SCENARIO/ Ecco il patto Pd-Pdl che salva Letta dalle elezioni

- int. Fabrizio Rondolino

Nel Partito Democratico, spiega FABRIZIO RONDOLINO, c’è chi preferisce difendere un governo con Berlusconi piuttosto che tornare al voto e lasciare il partito in mano a Renzi

renzi_manozoomR439
Matteo Renzi (Infophoto)

Vuoi per il Pd diviso, vuoi per un Berlusconi che, a differenza di quanto si è portati a pensare, non romperà sulla giustizia, e vuoi per quel partito trasversale che di tornare a votare non ne vuole sentire tanto è comoda la poltrona, le urne non sono proprio all’orizzonte della confusa politica italiana. Anzi, il clima di volume alto di questi giorni parla di un governo che, se proprio dovrà cadere, lo farà sull’economia e non sulla giustizia. E comunque non subito. Si inserisce in questo contesto la vicenda della sospensione di ieri voluta dal Pdl, e appoggiata dal Pd nonostante i mugugni rumorosi dei renziani: un gesto clamoroso e inedito, di cui parliamo con un attento osservatore come Fabrizio Rondolino.

Secondo alcuni è un Aventino, secondo altri no. Lei che idea si è fatto?

No, tecnicamente la decisione non si configura come Aventino perché di fatto il Pdl non abbandonerà i lavori parlamentari per più giorni, come si ipotizzava, ma ha chiesto, e ottenuto, di sospendere la seduta di un solo pomeriggio.

Ma tanto è bastato per far scoppiare il putiferio.

Si tratta di un fatto unico nella storia repubblicana, che parla di una grande tensione istituzionale, e proprio per questo va letto in tutta la sua portata.

Proviamoci.

Il fatto stesso che non sia mai successo lo rende politicamente molto rilevante. A mio avviso, non si tratta di una rottura ma è, piuttosto, lo sforzo da parte del Pdl di tenere nei binari democratici una scontro che in altre sedi extraparlamentari potrebbe deflagare. Come dire: il partito di Berlusconi vuole alzare il volume, ma lo fa nelle sedi istituzionali, lasciando intuire che comunque una possibile via d’uscita ci sarà.

Si avvicinano le elezioni?

Direi di no, anche se la situazione è fortemente magmatica, e cambia giorno dopo giorno. Non ci sarà il ritorno alle urne perché Berlusconi non romperà su temi contingenti come la giustizia. Semmai, tirerà la corda sull’economia, le tasse, l’Imu e via dicendo.

Perché secondo lei?

Per una ragione semplice. Se l’obiettivo di Berlusconi è tornare al voto e guadagnare più consensi rispetto alla tornata di febbraio, gli elettori non lo seguiranno sulla giustizia ma, semmai, sulle tasse e sull’economia, che sono i temi che li toccano da vicino. È la sola strada, per il Cavaliere, per recuperare e ampliare consensi: sa benissimo che fare la vittima non gli renderà voti, o almeno quelli nuovi da intercettare. Per questo, i segnali di questi giorni dicono di un Pdl che non vuole rompere, ma sicuramente non vuole tacere sulle decisioni giudiziarie che riguardano Berlusconi. Ma lo fa con soluzioni assolutamente inedite per il nostro Parlamento.

La giustizia, dunque, non influisce sull’evoluzione della situazione?

Allo stato attuale, diciamo che le vicende personali di Berlusconi, e i processi in corso, contribuiscono a rendere più tesi gli stati d’animo. Un fattore che sicuramente non contribuisce alla soluzione di problemi più grandi, ma non può essere decisivo.

Nemmeno il Pd se la passa bene, con i renziani che non perdono occasione per distinguersi.

Che il Pd sia spaccato non lo scopriamo oggi. Quello che appare invece oggi in tutta la sua evidenza è un ulteriore passo avanti verso le elezioni da parte proprio dei renziani che stanno ponendo al partito una domanda: è possibile stare al governo con Berlusconi?

Parte del Pd risponde positivamente.

È quella parte non renziana che si è messa d’accordo con Pdl, avallando decisioni come quella di ieri che va considerata, come detto, una rumorosa valvola di sfogo per il Pdl. Ciò che è successo parla di un accordo Pd-Pdl molto più solido di quello che possa sembrare. La parte non renziana del Pd non ha interesse ad andare ad elezioni anticipate perché ha troppa paura che il sindaco di Firenze si prenda il partito. E questo è uno dei tanti paradossi dei giorni nostri: c’è chi preferisce difendere un governo con Berlusconi piuttosto che lasciare il partito a Renzi. In sostanza, nel Pd in molti sono indecisi su chi sia il nemico da combattere…

Quindi, una confusione creata ad arte.

Sicuramente le urla fanno comodo al partito di governo, e a chi deve perpetuare le cose così come stanno, non ultimo al partito trasversale di tutti quelli che di tornare al voto non ne vogliono sentir parlare, visto che la legislatura è appena iniziata.

 

(Piergiorgio Greco)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori