SCENARIO/ Maledizione Pd: trova un leader (Renzi) ma perde il premier (Letta)?

- Anselmo Del Duca

C’è un Amleto che si aggira per la politica italiana. Il suo nome è Matteo Renzi e le sue scelte incideranno non poco in un quadro già instabile. Il punto di ANSELMO DEL DUCA

renzi_fantasma_bersaniR439
Matteo Renzi (Infophoto)

C’è un Amleto che si aggira per la politica italiana. Il suo nome è Matteo Renzi e le sue scelte incideranno non poco in un quadro già di suo instabile e in fibrillazione. Non è chiaro però quando il giovane sindaco di Firenze farà sapere le sue intenzioni. Per ora resta alla finestra e si lascia aperte tutte le possibilità. 

Renzi sa che il tempo lavora contro di lui. Dopo la sconfitta nelle primarie democratiche di dicembre ha recitato discretamente nel ruolo del soldato disciplinato che accetta il risultato e rema per la squadra. Ma dopo la débâcle bersaniana e la nascita del governo di Enrico Letta morde il freno, perché sa che la sua posizione è diventata scomoda e potrebbe finire per usurarsi, se l’esecutivo dovesse prendere quota e durare più di qualche mese.

Ecco perché si avvicina il momento in cui Renzi dovrà scegliere. La prima corsa a cui deve decidere se partecipare o no è quella alla segreteria del Pd. Il sindaco ha sempre snobbato questo incarico, puntando decisamente su Palazzo Chigi. Adesso è diverso, e lui ne è talmente cosciente da affermare che “il rischio che mi candidi alla segreteria c’è”. Non è una priorità, spiega, ma ci sta riflettendo.

Nel frattempo riorganizza le sue truppe, lasciate colpevolmente senza ordini precisi dopo la corsa delle primarie. Ci sono due associazioni che da settimane stanno lavorando per mettere radici in tutta Italia. Si chiamano “Adesso” (il suo slogan alle primarie), e “Big Bang”. Rappresentano due anime diverse del renzismo, ma rappresentano l’intenzione di radicarsi sul territorio, intenzione confermata anche dall’aver ottenuto l’ufficio Enti locali nazionale del Pd per uno dei suoi fedelissimi, Luca Lotti. Certo, non è lo sperato settore organizzativo, ma è comunque un grimaldello per tessere relazioni a tutti i livelli con gli amministratori locali democratici, in vista di una più che probabile battaglia congressuale. 

Del resto, i bene informati a lui vicini assicurano che il sindaco non ha alcuna intenzione di ricandidarsi a un secondo mancato a Palazzo Vecchio, anzi in città già circolano le ipotesi sui nomi di coloro che potrebbero tentare di raccogliere il suo testimone alla guida di Firenze, come Dario Nardella, a partire dal 2014, quando sono fissate le prossime elezioni. 

Renzi pensa dunque sempre più da leader nazionale, incita i democratici a non aver paura di “un uomo solo al comando”, presumibilmente lui, e duella da pari a pari con Silvio Berlusconi su temi cruciali come quelli della forma dello Stato. In questa veste boccia l’appello del Cavaliere a incamminarsi sula via del presidenzialismo, opponendo il modello del “sindaco d’Italia” all’elezione diretta del Capo dello Stato. 

Tutto da verificare è il sostegno che Renzi potrà trovare anzitutto fra i colonnelli del suo partito. Il primo cittadino fiorentino non piace a tutti, non piace soprattutto alla sinistra interna. Ma trovare un valido candidato alternativo, nel caso in cui scendesse in campo per la segreteria, non sarà certo facile.

Gugliemo Epifani ha già detto che non sarà della partita, anzi ha fatto sapere che non si metterà di traverso, anche se ha ammonito Renzi che “la guida di un partito richiede attenzione, mediazione, cura della comunità”. Una critica neppure tanto velata alla dottrina dell’“uomo solo al comando”, più collegialità e non eccedere nel leaderismo, insomma. 

I fedelissimi spingono Renzi verso il grande passo. Lui si sta convincendo, perché in caso contrario teme di rimanere impantanato in una palude democristiana fatta di immobilismo e sospetti. A quel punto, però, si aprirà inevitabilmente un contenzioso con l’attuale inquilino di Palazzo Chigi. Da una vittoria di Renzi alle primarie e al congresso la posizione di Enrico Letta uscirebbe fortemente indebolita, e solo un accordo fra i due potrebbe evitare uno scontro aperto. Alla corsa per la segreteria Letta, infatti, non potrebbe permettersi di partecipare. A quella per la premiership del centrosinistra invece sì. Il Pd, quindi, rischia di trovare un segretario, ma di mettere a rischio la poltrona di premier.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori