BERLUSCONI & GOVERNO/ Franchi: neanche Napolitano può “salvarlo”

- int. Paolo Franchi

PAOLO FRANCHI spiega perché tutte le ipotesi di salvacondotti o interventi diretti del capo dello Stato per tutelare Berlusconi da un’eventuale condanna definitiva non reggono

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Se la sopravvivenza del governo dovesse dipendere effettivamente dalle vicende giudiziarie di Berlusconi, allora le probabilità che tenga sarebbero ridotte a poco più di zero. Tanto per cominciare, i giudici del Tribunale di Milano, nelle motivazioni della condanna a un anno per concorso in rivelazione d’ufficio, hanno spiegato che l’ex premier ebbe un ruolo fondamentale nella pubblicazione della telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte (“abbiamo una banca”). Inoltre, il 24 giugno è attesa la sentenza di primo grado per il caso Ruby, dove l’ex premier è imputato per concussione e prostituzione minorile. Ma la sentenza che lo preoccupa maggiormente è quella di mercoledì 19, quando la Corte costituzionale dovrà decidere se aveva diritto o meno al legittimo impedimento che gli venne negato dalla Corte d’appello nell’ambito del processo Mediaset. Un eventuale pronunciamento contrario alle sue aspettative potrebbe rappresentare il preludio alla condanna definitiva per corruzione da parte della Corte di Cassazione, con i relativi 4 anni di condanna al carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Paolo Franchi, editorialista del Corriere della Sera.

E’ verosimile che Berlusconi abbia concordato una sorta di tutela giudiziaria in cambio del suo appoggio al governo?

Francamente, se la dinamica che lui teme dovesse effettivamente avere luogo, non vedo chi mai potrebbe essere in grado di bloccarla.

Napolitano?

E’ impensabile che si possa essere preso un impegno del genere. Anche ammesso che abbia ritenuto necessario rimuovere quei fattori che rischiano di far precipitare gli eventi, nemmeno lui potrebbe essere in grado di fare alcunché. Non ne esistono i presupposti tecnici.

Eppure, sembra che la Corte costituzionale nel suo pronunciarsi di norma non prescinda completamente dall’esigenza di garantire la stabilità del Paese e dalla concretezza del contesto politico.

Può essere. Indubbiamente, la Corte è sempre molto attenta a questo genere di cose. Posto, tuttavia, che ne tenga conto, nessuno ha il potere di effettuare un intervento tale da indurre la Consulta ad una scelta piuttosto che un’altra.

Pare che Berlusconi sia piuttosto indispettito, in ogni caso, dal “silenzio” di Napolitano. Nonostante non possa intervenire direttamente, non pensa che alcune sue affermazioni in difesa dell’ex premier potrebbero pesare sulla decisione della Corte?

Napolitano, quando deve parlare, parla. Anzi, alcuni, su certe questioni, lo implorano di parlare meno. Sulla vicenda di Berlusconi, non potrebbe fare altro che limitarsi a raccomandazioni di carattere generale sulla necessità di un senso dell’equilibrio e di attenzione ai destini del Paese. Oltre a queste considerazioni, non vedo cos’altro potrebbe fare.

 

Entrare nel merito, per esempio.

E’ fuori discussione. Si tratterebbe di una forzatura istituzionale senza precedenti. Non credo che abbia lontanamente preso in considerazione l’ipotesi.

 

A questo punto, cosa potrebbe accadere in caso di condanna definitiva?

Quella di far cadere il governo, da parte di Berlusconi, è sicuramente una tentazione. Tuttavia, la tenuta dell’esecutivo è inscindibile dal buon andamento delle sue aziende. Inoltre, sarebbe controproducente tornare alle urne, visto il risultato delle ultime elezioni. Certo, il Pdl ha recuperato moltissimo rispetto alla situazione di alcuni mesi prima. Ma ha pur sempre perso sei milioni di voti dalle elezioni del 2008. Insomma, significherebbe far morire Sansone con tutti i filistei.

 

Eppure, attualmente i sondaggi lo danno in testa.

Può essere. Ma se trascinasse il Paese in nuove elezioni perché è stato condannato in via definitiva, come crede che reagirebbero gli elettori?

 

L’interdizione dai pubblici uffici segnerebbe la sua fine politica?

Berlusconi non scomparirebbe dalla scena politica italiana. Resterebbe sulla piazza alla testa di una minoranza estesa e combattiva.

 

(Paolo Nessi)

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