ELEZIONI AMMINISTRATIVE / Solo grane per Berlusconi (e Beppe Grillo)

- Anselmo Del Duca

Ci sono molti punti critici in queste elezioni amministrative, dominate dal partito dell’astensione. In particolare Berlusconi e Grillo dovranno riflettere. Ne parla ANSELMO DEL DUCA

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Dicono che dalle parti di Largo del Nazareno in molti abbiano tirato un gigantesco sospiro di sollievo già alle prime proiezioni sul comune di Roma. Negli ultimi giorni si era materializzato il fantasma del cedimento strutturale della candidatura di Ignazio Marino, invece così non è stato. Addirittura c’era chi ipotizzava il centrosinistra fuori dal ballottaggio capitolino. Al contrario, il crollo ha travolto il candidato a 5 Stelle, e Marino si è piazzato saldamente in testa staccando Gianni Alemanno di oltre dieci punti. Un distacco tale da rendere irrealistico che il sindaco uscente riesca in una seconda rimonta, dopo quella di cinque anni fa, quando ribaltò il risultato del primo turno ponendo fine al quindicennio Rutelli/Veltroni e ritorno.
Il più soddisfatto del risultato elettorale abita pro tempore dalle parti di Palazzo Chigi, e può ragionevolmente affermare che le elezioni amministrative hanno allungato la vita del suo governo. Il Pd non crolla. Tiene, anzi forse alla fine avrà pure più sindaci di prima, il Pdl non sfonda, anzi frena, il Movimento 5 Stelle conosce un pesante scivolone, segno che stare all’opposizione del governo delle larghe intese non garantisce affatto una rendita di posizione automatica, in assenza di una linea politica chiara e soprattutto di proposte politiche che vadano al di là del taglio della diaria e del controllo maniacale degli scontrini.
Secondo Dario Franceschini gli italiani hanno capito lo sforzo del governo. Enrico Letta quindi vede allontanarsi le morse della tenaglia in cui rischiava di finire schiacciato: il panico di un Pd allo sbando da una parte e la fregola di tornare alle urne di un Pdl che alla vigilia sperava in un esito assai più positivo della consultazione. A Roma, ad esempio, circolavano sondaggi che davano Alemanno saldamente in testa. Così non è stato, e non resta che concludere che l’astensionismo ha colpito il centro destra assai più del centrosinistra.
I bene informati di casa pidiellina raccontano di un Berlusconi che aveva intuito la difficoltà rappresentata da Roma e che sino all’ultimo minuto è stato tentato dal cambiar cavallo, magari puntando su quell’Alfio Marchini che con il suo dieci per cento potrebbe essere l’arbitro del ballottaggio. E la delusione non è limitata a Roma, ma investe anche altri risultati, come Brescia, Vicenza e Avellino. E neppure la Lega, sempre più in difficoltà nella sua ex roccaforte veneta può cantar vittoria.

In casa Pdl la linea ufficiale è quella di depotenziale il valore del voto da politico in amministrativo, almeno sino al ballottaggio, dopo il quale qualche conto in più dovrà essere fatto. E – nel caso di una sconfitta a Roma – si aprirebbe pure il problema della ricollocazione di Gianni Alemanno, in predicato di finire il prossimo anno all’Europarlamento.
A impensierire Berlusconi c’è soprattutto il fortissimo calo dei votanti. Il Cavaliere è convinto che la politica abbia dimostrato di non intercettare i bisogni della gente. Ecco perché la più probabile reazione al voto sarà quella di incalzare ancora di più il governo sui temi programmatici che gli stanno più a cuore, a cominciare dalla completa abrogazione dell’Imu. Misure choc per far ripartire l’economia, chiederà il Pdl, a anche sulle riforme costituzionali la linea sarà rigida, corroborata dalle aperture fatte dallo stesso Epifani in tema di semipresidenzialismo. 
Su un punto i partiti che sostengono il governo Letta si trovano d’accordo: l’operazione antisistema capitanata da Beppe Grillo da oggi fa un po’ meno paura. E se i parlamentari grillini non cambieranno passo al più presto sarà la loro stessa base a crocifiggerli, com’è parso evidente nel fiume di commenti critici apparsi in poche ore su Internet. Nessun candidato del Movimento 5 Stelle è andato al ballottaggio nei 16 capoluoghi di provincia, ora il non-partito grillino è a un bivio: o i dà una strategia efficace, oppure rischia di essere risucchiato dalla risacca dell’antipolitica, apparsa evidente nell’altissima astensione di questa tornata elettorale. E l’incubo di una diaspora potrebbe diventare qualcosa di molto concreto.



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