SCENARIO/ 2. Il senatore renziano: governissimo col Pdl o Matteo premier

- int. Mauro Del Barba

MAURO DEL BARBA spiega perché l’esigenza prioritaria del Paese consista in un governo forte che nasca immediatamente. Altrimenti, meglio il ricorso al voto anticipato

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La tregua è finita, e con essa la consegna del silenzio. Renzi si è riappropriato fragorosamente della scena. Mercoledì ha accusato l’intera classe politica di stare a perdere tempo mentre le imprese muoiono. Ieri, si è appalesato in duplice copia sul Corriere e Repubblica per dire: «il Pd decida: o Berlusconi è il capo degli impresentabili, allora chiediamo di votare subito; oppure è un interlocutore perché‚ ha preso dieci milioni di voti». Sabato, sarà da Maria De Filippi, ad Amici. Col chiodo. Sullo sfondo, ci sono dieci senatori renziani che hanno presentato un ddl per abolire i finanziamenti pubblici ai partiti. Abbiamo intervistato Mauro Del Barba, uno di loro.

Anzitutto, vi definiscono renziani. E’ una definizione corretta?

Se si intende affermare che siamo i dieci senatori di area renziana in Senato, sì, è corretto. Detto questo, vorrei far presente che la distinzione tra renziani e bersaniani, sia  in Parlamento che nel Paese non è più così netta.

Ci parli della vostra proposta. Come fanno i partiti a sopravvivere senza finanziamenti?

Contestualmente all’abolizione dei finanziamenti pubblici abbiamo chiesto di introdurre la defiscalizzazione dei piccoli contribuiti volontari. Siamo consapevoli che essi fan parte della democrazia e che, evidentemente, hanno bisogno di denaro. Ma occorre riscrivere le regole. Dovranno essere  trasparenti, per far sì che questo denaro arrivi dai cittadini e non più da sistemi opachi che, negli anni, hanno fatto lievitare a dismisura le cifre destinate alla politica.

Avrete tutto il Parlamento contro.

In realtà c’è un consenso trasversale, sia sull’ipotesi di abolire finanziamenti elettorali che sull’introduzione di vantaggi fiscali per le donazioni.

E’ un caso che abbiate avanzato questa proposta nel momento in cui Renzi è tornato ad esternare?

Sì, è un caso. Non abbiamo concordato nulla. Il fatto che sia giunta nello stesso giorno in cui Matteo ha reso pubbliche le nostre posizioni comuni è stata una felice coincidenza che dimostra quanto il nostro lavoro sia affiatato.

Sarà anche una coincidenza, ma qualcosa bolle pentola. Cosa?

Per quanto ci riguarda, siamo convinti di poter contribuire al cambiamento dando una spinta propulsiva al partito e al Parlamento.

Concretamente, cosa significa?

E’ auspicabile che si trovi un’ampia convergenza tra tutti gli schieramenti per le misure di cui il Paese ha bisogno, e che riguardano l’economia, il lavoro e lo snellimento della pubblica amministrazione. Sappiamo benissimo, tuttavia, che attualmente il nodo è politico. Occorre capire quale tipo di maggioranza dovrà potrà sostenere il futuro governo.

 

Voi dieci senatori sareste favorevoli ad un accordo con il Pdl, come Renzi?

Siamo favorevoli alla nascita di un governo forte. Fin da subito. Questa è la priorità. Non abbiamo nessuna preclusione verso alcuna forza politica. Le divisioni politiche del passato non possono essere un ostacolo a rispondere  a questa esigenza.

 

Nel Pd  in quanti condividono questa posizione?

Credo che la volontà di dialogo ci sia sempre stata e sia stata espressa anche dalla direzione. Il tempo e l’urgenza hanno necessariamente cambiato lo scenario. Sarebbe incomprensibile se, con il passare dei giorni e in assenza di proposte alternative, non si prendesse atto dei nuovi bisogni.

 

Secondo lei, andremo a elezioni a breve?

Spero di no. Quel che è certo è non si può continuare a fare melina. Nelle prossime tre settimane si dovrà sciogliere il nodo del capo dello Stato e, successivamente, quello del governo. Se allora non avremo ancora un esecutivo, si dovrà andare senza indugio a nuove elezioni.

 

Cosa farà, a quel punto, Renzi? Potrebbe mettere in piedi un nuovo soggetto politico che prescinda dagli attuali partiti (un comitato elettorale, per esempio)?

Renzi si è sempre mosso per rafforzare il Pd. Quindi, l’ipotesi attualmente più verosimile è quella in coerenza con quanto ha fatto e detto finora. Ovvero, nuove primarie.

 

Si direbbe, in ogni caso, che il sindaco di Firenze sia già in campagna elettorale.

E’ importante che, mentre la politica sta cercando di risolvere alcune questioni all’interno delle istituzioni, qualcuno come lui, che ha le mani più libere, resti in ascolto dei cittadini. E si tenga pronto per eventuali elezioni.

 

(Paolo Nessi)



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