ALMA SHALABAYEVA/ Mannino: ministri inutili, in Italia comanda (già) qualcun altro

Per CALOGERO MANNINO, lo Stato italiano deve recuperare la pienezza della sua sovranità in coerenza con il quadro istituzionale. Deve essere rispettato il ruolo di ciascuno

15.07.2013 - int. Calogero Mannino
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Angelino Alfano (Infophoto)

I funzionari del gabinetto del ministero degli Interni non avevano informato il vicepremier Angelino Alfano del fatto che era stata decisa l’espulsione dal nostro Paese di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua. La donna e la minorenne sono rispettivamente moglie e figlia del dissidente del Kazakistan, Mukhtar Ablyazon. La vicenda è avvenuta lo scorso 31 maggio, e Alfano ha dichiarato ufficialmente che non ne sapeva nulla: “Non perdonerò chi mi ha messo in difficoltà”. Difficile non credere alla parola del vicepremier, anche perché non è la prima volta che le istituzioni italiane vanno incontro a defaillances di questo tipo: lo documenta la stessa vicenda dei marò. Evidentemente, i funzionari del gabinetto del ministero, prima di parlare o anche senza parlare con Alfano avevano ricevuto altre telefonate ai cui ordini avevano deciso di obbedire. Gli ordini sarebbero arrivati cioè da fuori dall’Italia, e i nostri alti funzionari si sarebbero limitati a eseguirli senza neanche consultare il ministro. Per fare chiarezza su questa vicenda, ilsussidiario.net ha intervistato Calogero Mannino, per cinque volte ministro tra il 1981 e il 1992.

Quali sono i reali scenari in cui si inserisce la vicenda della moglie del dissidente kazako?

Non posso che prendere in considerazione la dichiarazione del ministro Alfano, che sottolinea però un aspetto molto grave dell’attuale configurazione delle responsabilità e dei ruoli istituzionali. Ormai da lunghissimo tempo spesso i responsabili politici, e cioè i ministri, non vengono messi a conoscenza di decisioni che sono prese da responsabili di apparati, alcune volte dalla stessa autorità giudiziaria, senza alcuna responsabilità del governo, e cioè di natura politica. In questo modo si sottolinea che in questo Paese da lungo tempo il governo è irrilevante.

Nella prima Repubblica, quando c’era uno scenario politico ben diverso, si verificarono situazioni simili a questa e come furono risolte?

Il richiamo alle esperienze della prima Repubblica suscita polemiche. Moro, Fanfani e Andreotti hanno gestito i rapporti con i Paesi arabi e allo stesso modo con altri Paesi che non appartenevano al mondo occidentale con coraggio pari al rischio. Lo hanno fatto nell’interesse dell’Italia.

A che cosa si riferisce nello specifico?

Per esempio il terrorismo arabo dopo l’attacco alla sede della compagnia israeliana El-Al a Roma nel 1985 non ha avuto altri episodi in Italia. Se Moro, Fanfani e Andreotti aprirono delle linee di dialogo riservato, se vogliamo anche segreto, con taluni Paesi e con talune forze, spesso ciò avveniva a garanzia dello stesso Israele. Non era cioè un tradimento dei nostri alleati, come l’America, né tantomeno uno stare al gioco dei Paesi arabi, ma un modo per tutelare la sicurezza dell’Italia e degli altri Paesi occidentali.

Quindi oggi i politici, a differenza di allora, finiscono per essere messi in secondo piano rispetto ai funzionari dei ministeri?

Non sono neppure portati a conoscenza delle scelte fatte. Chi ha preso per esempio la decisione sull’espulsione dal nostro Paese di Alma Shalabayeva? Se il ministro degli Interni non ne sa niente, chi ha scelto al suo posto?

 

E’ stato il suo gabinetto.

E come si è permesso? Con Andreotti, Moro e Fanfani ciò non sarebbe mai accaduto.

 

Che cosa si è rotto nella catena di comando, per cui il ministro degli Interni non è neanche informato di una vicenda come questa? E’ un fatto di inesperienza di Alfano?

No, è un fatto molto più grave. Ma non le posso dire che cosa ci sia sotto veramente, perché qui entriamo nel cuore della crisi italiana degli ultimi 20 anni.

 

Si riferisce alla crisi della politica e dei partiti?

La crisi della politica è un effetto, non la vera causa. Anche se qui si tratta tutto di un gioco degli specchi, in cui una cosa è causa dell’altra ma allo stesso tempo suo effetto. Lo Stato italiano deve recuperare la pienezza della sua sovranità e la sua sovranità va riportata alla coerenza con il quadro istituzionale. Deve essere rispettato il ruolo di ciascuno, si tratti del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio o dei ministri.

 

Per quale motivo i ruoli istituzionali non sono più rispettati?

La crisi della politica ha una radice profonda, anche se l’aspetto più appariscente della vicenda è che ci sono soltanto imbecilli al servizio di un padrone, tanto che ne spunta uno a ogni pie’ sospinto. Il Pd, non appartenendo a una sola persona e pur avendo al suo interno persone intelligenti come D’Alema, è finito nelle mani di tre persone, con la quarta che va facendo il clown per tutta Italia. Monti, che doveva rappresentare la parola fine rispetto ai partiti personali, ha fatto di peggio.

 

E’ un fatto di mancanza di spessore dei nostri politici?

No, c’è molto di più. Tutto ciò avviene perché questo Paese non ha più la sua sovranità, e funzionano quindi altre catene di comando. Basti vedere quanto è ridicolo il viaggio nelle capitali di Matteo Renzi. O lui ha rapporti consolidati con il Cancelliere Merkel, oppure a che cosa gli serve improvvisare? Sembra la ricerca della dimostrazione del fatto che poi Renzi starà al gioco della Germania.

 

(Pietro Vernizzi)

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