SCENARIO/ Sansonetti: Renzi ci farà votare a primavera 2014

- int. Piero Sansonetti

Per PIERO SANSONETTI, l’Italia è una Repubblica basata sul voto anticipato e Renzi mira ad andarvi in primavera, con l’aiuto di Grillo e Berlusconi, per evitare di arrivare bollito al 2015

matteorenzi_assemblea_pdR439
Matteo Renzi (Infophoto)

“L’Italia è una Repubblica basata sulle elezioni anticipate e Renzi mira ad andare al voto entro primavera per evitare di arrivare bollito al 2015. Letta e Alfano hanno i numeri in Parlamento, ma Berlusconi e Grillo hanno dalla loro il consenso degli elettori. Difficile dire come andrà a finire, anche se l’unica ventata di ossigeno per la politica italiana potrebbe arrivare da una riforma delle istituzioni in senso presidenziale”. Lo afferma Piero Sansonetti, ex condirettore dell’Unità ed ex direttore di Liberazione, attualmente direttore del settimanale Gli Altri. Tra le ipotesi al vaglio del premier Letta c’è un rimpasto di governo, per accontentare Scelta civica e renziani, in modo da suggellare un nuovo inizio e sostituire figure tecniche come Saccomanni con ministri politici.

Sansonetti, quale svolta può segnare un eventuale rimpasto di governo?

Penso nessuna. L’unico problema è riadattarsi alla nuova leadership di Renzi, il quale però è il primo a non volere il rimpasto. Non si capisce quindi quale sia il senso di questa operazione. E’ soltanto una questione interna al palazzo, che assomiglia maledettamente a quanto avveniva nella Prima Repubblica. Renzi ha dato l’ultimatum al governo.

La sua strategia è di fare le riforme o di evitare di arrivare bollito alle elezioni?

Come direbbe Corrado Guzzanti, la seconda che ha detto. Renzi vuole andare alle elezioni il prima possibile perché non ha nessuna altra strategia. Sta preparando il Job Act proprio per arrivare al voto in modo ragionevole. Un partito come il Pd non può nominare un candidato premier in pectore e poi tenerselo a bollire per un anno e mezzo. Non so se ci riuscirà o meno, ma Renzi punta ad andare a votare entro la primavera.

Quali effetti può avere la strategia di Renzi sulla durata del governo?

Da una parte ci sono Berlusconi, Renzi e Grillo, dall’altra Letta e Alfano. Letta e Alfano hanno i numeri in Parlamento, gli altri tre però hanno dalla loro la forza elettorale. Come spesso succede in Italia, la partita è tra Parlamento e sondaggi e questo elemento crea instabilità, soprattutto in un sistema politico come quello italiano che si basa sulle elezioni anticipate.

Qual è la differenza sostanziale rispetto ai sistemi politici degli altri Paesi?

Hollande per esempio ha una popolarità in picchiata e lo stesso Obama non sta andando bene, ma quelli di Francia e Stati Uniti sono sistemi politici che garantiscono comunque una durata del presidente rispettivamente di cinque e quattro anni. In Italia al contrario il ricorso alle elezioni anticipate è estremamente frequente, anzi è la partita principale che si gioca dal momento stesso in cui si chiudono i seggi. Nel nostro Paese i sondaggi sono sempre più importanti del Parlamento, e quindi l’asse Renzi-Grillo-Berlusconi è avvantaggiato rispetto a quello Letta-Alfano. Dal momento però che tanto il premier quanto il vicepremier non hanno nessuna intenzione di andare alle elezioni, finché reggono i numeri in Parlamento possono farcela.

 

Quali tra le varie possibili riforme istituzionali sono più auspicabili e urgenti?

Calare il bipartitismo in un sistema con tre partiti forti è un’idea demenziale a chiunque venga in mente. A meno che, come chiede da tempo Berlusconi, si opti per una repubblica presidenziale sul modello americano, nel qual caso si potrebbe governare anche senza maggioranza. Altrimenti si possono fare tutte le riforme che si vuole, ma restano in campo sempre tre partiti, e se due di questi non si mettono d’accordo nessuno può dire di avere la maggioranza.

 

Secondo un sondaggio di Demos, il 72,3% degli italiani sono a favore dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. Può essere questa la via d’uscita dall’attuale crisi politica?

Diversi partiti sono ancora contrari, anche se non ho ancora capito perché. La posizione del Pd si spiega probabilmente con un riflesso anti-fascista, che francamente però fa un po’ ridere. La repubblica presidenziale non c’entra nulla con il Fascismo, e comunque dagli anni ’20 a oggi di tempo ne è passato parecchio. Il presidenzialismo non è un sistema autoritario, ma è esattamente il contrario perché è un modello che si basa sul fatto di separare nettamente il potere legislativo da quello esecutivo. Ridà quindi uno spazio, una dignità e un potere al legislatore che oggi in Italia non esistono, perché sono completamente nelle mani del potere esecutivo. Non capisco quindi quali siano le ragioni per opporsi al presidenzialismo, in quanto è evidente che è a quel modello che punta la società moderna.

 

Quali altre riforme istituzionali introdurrebbe oltre a questa?

L’unica riforma istituzionale possibile parte dal presidenzialismo, le altre sono tutte chiacchiere. Si possono cancellare i seggi di 50 senatori o introdurre il monocameralismo, ma per il sistema politico non cambierà nulla.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori