BERLUSCONI IN PIAZZA/ Rondolino: Pdl di “lotta e di governo” come il vecchio Pci

Non c’è da stupirsi, spiega FABRIZIO RONDOLINO, se Berlusconi, dopo aver giurato che avrebbe mantenuto un profilo istituzionale, scenderà in piazza, sabato, contro i giudici

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Non ci si abitua mai alle uscite di Berlusconi. Fino alla condanna in appello nell’ambito del processo Mediaset, aveva ostentato sicurezza, serenità, un profilo istituzionale e l’intenzione, questa volta, qualunque cosa fosse accaduta, di stare tranquillo e non far danni. Il che, avrebbe implicato il non rilasciare dichiarazioni contro i giudici comunisti, la magistratura eversiva, eccetera. Si era preso persino Franco Coppi come nuovo legale, principe del foro, già difensore di Andreotti, temuto, rispettato e noto per la sua intransigenza verso ogni temerarietà dei suoi assistiti. Ci avevamo creduto. E invece – è notizia di ieri – sabato 11 maggio il Pdl manifesterà in Piazza Duomo, a Brescia, per difendere Berlusconi dai giudici. In piazza, salvo successive smentite, ci sarà pure lui. Il commento di Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore.

Fino all’altro ieri Berlusconi sembrava intenzionato a mantenere un profilo alla Andreotti. Ieri si è rimangiato tutto.

Già. E’ un po’ il suo tipico modo di agire…

Questa volta è stato più disorientante del solito.

Beh, per rispolverare un vecchio slogan che non portò fortuna al Pci, ma evidentemente ne porta a Berlusconi, il Pdl è un partito di lotta e di governo.

Partiamo dal governo. Ha dichiarato che non sarà lui a metterlo in crisi. C’è da crederci?

Ci mancherebbe, se lo terrà stretto. Anzitutto, perché una parte del Pd guidata da Repubblica è convinta che ne sia il capo. Le cose non stanno così, ma se è vero per Repubblica, lo è anche per buona parte della sinistra. E Berlusconi incassa il risultato. Inoltre, pur non essendo lui il premier, il condizionamento che esercita su questo governo è evidente. Non vi è motivo per cui dovrebbe disfarsi di una tale posizione di vantaggio. Per tornare ad Andreotti, è sempre meglio stare al governo che non starci. Gli unici che non l’hanno ancora capito sono quelli del Pd. Che si vergognano di Letta manco fosse un ladro.

E la lotta? Che motivo ha di scendere in piazza?

Mentre il Pd se ne è completamente scordato, Berlusconi sa bene che a fine mese ci saranno le elezioni. E conta di vincerle. Così come sa che le prossime politiche non potranno essere troppo distanti. La manifestazione, così come gli ultimatum sull’Imu, vanno intesi come elementi della campagna elettorale. Insomma, il Pdl vuol far capire al suo popolo che non cederà mai e che nessuno può intimidirlo. C’è da dire, infine che Berlusconi è costretto a recitare la parte della vittima fino in fondo. Sarebbe assurdo se, fino ad oggi, si fosse definito un perseguitato per poi dire: “scherzavo, sono un delinquente”.

Non rischia, tuttavia, di darsi la zappa sui piedi sul fronte processuale?

In realtà, è consapevole del fatto che non esiste alcuna soluzione politica ai suoi guai giudiziari. Tanto vale, quindi, usare la politica per aumentare i consensi.

 

Eppure, l’incarico a Coppi sembrava rientrare in una strategia volta a non irritare i giudici della Cassazione.

 Ci possono essere magistrati che tengono conto del profilo dell’imputato, e altri che si limitano a fare il proprio mestiere. Sia in un caso che nell’altro, è probabile che Berlusconi sappia perfettamente che i giudici della Cassazione si orienteranno a prescindere dal suo comportamento.

 

Perché, allora, si è scelto Franco Coppi?

E’ la logica del bastone e della carota. Ovvero, riproduce nelle aule dei tribunali il suo modo di far politica. Un giorno è statista, e un altro rivoluzionario; un giorno chiede a Franco Coppi di assisterlo, e il giorno dopo manifesta contro i giudici. In tutto ciò, c’è evidentemente anche un aspetto psicologico: quando si sente attaccato, reagisce.

 

Il Pd, dal canto suo, se fa come Filippo Bubbico e sposa la tesi secondo cui Berlusconi è innocente finché la sentenza non passa in giudicato, rischia di spaccarsi a sinistra; se dice che è un delinquente per accodarsi ai grillini, rischia di provocarlo fino alla rottura. Cosa gli resta da fare?

Chi è causa del suo mal pianga se stesso: questa sinistra è a brandelli proprio perché, nel corso del tempo, la sua unica ragione sociale è stata l’antiberlusconismo. Si è trovata prigioniera delle sue stesse macchinazioni e dei suoi incubi. Detto questo, il Pd può e deve, anzitutto, sostenere con vigore e convinzione il governo Letta, facendo in modo che produca dei risultati. Il presidente del Consiglio è pur sempre dei suoi. Dovrebbe sfruttare questa occasione al meglio.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dall’assemblea di sabato?

 C’è da sperare che trovino una leadership nuova, rinnovatrice in grado di far prendere atto al partito che l’antiberlusconimo e il massimalismo sindacale appartengono alla stagione passata, e che Cgil e procure non rappresentano l’identità della sinistra del XXI secolo.

 

(Paolo Nessi)

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