SALVACONDOTTO(?)/ Caldarola: il caso Berlusconi? Oggi il Pd è un’opera buffa

- int. Peppino Caldarola

L’unica posizione unitaria all’interno nel Pd, spiega PEPPINO CALDAROLA, consiste nella consapevolezza che la base elettorale non gli perdonerebbe mai di aver salvaguardato Berlusconi

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Per 20 anni hanno sperato che ci pensasse la giustizia a farlo fuori. Sarebbe strano se, oggi, fosse proprio il Pd a decidere di salvaguardare politicamente Berlusconi, chiudendo un occhio su un eventuale salvacondotto. Ma chissà che pure questa volta i democratici non decidano di uccidersi con le proprie mani. Elettoralmente, s’intende. D’altra parte, ci spiega Peppino Caldarola, giornalista e scrittore, l’intenzione – a prescindere dalla vicende giudiziarie dell’ex premier – sembra quella di perseverare in un’assurda guerra tra bande, infischiandosene di qualunque cosa accada fuori dal partito.

E’ pensabile un salvacondotto per Berlusconi?

No lo escludo. Tutte le componenti del Pd, stranamente in maniera unitaria, avvertono la pressione di una base che non gli perdonerebbe il cosiddetto salvacondotto Che, peraltro, non è neppure stato identificato nella sua formulazione tecnica. Di fronte, oltretutto, alla concorrenza di Sel e dell’M5S, il Pd non darà mai il via libera ad un’iniziativa di questo genere. E’ escluso, d’altro canto, un appoggio sotterraneo, perché sarebbe pur sempre necessario un voto. Le nette prese di posizione sia di Epifani che di Renzi circa la necessità di applicare la sentenza non lasciano intravedere l’esistenza di alcuna corrente intenzionata a immolarsi per tenere in vita il governo.

E quelli che al governo, invece, ci sono?

L’unico ad avere interesse a durare è Letta. Anche lui, tuttavia, sa bene che consegnandosi indistintamente al dialogo col Pdl rischierebbe di perdere il consenso all’interno del suo partito.

Anche lasciare che il governo cada, però, potrebbe risultare elettoralmente inopportuno

Sempre meno che salvare Berlusconi. Se il Pd dovrà scegliere tra la sopravvivenza dell’esecutivo, o la fine di Berlusconi, valgono le parole di Epifani: una questione di principio conta più della durata del governo. Insomma, il Pd non salverà Berlusconi.

Quale potrebbe essere la miccia in grado di farlo implodere?

La deflagrazione può innescarsi a partire dalla consapevolezza di Enrico Letta di bruciarsi in una conflittualità tra i partiti tale da impedirgli di andare avanti. Oppure, il Pdl, prima della decisione della giunta per le autorizzazioni, potrebbe individuare in una soluzione insoddisfacente sull’Imu il pretesto per staccare la spina. Il Pd, infine, di fronte alla richiesta pressante del Pdl di salvare il suo leader, potrebbe dire: “non ci sto”. Da tutto questo, ricavo una previsione infausta per il governo. E’ molto probabile una finestra elettorale autunnale.

Quagliariello ha detto che prima del 3 dicembre, quando la Corte costituzionale si esprimerà sulla legge elettorale, non si voterà

Non è verosimile: prima di allora sarà sufficiente che una maggioranza spuria cambi la legge nei punti contestati dalla Corte – premio di maggioranza, e Senato – e la sentenza di illegittimità non avrà più ragione d’essere.

Si può riformare la giustizia in questo clima?

No, non è riformabile. E non lo sarà finché il Pd non avrà il coraggio di affrontare la questione della responsabilità civile dei magistrati e della separazione delle carriere. Il Pdl, dal canto suo, non vuole riformare la giustizia per gli imputati futuri, ma per quello attuale.

Oltre a dedicarsi alle vicende di Berlusconi, il Pd, che fa?

Il Pd, attualmente, è un’opera buffa. Considerata la fase attuale, in qualunque Paese al mondo, un partito tenderebbe a unificarsi attorno a un progetto e a un leader. L’attività principale della componenti del Pd, invece, è quella di spezzarsi le gambe reciprocamente. Ogni corrente interloquisce ormai esclusivamente con i propri militanti, mentre il Pd, nel suo complesso, non è più in grado di parlare al Paese.  

Berlusconi, politicamente, è finito?

Dipende da quanti, nel centrodestra, decideranno di combattergli accanto, mentre lui è inabilitato politicamente a rappresentare i propri elettori.

Alcuni pensano che il problema si possa bypassare con la candidatura di Marina Berlusconi

Già, ma l’unico caso analogo in Europa, sarebbe quello di Marine Le Pen. Che, tuttavia, non solo partiva da un partito di dimensioni estremamente ridotte, ma è riuscita a rivelarsi più suadente del padre. Marina, invece, potrà anche essere in grado di sostituire Silvio, ma difficilmente risulterà altrettanto o più carismatica. 

 

(Paolo Nessi)

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