LETTERA/ Repubblica e le “prove” utili solo per un attacco politico alla Chiesa

- Aldo Brandirali

Quando si scrive per dimostrare una tesi, si piega tutto allo scopo. Ma che che CL fosse un movimento politico non sta in piedi. Parola di un (ex) comunista filocinese. ALDO BRANDIRALI

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Roma, infophoto

Ci sono le prove, ecco le fotocopie dei cablogrammi, 38 anni fa ci sono stati contatti fra Comunione e Liberazione e gli americani. Veramente l’estrema sinistra italiana lo gridava anche prima di quell’anno, e si motivarono così atti di violenza che hanno interessato più di 100 luoghi dove si riunivano quelli di CL. Ma di queste violenze non ne fanno cenno nell’articolo di oggi, pubblicato su Repubblica, con due pagine a disposizione 16-17 e firmato addirittura da tre persone: Simonetta Fiori, Stefania Maurizi, Concetto Vecchio.
Il grande motivo dell’articolo è dire che don Giussani era impegnato a fermare la crescita del consenso politico del Partito Comunista, perché nelle amministrative del ’75 il PCI aveva quasi raggiunto la Democrazia Cristiana. E già che ci siamo l’articolo coinvolge anche Angelo Scola che avrebbe aiutato a formare il Movimento Popolare di Formigoni.
Quando si scrive per dimostrare una tesi, si piega tutto il racconto a tale scopo. Ma dei bravi giornalisti starebbero almeno attenti a distinguere i piani delle diverse situazioni del racconto. Non deve apparire subito così chiara la tesi che si vuol dimostrare. E cioè che Comunione e Liberazione era sin dall’inizio un movimento politico.
Io che ero a capo di un partito filocinese in quegli anni vedevo la lotta fra PCI e DC , e nel ’75 non mi proponevo di lottare contro CL, perché invece mi stavo domandando per quale ragione tutto ci portava alla violenza. Noi facevamo esperienza del crollo del comunismo e dello smascheramento delle pretese egemoniche dei partiti comunisti. Il progetto rivoluzionario doveva essere una rottura frontale con la società capitalista, non poteva svilupparsi con il metodo democratico. Noi non volevamo diventare violenti, ma la coerenza con il comunismo portava a questo. E per questo ci sciogliemmo proprio alla fine del ’75.
Altra storia è quella di come la sinistra ci aveva usato, togliendo la rivoluzione, hanno usato il radicalismo contro la struttura tradizionale della cultura italiana. In tal modo sembrava quasi che dal ’68 fosse venuta la spinta alla lotta contro il matrimonio e la sacralità della vita. Una spinta di modernizzazione radicale, un bisogno per la borghesia al potere.
In tal modo l’opinione pubblica era stata condizionata dalle paure verso quelli del ’68, e per questo sembrava vero che con il PCI si diventava veramente democratici e veramente modernisti nell’etica. Da questo i successi elettorali del PCI nel ’75.
Allora c’era davvero il problema che la politica aveva come obiettivo la modernizzazione, ma in Italia questo avveniva con un vasto fronte politico che sconfiggeva la DC proprio sui valori cristiani. Dunque si stava sviluppando l’attacco, la sinistra aggrediva la religione, per l’aborto, per il divorzio, per il sesso liberato, per la scuola di Stato. Dunque lo scontro politico sembrava fosse fra il partito relativista PCI, Pannella, Socialisti e il partito cristiano (Dc e molta destra). 

Ecco la vera storia, l’attacco politico alla religione, e credo sia per questo vero che Giussani chiedeva aiuto e sostegno a tutte le iniziative che potessero difendere la cristianità. Infatti CL si impegnò direttamente sui referendum relativi all’aborto e al divorzio. Era una battaglia doverosa per dei cristiani. E non era la riduzione della religione a politica, ma l’elevazione del problema etico e della stessa esigenza di modernità al livello della religione. Ma questo non vuol dire che CL faceva politica. Semmai era vero che i movimenti religiosi erano attenti alla vita del popolo.

Mentre non si poteva fare la destra cattolica. Non fu questo il Movimento Popolare, che ebbe sin dall’inizio l’impegno politico a superare il modello della DC come partito cattolico. 

In questo senso bisogna capire la distinzione dei piani, la politica è il luogo dove si determinano le leggi in senso maggioritario, e per questo occorre che i contenuti delle leggi abbiano ampio confronto nell’identità culturale delle varie presenze nella società. Per questo Comunione e Liberazione può andare orgogliosa del suo essere stato un movimento che ha ingaggiato la battaglia culturale sulla modernità e sui valori.

Questo non legittima a ridurre CL a movimento politico. La maggior parte dei cattolici erano impegnati nella Democrazia Cristiana, e purtroppo in quegli anni la DC non prendeva più la cultura dalla Chiesa, la produceva con presunzione politica, e per questo si inaridì sino a diventare una accozzaglia di correnti incapaci di incidere sull’opinione pubblica. 

Compito della Chiesa e dei movimenti della società è quello di educare il popolo, di rendere possibile la dinamica di costruzione responsabile della società, che accade prima della politica. Non a caso don Giussani infine si recò, nell’86, nel congresso di Assago della DC,per dire che la politica doveva riconoscere i movimenti e il popolo nella sua operosità. Questo era il prete don Giussani, uno che combatteva sino alle soglie della politica, ma per portare il popolo al suo compimento nella storia. 

La faccenda è interessante ancora oggi, nei nostri giorni di crisi della politica, si vorrebbe rinchiudere i cattolici a sinistra o a destra. Ma l’esperienza di popolo che viene dalla comunità cristiana è molto di più dello schierarsi in politica, questa esperienza dice di come si può uscire dalla crisi recuperando la soggettività di un popolo a lungo abbandonato alle egemonie di vertici politici che hanno diffuso la sfiducia nel futuro. La lotta è seria, è lotta contro la positività del reale che viene condotta dai politici arroccati nel potere. Per questo ci vuole lo spirito combattivo della comunità cristiana, per dire che invece dall’esperienza viene la speranza, la ripresa, la fiducia nel futuro. Forse fra trenta anni la Repubblica farà articoli per denunciare i cattolici che affrontarono la crisi perché politicizzati.



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