DIETRO LE QUINTE/ Polito: l’”ineleggibile” Berlusconi dà scacco al Pd

- int. Antonio Polito

Posto che Berlusconi sia effettivamente ineleggibile, difficilmente il Pd, dice ANTONIO POLITO, potrebbe votare con l’M5S la procedura. Questo determinerebbe la fine del governo

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il Pd ha deciso, incautamente, di girare il coltello nella piaga. Non tutto il Pd, a dire il vero, ma solamente Luigi Zanda. Che, tuttavia, essendone il capogruppo a Palazzo Madama, presumibilmente non parla a titolo personale. In ogni caso, il senatore, intervistato da Avvenire, ha ribadito che Berlusconi, in virtù di una legge del 1957 che prevede l’ineleggibilità in Parlamento per i titolari di concessioni pubbliche è, appunto, ineleggibile. Berlusconi, o chi per lui, ha sempre risposto che lui, personalmente, non è il titolare. Il titolare, a rigor di legge, infatti, è il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. E’ lui il concessionario. Berlusconi, invece, è “solamente” il socio di maggioranza dell’azienda. Comunque vada, oggi c’è il Cdm e il clima che si sta venendo a creare non è dei migliori. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera.

Affermazione incauta, quella di Zanda?

Se da un lato bisogna riconoscergli che da sempre è fautore dell’ineleggibilità di Berlusconi, dall’altro, essendo il capogruppo al Senato del Pd, si potrebbe legittimamente ritenere che abbia rappresentato la linea del suo partito.

Questo cosa implicherebbe?

Se così fosse, si determinerebbe la repentina caduta del governo. Il Pdl non potrebbe di certo accettare il formarsi di una maggioranza variabile Pd-M5S all’interno della Giunta per le elezioni, oltretutto sulla dichiarazione di ineleggibilità del capo del partito. Verosimilmente la questione, a meno che il Pd non abbia deciso di far cadere il proprio governo, è politicamente infondata.

Tuttavia, crede che la normativa, nel caso di Berlusconi, sarebbe applicabile?

Per quanto riguarda il merito, la questione è già stata posta tre volte. Anche ammettendo che sia corretto identificare in Berlusconi il concessionario, sarebbe piuttosto singolare che, dopo 19 anni in Parlamento e dopo aver fatto sei elezioni da capo di uno schieramento, fosse mandato via per la legge sull’ineleggibilità. Mi pare, invece, decisamente più sensata un’altra iniziativa del Pd risalente ai giorni scorsi.

Quale?

E’ allo studio un disegno di legge per trasferire alla Consulta le questioni di eleggibilità e decadenza, o le richieste provenienti dalla magistratura su arresti, perquisizioni e utilizzo delle intercettazioni. L’operazione consentirebbe di prendere decisioni senza il sospetto di accordi o conveniente politiche. Oltretutto, si scongiurerebbe un’ipotesi che, per quanto piuttosto arzigogolata, non si può escludere del tutto.

Ci spieghi.

Nel caso in cui Berlusconi dovesse essere condannato nell’ambito del processo Mediaset in via definita, gli sarebbe comminata, come pena accessoria, l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Decadrebbe automaticamente dal mandato parlamentare. Tuttavia, per una sorta di vulnus nella normativa, la decadenza deve essere contestualmente dichiarata dalla Camera di appartenenza. Va da sé che, se disponesse di un’ampia maggioranza, essa voterebbe contro.

 

Ma Berlusconi non dispone della maggioranza.

Esatto. Per tale motivo, potrebbe decidere di staccare la spina al governo per andare a elezioni anticipate nella convinzione che, vincendole, e facendosi eleggere alla Camera, per effetto del premio di maggioranza disporrebbe di almeno 340 parlamentari pronti a votare contro la sua decadenza. Va da sé che il Pdl, attualmente, ha tutto il vantaggio a restare nell’esecutivo, nonostante i falchi berlusconiani siano conviti del contrario; ha la possibilità, cioè, di minacciarne la caduta.

 

Tornando all’ineleggibilità: il clima che si è venuto a creare determinerà problemi in seno al Cdm?

Non credo. Indubbiamente, il Pdl chiederà a Letta di render conto della situazione e lui risponderà che si tratta di posizioni personali presenti nel suo partito. In ogni caso, questo episodio non aiuta.

 

Alla luce di questi episodi, che alternative restano per giungere ad una pacificazione nazionale?

Va detto, anzitutto, che sul tavolo della pacificazione, benché questa sia possibile e auspicabile, non ci potranno essere i procedimenti giudiziari che, per loro natura sono distinti dalla politica. Resta il fatto che quando Berlusconi uscirà di scena sarà possibile ristabilire tra gli schieramenti un clima più consono a quello di una democrazia matura. 

 

(Paolo Nessi)

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