CAOS LEGA/ Rondolino: nella “guerra” tra Bossi e Maroni, vince la “logica Pd”

Secondo FABRIZIO RONDOLINO, i militanti leghisti hanno un senso dell’appartenenza al partito tale da non lasciarsi ormai più condizionare dalle intemperanze dell’ex leader

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E’ una Lega sull’orlo di una crisi di nervi quella che si accinge ad andare ai ballottaggi. Dove, con ogni probabilità, farà una delle sue peggiori figure di sempre. Dopo la débacle del primo turno, infatti, Bossi ci sta mettendo del suo per contribuire ad affossarla. Ormai, non passa giorno in cui non esterna il suo disprezzo per Maroni e la volontà di riprendersi in mano il partito. «A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io», ha detto, di recente, su Repubblica, per poi aggiungere, riferendosi a Maroni: «E’ un traditore. Non ha i nostri ideali». Il presidente della regione Lombardia, dal canto suo, non si è scomposto, limitandosi a dire che queste interviste danneggiano il partito. Frabrizio Rondolino, giornalista e scrittore, ci spiega tutte le implicazioni dei dissidi interni al Carroccio.

Cosa sta succedendo nella Lega?

Credo che la lunga stagione politica di Bossi si sia di fatto conclusa. E male. A causa delle note vicende legate alla distrazione di fondi pubblici, al cerchio magico e alle scempiaggini del figlio. In questo frangente, la Lega ha cercato di compiere il difficile passaggio da movimento carismatico, imperniato sulla figura di un leader indiscusso, a partito normale. Ebbene, in questa circostanze, Bossi ha iniziato ad agire, prevalentemente, sull’onda di un sentimento personale di profonda amarezza. Senza tuttavia alcun orizzonte politico.

Non crede che potrebbe dar vita ad una scissione?

E’ impensabile. Già di per sé la Lega fatica a sopravvivere. Il passaggio da movimento carismatico a partito non è indolore. Hanno dimezzato i voti. Figuriamoci se c’è posto per un altro soggetto leghista.

Questi dissidi, considerando che ci sono i ballottaggi, potrebbero ulteriormente ridurre il peso del Carroccio?

Onestamente, non so quanto Bossi sia ancora in grado di dividere e condizionare l’elettorato leghista. Il Carroccio, pur essendo nato come partito personale, ha sempre avuto una forte componente identitaria. Forse, ancora più forte di quella del vecchio Pd. I suoi militanti si sono sempre percepiti come l’avanguardia del nord. Del resto, è stato lo stesso Bossi ad educarli così, bisogna dargliene atto. Ora, tuttavia, questo sentimento di appartenenza gli si ritorcerà contro: tra l’ex leader e il partito, i leghisti sceglieranno il partito.

Tutto questo cosa comporterà per le Regioni guidate dalla Lega?

Assolutamente nulla. Stiamo parlando di uno dei tanti miracoli della politica italiana: un partito ridotto ai minimi termini che guida le tre principali regioni del Nord. E’ una cosa che non capiterà mai più. Finché dura, quindi, nessuno la metterà in discussione. Né la Lega né il Pdl. Nessuno ha interesse a rompere l’equilibrio. Se si rompesse, infatti, si riandrebbe a votare e probabilmente, vincerebbe la sinistra.

 

Ci saranno implicazioni, invece, sul fronte del governo?

La Lega, attualmente, è all’opposizione. Tuttavia, nel caso in cui Berlusconi decidesse realmente di far saltare il tavolo, non escludo che il Carroccio possa decidere di appoggiare un nuovo governo. E’ talmente debole che deve scongiurare a tutti i costi le elezioni anticipate. Si tratterebbe di una sorta di esecutivo tecnico sostenuto da Pd, Scelta Civica, Lega, e dai transfughi dell’M5S, ovvero da coloro che hanno tutto l’interesse a restare in Parlamento il più a lungo possibile perché sanno benissimo che Beppe Grillo, alla prossima legislatura, non li ricandiderà. Detto questo, non penso che Berlusconi farà cadere il governo.

 

Neanche se la Corte costituzionale, il 19 giugno, decidesse che effettivamente non aveva diritto al legittimo impedimento, negatogli dalla Corte d’appello nell’ambito del processo Mediaset?

L’unica possibilità che l’esecutivo salti è che Berlusconi reagisca d’istinto. Certo, non si può escludere. Ma politicamente, non avrebbe alcun senso. Anzi, proprio in virtù delle sentenze che pendono sulla sua testa, gli conviene tenersi stretto il governo. Tanto più che otterrebbe un risultato esclusivamente nel caso in cui riuscisse a provocare le elezioni anticipate. Ma, con ogni probabilità, come già detto, caduto l’esecutivo se ne formerebbe un altro.

 

(Paolo Nessi)

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