SUICIDIO PD/ Occhetto: è un “difetto di fabbricazione”

- int. Achille Occhetto

Per ACHILLE OCCHETTO, quello che Cofferati definisce il suicidio del Pd si spiega con un difetto di fabbricazione, una piccola crepa che si è allargata fino a spaccare l’intero partito

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Achille Occhetto e Alessandro Natta, segretari del Pci (Infophoto)

“Quello che Cofferati definisce ‘il suicidio del Pd’ si spiega con un difetto di fabbricazione, una piccola crepa che di fronte alla mancata vittoria si è allargata fino a spaccare l’intero partito”. Ad affermarlo è Achille Occhetto, fondatore del Pds e suo primo segretario, che commenta così la presa posizione di Sergio Cofferati, che riferendosi al Pd ha scritto che “la patologia sta rapidamente mutando e da autolesionismo diviene propensione al suicidio”.

Occhetto, è d’accordo con la diagnosi di Cofferati?

Ritengo che la posizione di Cofferati sia del tutto condivisibile, perché non c’è dubbio che ci siamo trovati di fronte a una serie di atti inesplicabili e a delle menzogne di fronte ai cittadini altrettanto gravi. Ci si lamenta del fatto che i cittadini non credono più nei politici, ma questi ultimi non sono in grado di tenere fede alla parola data.

A che cosa si riferisce?

La prima menzogna è stata quella di Monti, il quale ha promesso che non si sarebbe mai candidato e poi puntualmente lo ha fatto. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva detto che sarebbe stato semplicemente ridicolo ripresentarsi come presidente e poi, non per colpa sua, è stato rieletto. Il Pd inoltre per tutta la campagna elettorale ha giurato solennemente davanti ai cittadini che non avrebbe mai fatto un governo con Berlusconi, e puntualmente lo ha fatto. Si tratta di tre elementi che insieme contribuiscono a creare una profonda sfiducia nelle dichiarazioni delle forze politiche e nella politica in quanto tale.

Quali alternative esistevano alla rielezione di Napolitano?

Non si capisce per quale motivo nel Pd non si sia presa neanche in considerazione l’ipotesi di votare per Rodotà, che pur essendo stato candidato dai grillini è uomo della sinistra. Rodotà è stato presidente del consiglio nazionale del Pds quando io ero segretario. Si tratta inoltre di un esponente apprezzato tanto all’Italia quanto all’estero.

Eppure si è preferito tentare prima con Marini e quindi con Prodi …

Già, per poi voltargli le spalle. Eppure Prodi era stato il capo dell’unica coalizione che sia riuscita a battere Berlusconi, ma soprattutto il fondatore dello stesso partito. I 101 che hanno affossato il Professore non erano persone che passavano di lì, e che singolarmente hanno espresso un disagio. E’ stata un’operazione organizzata dai capobastone del Pd, la quale puntava sostanzialmente a creare le condizioni per contraddire quanto era stato affermato in campagna elettorale, e a dare vita a un governo con Berlusconi.

 

Come si spiega l’involuzione, per non dire il collasso del Pd?

C’è un difetto di fabbricazione nel Pd, che è come una piccola crepa che non si vede e di fronte al calore che si è determinato dalla mancata vittoria è arrivata a spaccare l’intero partito. Mi riferisco alla fusione a freddo tra apparati, per la quale si è optato invece di dar vita attraverso una Costituente delle idee a una reale contaminazione tra i diversi riformismi di cui è ricca la società italiana.

 

E’ possibile porre rimedio a questo difetto di fabbricazione, o è qualcosa di irreversibile?

Sicuramente non è possibile porvi rimedio, come mette bene in evidenza Cofferati, scegliendo in fretta e furia un nuovo segretario, cercando di mettere una toppa e proseguendo come se nulla fosse. E’ necessario che si riconosca che bisogna ricominciare da capo, e l’unico modo per farlo è realizzare una costituente aperta che vada anche oltre i confini attuali attraverso quella che ho indicato come una proposta del passaggio dalle primarie delle persone a una primaria delle idee.

 

Che cosa significa questa espressione?

Occorre creare una griglia fondamentale attraverso cui creare il nuovo partito, utilizzare degli strumenti come la rete per aprire una grande consultazione e un grande dibattito che potrebbe entusiasmare i giovani. Occorre quindi riconoscere in modo autocritico l’errore di partenza e mettere in campo un nuovo inizio.

 

(Pietro Vernizzi)

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