LEGGE ELETTORALE/ Russo (Pd): così ci liberiamo del Porcellum, anche con elezioni a ottobre

- int. Francesco Russo

La prima riforma darà vita ad una legge transitoria, necessaria – spiega FRANCESCO RUSSO – nel caso in cui gli eventi dovessero precipitare. La seconda sarà quella definitiva

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I continui e colpevoli affossamenti di ogni tentativo di riforma della legge elettorale degli ultimi mesi inducono a pensare che neppure questa sarà la volta buona. A differenza delle altre, tuttavia, sarà più difficile escogitare una via di fuga per lasciare tutto invariato. C’è una ragione politica, anzitutto: se si va a votare con questa legge, l’astensionismo salirà al 50%. Inoltre, a livello procedurale, la riforma dovrebbe  esser stata parzialmente messa in sicurezza: la Conferenza dei Capigruppo ha approvato all’unanimità la dichiarazione d’urgenza in base alla quale il testo del Ddl resterà in commissione al massimo un mese, per iniziare l’esame in Aula entro i primi di ottobre. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con il senatore “lettiano” Francesco Russo.

Inizialmente, la legge elettorale era stata espulsa dal percorso di riforme istituzionali per non creare ulteriori divisioni. Oggi cos’è cambiato?

Nelle prime settimane si era prodotto un ingorgo parlamentare che stiamo sbrogliando in questi giorni. Pensi soltanto ai provvedimenti su cassa integrazione o Imu, al decreto lavoro o al decreto del fare. Insomma, non era il caso di aggiungere altra carne al fuoco. Tuttavia, come è noto, alla base di questo governo vi sono due pilastri: le riforme economico-sociali e quelle istituzionali. Sapevamo tutti che non appena si fosse aperto uno spiraglio avremmo inserito la riforma elettorale. Tenendo conto del fatto che essa dovrà essere cambiata alla luce della modifica dell’assetto complessivo dell’architettura istituzionale.

E voi pensate di cambiare la legge elettorale e l’architettura dello Stato entro ottobre?

Ovviamente no, è impossibile.

Quindi?

Quindi, entro ottobre sarà votata una legge elettorale adeguata al sistema istituzionale vigente, allo scopo, comunque vada, anche nell’ipotesi in cui tutto dovesse precipitare, di non tornare mai più a votare con il porcellum. Ecco, diciamo che la priorità assoluta, inserita anche nei termini di una clausola di salvaguardia all’inizio dell’iter di riforme istituzionali, è l’abolizione della legge Calderoli. Messo in sicurezza questo provvedimento, da ottobre in avanti, entro la fine del 2014, avremo il tempo di cambiare l’architettura dello Stato e varare una legge elettorale adeguata a il nuovo sistema politico.

Dunque cambierete la legge elettorale due volte?

Sì, la prima sarà una sorta di legge elettorale di transizione.

La prima volta come andrebbe cambiata?

A questa domanda, ancora nessuno è stato in grado di rispondere. Per quanto ci riguarda, da sempre proponiamo il doppio turno e l’introduzione dei collegi uninominali.

E la seconda?

E’ ancora più difficile fare previsioni. Dipenderà tutto da come saranno modificate le forme del governo e della rappresentanza parlamentare. Tra le poche certezze, vi è il superamento del bicameralismo perfetto. E che la nuova legge, ad un minuto dalla chiusura dalla urne, ci dovrà dare la certezza di chi governa.

Non c’è il rischio che quando sarà nota la formula della riforma d’ottobre il partito a cui quella legge convenga maggiormente farà cadere il governo?

La situazione di emergenza che ci ha fatto scegliere di coabitare in una coalizione così scomoda per tutti non è ancora stata superata. Di conseguenza, a nessuno, a ottobre, converrà fare il furbo. Sarebbe immediatamente punito dal punto di vista elettorale

La sentenza della Corte di Cassazione rischia di alterare i buoni propositi del Parlamento?

Non credo. Berlusconi non ha alcun interesse, neppure dal punto di vista personale, e far cadere il governo. Si tratterebbe di elezioni alle quali, oltretutto, non potrebbe partecipare. Anche per il Pd, inoltre, è l’occasione per dimostrare di essere diventato un partito adulto, che sa prescindere dall’antiberlusconismo, l’unico vero collante, per molti anni, di buona dei suoi dirigenti.  

 

(Paolo Nessi)

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