SCENARIO/ Tra Renzi e Berlusconi, il Pd muore di tattica

- int. Peppino Caldarola

Il Pd dovrà decidere se Berlusconi è intellegibile e se le eventuali sentenze di condanna dovranno essere applicate; tuttavia, dice PEPPINO CALDAROLA, non sembra aver presente le priorità

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Matteo Renzi (InfoPhoto)

Dopo la decisione della Cassazione di anticipare al 30 luglio la sentenza per il processo Mediaset, il Pdl aveva chiesto la sospensione, per un giorno, dei lavori parlamentari; e dopo che il Pd aveva accolto la richiesta, 70 senatori del partito di Epifani avevano firmato un documento che, in estrema sintesi, diceva: «basta con gli autogol». Ed ecco che tempestivamente arriva, da 25 parlamentari democratici (tra gli altri, Massimo Mucchetti, Luigi Zanda, Claudio Martini, Vannino Chiti, Miguel Gotor, Franco Mirabelli, Maurizio Migliavacca, Salvatore Tomaselli, Giorgio Tonini e Walter Tocci), una proposta di legge che ha tutta l’aria di essere proprio l’ennesimo autogol. Il ddl, in sostanza, suggerisce di superare la legge 361 del 1957 (ineleggibilità per i gestori di concessioni pubbliche) prevedendo la possibilità per Berlusconi di mantenere la carica di senatore a patto che, entro un anno, venda le quote di maggioranza delle sue aziende. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Peppino Caldarola, giornalista e scrittore.

Cosa ne pensa delle proposta dei 25?

E’ del tutto fuori tema rispetto a ciò che realmente incombe sulla testa di Berlusconi; inoltre, non è immaginabile che l’ex premier possa liberarsi delle sue imprese. E’ un’idea che ha sempre contrastato. Rifiutò i blind trust e continua a sostenere di non essere il capo delle sue aziende, ma che queste sono gestite in tutto e per tutto da Confalonieri e dai figli. Oltretutto, è decisamente tardiva. Il conflitto di interesse si sarebbe dovuto normare da anni. Insomma, invece che scogliere dilemmi accresce la confusione. Vede, la ratio del provvedimento consiste, probabilmente, solo nel tentativo di convincere una base sempre più angosciata che stanno lavorando per risolvere il conflitto di interesse.

Tuttavia, la votazione sull’ineleggibilità incombe. Questa legge darebbe a Berlusconi un anno in più.

L’idea che Berlusconi dopo vent’anni in Parlamento venga dichiarato ineleggibile non ha alcun senso. Avrebbe il carattere di una liquidazione politica. D’altro canto, è impensabile che il Parlamento non si sia mai accordo che un suo esponente non aveva titoli per starci. Va anche detto che un anno di tempo è un  periodo troppo breve, che non gli consentirebbe di trovare un acquirente. Ribadisco, il Pd dovrebbe scegliere meglio le priorità.

Quali sono secondo lei?

Berlusconi è eleggibile oppure no? E, in caso di una o più condanne passate in giudicato con l’annessa interdizione dai pubblici uffici, il Pd voterà a favore dell’applicazione della sentenza? Si tratta di due questioni distinte e imminenti.

 

Come dovrebbe orientarsi?

Ritengo che il Pd dovrebbe affermare che sì, Berlusconi è eleggibile. E che l’eventuale sentenza di condanna va applicata.

 

Come crede che voterà?

Penso che in caso di condanna voterà a favore dell’applicazione. In caso contrario, si aprirebbe una scontro con la magistratura di proporzioni intollerabile.

 

Cosa ne pensa del documento dei 70 successivo allo stop de lavori parlamenti?

E’ un documento singolare, come tutta la vicenda. Lo stop di tre ore fa parte della routine del Parlamento. Si è fatto uno psicodramma sul nulla, complici le dichiarazioni roboanti di Brunetta e della Santanché. In ogni caso, mi è parso il tentativo, da un lato, di difendere il lavoro dei parlamentari del Pd e, dall’altro, di criticare l’attivismo renziano. Molti deputati e senatori di ala renziana hanno giudicato lo stop un cedimento eccessivo e, probabilmente, hanno cercato di lucrare sulla vicenda. L’unico dato politico da sottolineare è che per la prima volta personaggi autorevoli vicini a Veltroni abbiano promosso e firmato un testo ostile al sindaco di Firenze.

 

Renzi, dal canto suo, sembra spostarsi sempre più a sinistra…

Percepisce che le difficoltà del governo possono aumentare. E che potrebbe aprirsi improvvisamente la finestra elettorale. Memore dell’esperienza precedente, ha capito che senza un rapporto con l’elettorato più radicale, ha poche chance di vittoria.

 

Anche Pippo Civati si è candidato. Chi rappresenta?

E’ un personaggio mediaticamente molto attivo. Tende a rappresentare l’ala più dialogante con i 5 Telle e Vendola, ma il sospetto è che si butti dove vede un terreno non presidiato. Potrebbe tranquillamente buttarsi a destra, se ci fosse uno spazio libero.

 

In tale contesto, come si stanno muovendo le tradizionali correnti?

Parte dei Ds si schiererà con Cuperlo. Popolari a Margherita sognano di schierare, all’ultimo minuto, Enrico Letta. Tuttavia, alla fine, è probabile che non potranno fare altro che sostenere Renzi.

 

In vista del Congresso, le fratture si stanno ricomponendo?

Non vi è traccia di ricomposizione. L’unica occasione di ricomposizione potrebbe verificarsi nel caso di un trauma della legislatura che, alla luce delle ultime dichiarazioni di Berlusconi, non sembra imminente. Insomma, il Pd degli ultimi 15 giorni sembra lo stesso che inanellò una serie inaudita di errori nel dopo elezioni. Appare sempre meno un partito e sempre più un movimento ribollente di anime e movimenti, per cui non è semplice capire come si muoverà. Razionalità vorrebbe che indicesse il congresso, eleggesse un leader, collaborasse al successo di Letta, e si preparasse al voto. Tuttavia, attualmente, il  Congresso viene interpretato in maniera esclusivamente tattica. E viene procrastinano da tutti coloro che pensano che Renzi, sul medio lungo periodo, sia destinato ad esaurire la sua carica. 

 

(Paolo Nessi)

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