LETTERA/ Il mantra dell’Imu, l’ossessione di chi non pensa ai giovani

- La Redazione

E’ davvero così importante abolire l’Imu, o è più importante dare un lavoro ai tantissimi giovani che ne sono privi? La lettera di DANIELE SCRIGNARO

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Caro direttore,
la prima reazione di Silvio Berlusconi all’intervento del presidente Napolitano in Parlamento dopo la rielezione, «un discorso ineccepibile e straordinario, da meditare», e la sua soddisfazione per il programma di governo di larghe intese, «è quello per cui ci siamo impegnati dal giorno dopo le elezioni», mi avevano illuso che si fosse di fronte a una svolta, magari temporanea e tattica, di certo obbligata dalla grave situazione del Paese, ma preludio realistico del «cercate ciò che unisce invece di ciò che divide». Illusione durata un giorno perché subito si è levato un coro: «O i nostri otto punti o si va alle elezioni», «in campagna elettorale abbiamo promesso l’abolizione dell’Imu per la prima casa e la restituzione di quanto pagato nel 2012». 

Ho sentito quasi tutti i dirigenti di spicco – Lupi, Santanché, Cicchitto, Gasparri, Schifani, Berlusconi da Dallas e Brunetta – riproporre la «morbosa ossessione». E’ una definizione “pesante” questa di Mario Monti che, indicando «una rappresentazione mentale che la volontà non riesce a eliminare, che denota mancanza di misura e di equilibrio» (cfr. Treccani.it), forse vuole sottolineare la particolare irresponsabilità di quel comportamento. 

Da padre di famiglia e nonno mi viene da dire che c’è un interesse, un bene più grande che viene prima di non pagare qualche centinaio di euro di tasse sulla prima casa o recuperare quanto ormai pagato. Mi viene da dire che il lavoro regolare per tutti viene prima, soprattutto per i giovani, quelli che non ce l’hanno, ma ancora peggio quelli che non lo cercano perché significa che hanno perso gusto per la vita, che stanno gettando la spugna. Mi ha impressionato scoprire che i Neet (Not in Education, Employment or Training, non studiano, non lavorano, non sono in formazione), giovani tra i 15 e i 29 anni, sono tanti quanti gli abitanti di Milano, e sentire Renato Brunetta (a Otto e mezzo) dire che oggi «in Italia chi vuole lavorare, lavora», «ai mercati generali a scaricare cassette è il modo migliore per cominciare a lavorare», «basta retorica, serve concretezza», fa male, istiga livori e altro, vuol dire essere fuori dalla realtà. 

Ma la risposta, anche avendo i soldi, non può essere il “reddito di cittadinanza” perché, ha ricordato il Papa, «il lavoro ci riempie di dignità». Allora prima dell’Imu ci sono la defiscalizzazione delle nuove assunzioni, l’accesso al credito per le piccole imprese, il saldo dei debiti della pubblica amministrazione, come anche il segretario dell’Ocse ha indicato ieri: prima ci sono gli interventi per far ripartire il lavoro – dopo si penserà all’imposta sulla prima casa. 

Per chi suona la campana il Pdl? A pro di chi potrebbe staccare la spina al governo? Per gli elettori, perché, se passasse la soluzione di Enrico Letta: «per l’Imu verrà sospesa la rata di giugno, poi bisognerà rivedere il sistema», si sentirebbero “feriti” (e cambierebbero schieramento)? Non posso credere che anche solo una parte potenzialmente significativa degli elettori del centrodestra sarebbe d’accordo a togliere le risorse alla ripresa del lavoro. I genitori che mantengono i figli in cerca del primo lavoro, i nonni che curano i nipotini per risparmiare il costo della babysitter o dell’asilo nido (ho letto che si tratta di 5 miliardi di euro all’anno), le famiglie con giovani agli ultimi anni di studio, chi conosce situazioni di disoccupazione e chi ha lavorato sanno qual è la priorità. 

Poi leggo che da qualche settimana i sondaggi sulle intenzioni di voto danno il Pdl in crescita progressiva sul Pd e, se a pensar male si pecca, ma ci s’azzecca – secondo l’espressione attribuita a Giulio Andreotti –, verrebbe da ipotizzare che le elezioni subito potrebbero allettare. Credo che sarebbe una sconfitta per tutti: sprecare un’occasione così favorevole per incominciare a ricostruire insieme il Paese, anche nelle istituzioni.

Larga parte della gente comune ha già dato – pagando le tasse (Imu compresa) e supplendo alle deficienze del welfare sociale –, dimostrando nei fatti di tenerci a quel bene comune, perché «il paese sia un posto dove si vive bene» (Hemingway): ora tocca ai politici, che non ne hanno dato spesso buon esempio. Il fatto che sia venuta meno una modalità di rapporto sistematico e critico tra eletti ed elettori – vedi le sezioni dei partiti nella Prima Repubblica, chiaramente da rimpiazzarsi con mezzi adeguati ai tempi – anche questa circostanza ne mostra il bisogno. Potrebbe essere un inizio l’organizzare anche solo una campagna di email o una sottoscrizione di una petizione con cui poter comunicare ai vertici del Pdl queste priorità. 

(Daniele Scrignaro) 

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