SCENARIO/ Ostellino: per salvare il governo Letta tagli le tasse

- int. Piero Ostellino

PIERO OSTELLINO, commentando i 4 punti individuati come priorità dal governo Letta, spiega perché l’unico che rappresenti una priorità sia quello sulle agevolazioni per le imprese

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Enrico Letta, presidente di Italia-Asean

E’ presto per dire se il ritiro all’abbazia di Spineto abbia fatto bene al governo. Per il momento, disponiamo di alcune dichiarazioni di intenti programmatici, tutto sommato, abbastanza ambiziosi. Li ha sintetizzati il premier Letta, al termine della riunione sull’eremo. Si tratta di quattro temi da condurre a termine entro 100 giorni: più lavoro per i giovani e rifinanziamento degli ammortizzatori sociali; misure per l’edilizia e revisione della fiscalità generale sulle abitazioni (ovvero, abolizione o sospensione dell’Imu); un pacchetto di agevolazioni fiscali e burocratiche per «gli italiani che vogliono fare»; riforma della politica. Quest’ultimo punto sarà realizzato attraverso la nomina di una commissione di esperti esterni al Parlamento e presieduta dal premier, che dovrà redigere una serie di proposte per poi consegnarle ai presidenti delle due Camere. Questi, a loro volta, dovranno girarli alla Convenzione per le riforme che, si spera, nel frattempo sia stata istituita. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera.

Cosa ne pensa dei punti proposti da Letta?

Per quanto riguarda i primi due, per lo più si è trattato di chiacchiere. Retorica che, normalmente, caratterizza la politica. Non c’è da stupirsi. Intendiamoci, rimuovere una tassa è sempre positivo. E non si capisce perché la sinistra dovrebbe opporsi. Resta il fatto che, come è noto, le misure sulla prima casa erano la condizione sine qua non affinché il centrodestra partecipasse al governo; gli ammortizzatori sociali e gli interventi di welfare, invece, erano i punti irrinunciabili del centrosinistra. Sta di fatto che i provvedimenti che qualificheranno realmente questo esecutivo sono quelli previsti al terzo capitolo.

Perché?

In Italia si è sempre pensato che il lavoro e lo sviluppo si potessero creare per decreto legge quando, al contrario, è la società a produrli. Spero, quindi, che Letta non cada in questo errore, come tutti i suoi predecessori. Alla politica, infatti, spetta esclusivamente il compito di creare le condizioni affinché le energie della società possano essere liberate. Ben vengano, quindi, le semplificazioni se per esse si intende l’eliminazione di tutti i lacci e laccioli, e di tutti gli ostacoli normativi-burocratici che impediscono al nostro Paese di essere dinamico e in grado di creare benessere.

Come giudica, infine, il punto sulle riforme istituzionali?

Ricordo che un primo ministro giapponese, dopo esser stato in visita in Unione sovietica e aver avuto una serie di colloqui con i dirigenti del Partito comunista affermò: “quando noi abbiamo fame, andiamo a pesca; quando in Russia qualcuno ha fame, si costituisce una commissione”…

 

Crede che questo governo avrà la forza, l’autorevolezza e la coesione per agire?

Se dipendesse da Enrico Letta, che è un “ragazzo” solido, con la prudenza e la determinazione dei vecchi democristiani, probabilmente sì. Tuttavia il governo dipende dalle forze che lo appoggiano. E, se da una parte c’è una destra tutto sommato unita, dall’altra abbiamo una sinistra che si sta sfasciando. E il fatto che il Pd si sta dissolvendo, essendo una grande forza politica che rappresenta determinati ceti, non è di certo un bene.

 

La condanna in appello di Berlusconi nell’ambito del processo Mediaset, e la richiesta di 6 anni di reclusione più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici nell’ambito del processo Ruby potrebbero condizionare la stabilità del governo?

A dire il vero, sono ormai vent’anni che andiamo avanti così. Quelli che odiano Berlusconi hanno un‘idea della politica staliniana: Stalin, infatti, fece fuori tutti i suoi oppositori con i processi. In ogni caso, quel che mi preoccupa di più non è tanto l’eventuale destabilizzazione del governo, quanto il fatto che un cittadino qualunque possa essere accusato, tenuto sotto processo, incarcerato e risultare alla fine innocente senza che nessuno abbia pagato per l’errore.

 

(Paolo Nessi)

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