SCENARI/ Il fiasco di Grillo apre la strada al “tandem” Salvini-Le Pen

- int. Luciano Ghelfi

Quale è il futuro dell’antieuropeismo italiano in Europa? Lo abbiamo chiesto a LUCIANO GHELFI (Tg2), che invita il Movimento 5 Stelle e Beppe Grillo a prendere una posizione. Altrimenti…

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Matteo Salvini - Infophoto

Il vento dell’antieuropeismo è forte, sia in Italia che in Europa. Ma le raffiche non spirano tutte nella stessa direzione, anzi. Il fronte dei “ribelli” è spaccato e come ci dice Luciano Ghelfi, cronista politico del Tg2, “quello che è il Parlamento più antieuropeista della storia dell’Unione potrebbe non aver alcun problema particolare perché i 100 esponenti ‘ribelli’ non riescono a muoversi in maniera coordinata”. La colpa è anche di Beppe Grillo, che dopo essersi visto sfumare sotto gli occhi il gruppo insieme a Farage (causa la defezione dell’eurodeputata lettone Iveta Grigule, che ha fatto mancare le sette nazionalità necessarie all’esistenza del raggruppamento) non riesce a trovare un dialogo con Matteo Salvini.

L’antieuropeismo italiano, Movimento 5 Stelle e Lega Nord, cosa sta facendo in Europa?

Abbastanza poco, perché non riesce a saldarsi. Ma c’è da dire che tutto il fronte antieuropeista dell’Europarlamento fa fatica a produrre risultati.

L’alleanza saltata tra Grillo-Farage ne è un esempio.

Esatto, è il segnale sintomatico di un fronte che non è in grado di stare insieme. D’altronde le ragioni dell’antieuropeismo – in Italia così come in Europa – sono talmente diversificate che si fa fatica a condurre un ragionamento comune. A livello continentale saltano i gruppi, a livello nazionale Grillo e Salvini non dialogano.

Ma adesso per il M5S che prospettive si aprono?

Quando non si appartiene a un gruppo costituito, secondo le rigide regole del Parlamento di Strasburgo gli spazi sono limitatissimi e quindi la possibilità di incidere è minima. Il rischio concreto è quello di condannarsi all’irrilevanza. Può succedere però una cosa…

Ci dica.

Che lo scioglimento del gruppo Ukip-M5S porti qualcuno di altri Paesi minori a dare una mano al progetto Le Pen-Salvini: e qui nascerebbe una coalizione che si connota per un antieuropeismo più marcato politicamente.

Salvini e il Carroccio hanno più margini di manovra?

Sì, ma serve una premessa. Salvini è più coraggioso di Grillo. Gli ha detto: incontriamoci per discutere del referendum sull’euro, e testare la disponibilità dell’ex comico di fare un’opposizione insieme. La risposta è stata “picche”. Ma il vero problema ce l’ha il Movimento 5 Stelle, mentre la Lega ha alcuni compagni di viaggio europei con cui i rapporti si sono molto consolidati: il Fronte Nazionale francese, il Partito per la Libertà austriaco e l’Interesse fiammingo anzitutto.

I grillini sono penalizzati dal fatto di fare più fatica a legarsi a partiti di destra, in alcuni casi anche estrema?

C’è anche questo. Ma devono pur decidere che cosa votare, e soprattutto decidere di voler rientrare o meno nei giochi. Per contare qualcosa il M5S deve fare delle alleanze tattiche, a partire da Salvini e Le Pen. Altrimenti, quello che è il Parlamento più antieuropeista della storia dell’Unione non avrà alcun problema particolare perché i 100 esponenti “ribelli” non riescono a muoversi in maniera coordinata.

In sintesi, in questa battaglia in Europa, la Lega ha più forza e intelligenza politica rispetto al Movimento?


In sintesi, in questa battaglia in Europa, la Lega ha più forza e intelligenza politica rispetto al Movimento?

Ha un’identità ben chiara. Che è un ottimo e vantaggioso punto di partenza. Grillo, a differenza di Salvini, ha sempre il problema di dover definire, di volta in volta, la propria identità.

 

Veniamo all’Italia. Secondo gli ultimi sondaggi i consensi al Carroccio, sotto la segreteria di Matteo Salvini, sono in crescita. Perché?

Ha messo in stand-by la parte indipendentista e secessionista, cavalcando parole d’ordine che sono molto facili da comprendere anche a Sud del Po. Antieuropeismo, critica all’euro e immigrazione clandestina sono temi che trovano orecchie in un elettorato di centrodestra (dalla Valle d’Aosta alla Sicilia) che non vede più in Forza Italia l’espressione del proprio voto. Alcune rilevazioni danno la Lega al 2% in Abruzzo, Puglia e Sicilia: cifra altissime, mai viste, per la Lega.

 

La Lega Nord può ambire a diventare il partito di riferimento per il centrodestra? O è troppo?

È molto difficile, quasi impossibile. Ma se Forza Italia non esce dalla sua ambiguità nei confronti del governo – sostenitrice od oppositrice di Renzi –, per Salvini diventa lecito ambire a questa prospettiva.

 

(Fabio Franchini)

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