebbe essere nominato dal prossimo presidente?

Ne dubito. Dipenderà, anzitutto, da chi sarà. Con Napolitano c’era un feeling particolare che con un altro potrebbe non avere. E, in ogni caso, l’incarico normalmente si conferisce quando anche l’incaricato è d’accordo. Renzi sa che si brucerebbe ad accettare.

Quindi, cos’ha in mente?

Si prepara per candidarsi a premier nella prossima tornata elettorale. Con o senza il Pd.

Senza il Pd?

Tutte le sue mosse vanno in questa direzione. L’impressione è che voglia accreditarsi come il candidato di un’ampia coalizione di cui faccia parte anche il Pd, ma senza esserne connotato partiticamente. Da questo punto di vista, la sua ospitata nel programma di Maria De Filippi è cruciale.

In che senso?

Mentre i politici vanno nei talk show, e si attorcigliano in fumisterie sempre più incomprensibili, lui va nel programma più visto dagli italiani.

 

Un salto a destra. A sinistra Amici è considerato trash berlusconiano.

Sì, da Zagrebelsky, probabilmente. Per il resto, è una trasmissione dove, a dirla tutta, viene pure premiato il merito. Più che un salto a destra, lo definirei un salto di lato. Renzi non parla più con i politici, ma direttamente con la gente. Per questo, è presumibile che non gli importi più nulla di vincere le primarie del Pd per prendere in mano il partito.

 

Cosa può fare, allora?

Probabilmente, una cosa nuova. Quello che voleva fare Monti, ma più in grande.

 

Quindi, si fa un partito?

Non direi. I partiti sono una cosa vecchia. Può fare una lista civica nazionale. O, meglio ancora, una sorta di comitato elettorale. Non ci sarebbe il partito del premier, ma la “squadra” del premier. Siccome i partiti tradizionali non sono in grado di garantire un governo, e neppure Grillo ha dimostrato di poterlo fare, Renzi potrebbe dire: “allora, mi candido io”. Forte di queste considerazioni, potrebbe, a quel punto, invitare le forze responsabili a sostenerlo. In tal caso, ci sarebbe buona parte del Pd, del centro e del Pdl, disposta a seguirlo.

 

Come interpreta la mossa dei dieci senatori renziani?

Anche questo rappresenta parte della sua campagna elettorale. Un’operazione dal sapore grillino. Ma, a differenza di Grillo, Renzi può dimostrare di avere una cultura di governo. Sarà la chiave del suo eventuale successo elettorale. Alle prossime elezioni, infatti, la gente sarà arrabbiata come adesso. A quel punto, tuttavia, avrà iniziato da un pezzo ad avere paura. Avrà capito che l’Italia non può restare senza un governo mentre il mondo attorno crolla.

 

Può vincere?

Diciamo che può giocarsi la partita. Resta da capire, ovviamente, come reagiranno il Pd e Berlusconi ad sua eventuale discesa in campo. 

 

(Paolo Nessi)

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