CGIL vs RENZI/ Benvenuto: il sindacato è vecchio, ma il governo è rimasto agli anni 50…

Per GIORGIO BENVENUTO, il governo deve riaprire il dialogo con i sindacati sull’articolo 18. Intervenire sull’obbligo di reintegro è possibile solo se ci sono delle contropartite

24.10.2014 - int. Giorgio Benvenuto
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“Il governo deve riaprire il dialogo con i sindacati sulla modifica dell’articolo 18. Intervenire sull’obbligo di reintegro è possibile solo se ci sono delle contropartite serie per combattere il precariato tra i giovani”. Lo afferma Giorgio Benvenuto, segretario generale della Uil dal 1976 al 1991 e in seguito parlamentare dell’Ulivo per tre legislature. Ieri Susanna Camusso, intervenendo all’assemblea dei delegati liguri della Cgil, ha dichiarato: “La manifestazione del 25 ottobre a Roma non è la conclusione di una stagione, ma l’inizio”. Quindi ha aggiunto: “Partiamo dalla nostra piattaforma pensando che sia necessario e possibile cambiare la legge delega sul lavoro e la legge di stabilità. Il messaggio è che noi non rinunceremo alla battaglia anche se vedremo moltiplicarsi i voti di fiducia sui provvedimenti”.

Come legge la manifestazione della Cgil di sabato?

E’ espressione di un malessere che esiste nel mondo del lavoro per l’atteggiamento del governo che è pregiudizialmente contrario ai sindacati. La Cgil risponde con la manifestazione, mentre Uil e Cisl lo fanno con critiche molto pesanti. La sensazione è quella di essere frastornati da tutte queste notizie che si accavallano e si smentiscono, tanto è vero che non è ancora chiara quale sia la legge di stabilità (di cui ieri sera è stato diffuso il testo finale, ndr) . Questa manifestazione è un segnale che mi auguro il governo sappia cogliere. Nessuno dice che il governo debba fare tutto quello che vuole il sindacato, ma è giusto discutere anche con i rappresentanti dei lavoratori.

Che cosa ne pensa della scelta di Cisl e Uil di non scendere in piazza?

Le critiche non vengono solamente dalla Cgil, ma anche dagli altri sindacati, e quindi sarebbe bene che il sindacato trovasse una posizione comune. Non mi sembra che ci sia una divisione tra chi è d’accordo con quello che fa il governo e chi è in disaccordo. Sarebbe bene che ai lavoratori non si indicassero solo delle forme di protesta, ma che ci fossero anche delle proposte del sindacato perché l’obiettivo di rimettere in campo il Paese non è solo del governo ma di tutti. In questo spirito sarebbe importante che i sindacati avessero una posizione comune.

I sindacati devono recuperare la capacità di rappresentare precari, partite Iva e disoccupati?

Il sindacato ha le sue difficoltà e la strategia di ieri non è applicabile oggi. Ieri infatti c’era una preponderanza dei lavoratori dipendenti, mentre oggi c’è una larga fetta di lavoratori autonomi. Ieri c’erano meno disoccupati e chi aveva un lavoro ce lo aveva in modo stabile. Il sindacato deve indubbiamente aggiornarsi. A preoccuparmi però è il fatto che anche il governo ha le idee confuse. 

Renzi dice che vuole rottamare, ma sta riesumando la vecchia politica antisindacale che avevamo in Italia negli anni 50. E poi la ridda di dichiarazioni su pensionati e bonus bebè sta disorientando tutti. Questa confusione non costringe certo il sindacato a cambiare. Nel Paese c’è un malessere crescente nel sindacato, nei partiti e nelle istituzioni, ed è quindi fondamentale che questi soggetti siano in grado di presentare delle proposte e di discutere tra loro.

 

Lei che cosa ne pensa della politica economica del governo?

E’ molto preoccupante. Il Paese attraversa un momento estremamente difficile e la crisi continua da troppo tempo. Noi abbiamo avuto anche altri momenti, ma le crisi erano più brevi. L’attuale situazione è esplosiva, perché le istituzioni quali sindacati, imprenditori, Comuni, Province e Regioni sono indebolite. Si moltiplicano le proteste, che colpiscono di volta in volta gli immigrati e gli stessi rappresentanti dei lavoratori. Ci deve essere un salto di qualità.

 

Che cosa deve fare Renzi?

Nel governo c’è questa energia e questa voglia di cambiare che io valuto positivamente, perché non è un esecutivo che dice: “Non si può fare”. Renzi però deve cercare con pazienza di portare il confronto con le parti sociali sul merito delle cose da fare, ed evitare di andare avanti da solo nella convinzione che la colpa sia tutta degli altri. Ciò che non condivido di Renzi è la sua idea che parlare con i sindacati, con gli imprenditori, con le Regioni e con i Comuni sia tempo sprecato. Io penso invece che sia tempo sprecato se non si “costringono” le diverse parti sociali ad assumersi le loro responsabilità.

 

Qual è la sua posizione sull’articolo 18?

Quando si scelse di superare la scala mobile, fu fatto con uno scambio per bilanciarne gli effetti complessivi. In quanto sindacalista sono sempre stato abituato a discutere di tutto senza preclusioni. Se si modifica l’articolo 18 però non si creano automaticamente dei posti di lavoro. Una messa in discussione dell’obbligo di reintegro è quindi possibile solo se ci sono delle misure ferree che riducono e che permettono di superare il precariato. Quindi parliamone pure, troviamo delle soluzioni che unifichino i diritti, ma non si risolvono i problemi su battaglie che io ritengo ideologiche. Il vero problema è che i tre quarti dei giovani che riescono a trovare lavoro, e sono sempre meno, lo trovano solo in modo precario.

 

(Pietro Vernizzi)

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