CGIL vs RENZI/ Folli: chi sta peggio? Il sindacato

- int. Stefano Folli

Per STEFANO FOLLI, il successo di Grillo nel 2013 ha scompaginato le forze dell’estrema sinistra, dimostrando che quel voto di protesta raccoglieva una parte del suo consenso

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Susanna Camusso con Stefano Fassina (Infophoto)

“Ho grande rispetto per la manifestazione della Cgil che però, come dimostra Vendola, si sta caricando di grandi significati politici. Quella piazza è di protesta sindacale e politica e io la rispetto ma la Leopolda è un’altra cosa: non si protesta ma si propone”. Lo ha detto ieri Matteo Renzi, alla vigilia del corteo atteso per oggi. Per Stefano Folli, editorialista de Il Sole 24 Ore, “è difficile che la manifestazione possa mettere realmente a rischio il governo Renzi. La stessa partecipazione al corteo dell’ex segretario Pd Epifani non mi sembra che preluda a una scissione del partito”.

Partiamo dalle dichiarazioni di Napolitano contro l’austerità e a favore della legge di stabilità, in cui il capo dello Stato sembra quasi allinearsi a Renzi. Sono passati i tempi del governo Monti, quando il Quirinale ispirava la linea di Palazzo Chigi?

Personalmente non vedo le cose in questi termini, anche perché lo scenario oggi è molto diverso da quello dei tempi del governo Monti. Allora si trattava di riportare l’Italia dentro al solco europeo, mentre oggi c’è un problema che riguarda un’area vasta dell’Europa.

Qual è il problema attuale?

La questione oggi è risollevarsi dalla recessione. Nel 2011 c’erano gli interventi di Draghi, di cui anche l’Italia beneficiò in quel momento drammatico. Adesso lo stesso presidente della Bce dice: “Dobbiamo uscire tutti insieme dalla recessione”. Anche Paesi come la Germania hanno perso punti. Per questo il presidente della Repubblica, pur senza incrinare la tradizione europeista del Paese, appoggia il governo per indurre l’Europa ad attuare politiche più espansive.

Perché la posizione del Quirinale è diventata più defilata?

Perché il governo Renzi è molto dinamico. Napolitano ha sempre spinto perché si procedesse sulla via delle riforme. Riforme non soltanto istituzionali ma anche economiche, per restituire all’Italia una speranza di crescita. In questo senso il governo Renzi spinge molto ed è molto pieno di iniziative. Napolitano ha sempre detto di considerare il suo mandato a termine, ma di voler lasciare il Quirinale avendo avviato un percorso riformatore. La posizione del capo dello Stato è più defilata proprio perché Renzi ha avviato le riforme.

L’inchiesta Stato-mafia ha indebolito Napolitano?

Questo mi sento di escluderlo, l’inchiesta non ha avuto conseguenze politiche sulla credibilità del capo dello Stato.

La manifestazione della Cgil spacca il Pd?

Indubbiamente lo spacca. C’è una componente che scenderà in piazza con la Cgil, mentre Renzi è alla Leopolda a fare un discorso che insiste a definire il profilo di una forza di centrosinistra rinnovata, o comunque diversa dall’impianto del vecchio Partito democratico. Quindi una frattura c’è, ma che questo poi porti a una scissione non credo assolutamente.

Chi rischia di più, Renzi o la Camusso?

Che cosa dovrebbe rischiare Renzi? In fondo è la prima grande manifestazione di piazza dal 2002… Non accadrà qualcosa di simile al 2002. Da allora le posizioni sono molto cambiate e la Cgil si è indebolita. E’ necessario che il sindacato operi una riflessione sulla sua identità e su quello che vuole essere nella società di domani.

 

C’è un significato simbolico nel fatto che l’ex segretario del Pd Epifani vada a manifestare contro il nuovo segretario Renzi?

E’ evidente che ci sono delle linee politiche e una visione diversa. Da questo a trarne l’idea che il Pd sia sull’orlo della scissione ce ne corre. Anche nel Partito Laburista di Blair c’era una minoranza che rispecchiava la vecchia posizione più operaista. Il Pd sta andando in questa direzione, anche perché non vedo come ci sia spazio per una forza organizzata di tipo tradizionale, in un momento in cui tutta l’estrema sinistra è in grande crisi.

 

Come si spiega questa crisi?

Una delle conseguenze del successo di Grillo nel 2013 è stata quella di scompaginare le forze dell’estrema sinistra, dimostrando che quel voto di protesta raccoglieva una parte del consenso che un tempo andava a questi partiti. Il fatto che Epifani scelga di andare in piazza è una testimonianza di un uomo che vuole restare fedele a se stesso, al suo passato e alle sue idee. Ma non mi sembra che possa cambiare a breve la storia del Pd renziano.

 

(Pietro Vernizzi)

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