BERLUSCONI/ La guerra tra falchi e colombe decide l’ultima “partita” del Cav.

- int. Luciano Ghelfi

Secondo LUCIANO GHELFI (Tg2), Berlusconi si sta giocando l’ultima partita per essere ricordato come l’orchestratore della transizione dalla seconda alla terza Repubblica

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Silvio Berlusconi - Foto Infophoto

Poche settimane prime delle elezioni il Pdl pareva destinato alla disfatta. Qualcuno era convito che non avrebbe preso più del 12-13% e che sarebbe risultata la terza se non, addirittura, la quarta forza politica del Paese. In più, l’eventualità di avere un presidente della Repubblica ostile era data per certa. Le cose sono andare diversamente e Berlusconi ha ottenuto più di quanto non osasse sperare: un ruolo determinante nel governo e un capo dello Stato gradito. Eppure continua a esternare, quasi non riuscisse a trattenersi dallo scombinare tutto. Perché, altrimenti, reclamare per sé la presidenza della Convenzione delle riforme e minacciare di staccare la spina al governo se non abolirà l’Imu e non restituirà quella già versata? Ce lo spiega Luciano Ghelfi, cronista del Tg2.

Crede che Berlusconi pensi realmente alla presidenza della Convenzione?

Berlusconi ha più volte ribadito, di recente, che non sarà più premier. Questo non significa che abbia intenzione di uscire dalla scena politica. La sua intenzione è quella di essere ricordato come un Padre della Patria. L’idea di essere il presidente dell’organismo che riscriverà la Costituzione lo alletta parecchio e, probabilmente, fa parte di una sorta di patto stretto con il centrosinistra.

Antonio Polito, su questa pagine, faceva presente che l’opinione pubblica ha accettato con soddisfazione il nuovo governo anche e soprattutto perché è stato composto da volti nuovi. Conferire una carica del genere a Berlusconi non rischia di destabilizzare l’equilibrio che si è creato?

Il rischio c’è. Tuttavia, Berlusconi rivendica il fatto di aver preso dieci milioni di voti. Non solo: i sondaggi dicono che oggi ne prenderebbe di più. Sa, quindi, che può permettersi di rigirare il coltello nella piaga.

Il Pd, se un’ipotesi del genere si avverasse, potrebbe ulteriormente sfaldarsi?

Di sicuro, in questo momento, è una nave alla deriva. Al punto che si è reso necessario il rinvio dell’assemblea nazionale. Prima, infatti, occorrerà completare il Risiko delle nomina dei segretari e dei presidenti di Commissione. Solo allora il Pd avrà chiaro il quadro della situazione e dei suoi assetti interni.

Sono verosimili le minacce di Berlusconi sull’Imu?

Va detto che probabilmente gli animi si sono infuocati dopo una frase di Franceschini poco chiara, in cui lasciava intendere che l’Imu non sarebbe stata abolita. Ma, d’altro canto, non aveva tutti i torti: per eliminarla, occorre trovare 4 miliardi di euro, e per restituire quella già pagata ne servono il doppio. Insomma, occorre cautela: lo stesso Saccomanni ha fatto presente che si può far tutto, ma bisogna capire dove prendere i soldi. E, benché l’abolizione non sia esclusa, difficilmente si arriverà alla restituzione. In sostanza, può darsi che Berlusconi stia alzando la voce per tenere a bada il suo elettorato e i cosiddetti falchi che, in questa fase, si sentono messi all’angolo. Detto questo, il discorso programmatico di Letta sposava pressoché completamente le sue tesi.

 

Quindi, Berlusconi, continuerà a sostenere il governo?

Direi di sì, salvo clamorosi colpi di scena.

 

Pare, in ogni caso, che nel suo partito serpeggi il malcontento.

Effettivamente, buona parte del Pdl si sente sottorappresentata. Quagliariello viene percepito più in “quota saggi di Napolitano” che in quota Pdl, mentre Nunzia De Girolamo è considerata in quota Letta, essendo la moglie del piddino Francesco Boccia. Oltretutto, personaggi come Lupi e Alfano, all’epoca in cui si batterono per ottenere le primarie, furono considerati traditori dai falchi; che, dal canto loro, oggi rivendicano il fatto di essersi spesi parecchio in campagna elettorale.

 

Berlusconi da che parte sta?

Per ora, si è schierato dalla parte della governabilità. D’altro canto, se non avesse fatto questa operazione, il Pdl non sarebbe mai tornato al governo. E questo, agli occhi dei suoi, è un argomento fortissimo. Ora, tuttavia, ci sono un quindicina di sottosegretariati da distribuire e la rottura sarà, in parte, ricomposta.

 

Questo sarà sufficiente per sedare la frattura tra falchi e colombe?

No, si riproporrà in futuro. Non dimentichiamo che quello che finora è stato il maggior punto di forza del Pdl, corrisponde oggi alla sua maggiore debolezza: il partito è interamente accentrato su un unico leader. Che, a causa dell’età e dei suoi problemi giudiziari, nei prossimi mesi, potrà spendersi politicamente sempre meno. Il che farà sì che le divisioni torneranno a galla.

 

Gli esponenti del Pdl attualmente al governo potrebbero gestire una fase di transizione che conduca il partito a diventare una forza di centrodestra “normale”?

L’evoluzione verso un centrodestra di stampo europeo è possibile e auspicabile. Tuttavia, i falchi non si lasceranno mettere da parte tanto facilmente.

 

Neanche se Berlusconi legittimasse definitivamente le colombe?

Berlusconi vorrebbe concludere la sua carriera politica da Padre della Patria. Crede di poter diventare il direttore d’orchestra del cambio di sistema, e del passaggio dalla seconda alla terza Repubblica. Quindi, per il momento, non sposerà le posizioni dei falchi. Prima di decidere sul da farsi, tuttavia, dovrà attendere gli sviluppi della variabile giudiziaria. E nel mese di maggio ci saranno alcuni appuntamenti fondamentali, quali la decisione della Cassazione sulla competenza dei processi milanesi e l’eventuale sentenza sul caso Ruby. 

 

(Paolo Nessi)



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