VOTO DI FIDUCIA/ Fioroni: la Cgil ha “ricompattato” il Pd

- int. Giuseppe Fioroni

Per GIUSEPPE FIORONI, chi si trova a incarnare e rappresentare una parte della sinistra più massimalista deve capire che quei voti non si sommeranno mai con quelli del Pd riformista

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Giuseppe Fioroni

“Francamente non ho visto nei sindacati un clima di rabbia perché si è deciso di porre la questione di fiducia, che è una discussione che attiene ai lavori parlamentari”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando con i giornalisti nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il premier ha quindi aggiunto: “Se la maggioranza ha voglia di andare avanti voterà la fiducia, se non ha voglia di andare avanti non vota la fiducia, ma è chiaro che, avendo noi promesso di fare le riforme, dobbiamo farle e le stiamo facendo”. Pippo Civati intanto ha fatto sapere: “Alcuni senatori per propria iniziativa non parteciperanno al voto. Non so quanti saranno perché non è un complotto il nostro. Abbiamo chiesto mille volte che ci fosse un’occasione per discutere”. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Fioroni, deputato del Pd ed ex ministro dell’Istruzione.

Che cosa ne pensa delle diverse posizioni di Pd e Cgil sul ddl lavoro?

La Cgil esprime una posizione che è presente e radicata nel Paese. E’ una posizione minoritaria, che non è soltanto culturale e sindacale ma innanzitutto politica. Una cosa è chiara: quella posizione non può trovare riscontro nel Partito democratico. All’interno del Pd non ci può essere una convivenza tra la sinistra riformista e quella massimalista, anche se queste due anime possono essere alleate tra loro. In prospettiva nel Paese avremo una sinistra massimalista che diventerà l’interlocutore politico della Cgil o di parte di essa. Landini con il Pd non ha però nulla a che vedere.

Vuole dire che la minoranza del Pd è priva di legittimità?

La minoranza del Pd ha perfettamente legittimità, ma sa che sta in un partito riformista che è distinto e distante da una sinistra massimalista, nonché dalle istanze di Cgil e Fiom.

Che cosa succederà in Senato, alla luce del fatto che alcuni parlamentari del Pd hanno detto che non voteranno la fiducia?

S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo… e poi alla fine non è mai successo niente. Anche in questo caso credo che alla fine non succederà nulla. Quando il fuoco cova sotto la cenere non è mai un risultato positivo ma sempre un danno.

Si aspetta una scissione nel Pd?

Non evoco nessuna scissione né la auspico, ma credo che ciascuno di noi debba fare una profonda riflessione: siamo entrati nel Pse, abbiamo rispolverato il brand della Festa dell’Unità, ma una cosa è chiara, Renzi non esprime una politica massimalista come la Cgil. C’è bisogno di un profondo chiarimento culturale. Chi si trova legittimamente a incarnare e rappresentare una parte della sinistra più massimalista deve capire che quei voti non si sommeranno mai con quelli del Pd riformista e di centrosinistra.

 

Anche Sacconi è intervenuto osservando che è inopportuna una regolazione pubblica dei sindacati. Lei che cosa ne pensa?

In una democrazia moderna e matura, l’autonomia dei corpi intermedi è fondamentale. Ho sempre ritenuto che la politica non dovesse mettere le mani su banche, attività produttive, sindacati e associazioni datoriali. Il Pd deve investire nell’autonomia dei corpi intermedi senza averne paura o preoccupazione. Stabilire regole trasparenti che possano garantire l’autonomia e la trasparenza dei corpi intermedi è il prerequisito perché poi il corpo intermedio possa essere autonomo, libero e sia l’elemento con cui il governo si possa confrontare.

 

La scelta di porre la fiducia non rischia di soffocare il dibattito?

Si pone la fiducia se c’è un appesantimento del dibattito, e soprattutto se c’è una necessità urgente di far recuperare credibilità al Paese. Quando, invece che delle parole, discuteremo dei maxi-emendamenti, ci troveremo dentro le cose che dopo lunghissimi dibattiti accomunano la stragrande maggioranza del Pd.

 

(Pietro Vernizzi)

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