RENZI -13 PER CENTO/ Sgarbi: la gente del Pd non sa più con chi stare

- int. Vittorio Sgarbi

Per VITTORIO SGARBI, la strategia di Renzi prevede un ricompattamento del partito prima del voto e un suo annullamento in favore della sua persona dopo che avrà vinto le elezioni

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Matteo Renzi (Infophoto)

La fiducia degli italiani nel governo si riduce di 13 punti percentuali in un mese, scivolando al 43%. E’ quanto emerge dall’ultimo Atlante Politico di Demos, secondo cui il gradimento personale di Renzi scende del 10%. Il Pd cala invece, per la prima volta da maggio, dal 40% al 36,3%. Forza Italia risale, sia pur di poco, mentre il M5S è stabile al 20%. Abbiamo chiesto un’analisi a Vittorio Sgarbi, ex deputato di Forza Italia dal 1994 al 1996 e sottosegretario ai Beni culturali del governo Berlusconi nel 2001-2002.

Perché Renzi e il Pd vedono sfumare una parte dei loro consensi?

Il Pd è diviso, e quindi si comprende perché i suoi consensi tra gli elettori sono più bassi rispetto a quelli di Renzi. Il partito non mostra una dimensione coerente perché è composto da un elemento più moderato e da uno più antagonista. Il 10-12% dei voti che non prende dalla sinistra, Renzi li recupera dalla destra. Il premier e il suo governo hanno quindi una fiducia maggiore, il che è la prova della bontà di un metodo che consiste nel non limitarsi alla sinistra ma nel metterla continuamente in discussione. Renzi ha successo proprio in quanto frantuma la sinistra e annulla la forza partito a favore della sua persona.

Come si spiega allora che il premier abbia perso il 13% del suo gradimento?

Quando si governa si perde sempre, ma avere il 43% è comunque un livello di fiducia piuttosto alto. E’ un dato che può mettere in allarme rispetto al passato, ma che comunque non apre lo spazio per la competizione. Non c’è un altro politico che goda di una fiducia competitiva.

Il M5S è stabile al 20%. Secondo lei perché Grillo riesce a conservare un quinto degli elettori?

Il merito non è di Grillo ma del Movimento 5 Stelle. Il leader in quanto tale può anche perdere consenso, ma rimane sempre un’area di protesta che è contro tutto, e che è comunque sempre pari al 20% degli elettori. Il M5S non è altro insomma che la maschera della protesta.

Forza Italia aumenta leggermente i consensi. Perché?

Il partito di Berlusconi era sceso al 14%, e a quel punto non poteva fare altro che risalire. Se anche Forza Italia adesso è al 15% non mi sembra un grande risultato. Il dato fondamentale è che l’avvicinamento di Berlusconi a Renzi e il fatto che il consenso del partito si attesti su cifre più piccole, attesta in modo inequivocabile che è finito il bipolarismo.

 

Nei prossimi mesi Renzi manterrà questo primato politico o inizierà a scendere la china?

A Renzi conviene andare a elezioni anticipate, consolidando un dato che vede comunque il Pd intorno al doppio di Forza Italia e M5S. Più passa il tempo però e più queste distanze potrebbero accorciarsi. Per vanificare questo rischio il premier deve andare quanto prima al voto, anche perché finora non ha mai ottenuto direttamente la legittimazione dell’urna.

 

Il fatto che sul Jobs Act Renzi abbia deciso di mediare con la sinistra interna è una mossa per compattare il partito in vista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica?

No, credo che l’obiettivo di Renzi sia semplicemente quello di limitare le tensioni. Non si può andare avanti con una tensione sociale che fa pensare che Renzi non capisca le esigenze del Pd. Il premier deve quindi mediare, perché quantomeno non rischia di rompere la sinistra. Non andrebbe così incontro al rischio di una sconfitta elettorale, anche se in tempi medio-lunghi gli conviene liberarsi della sinistra.

 

(Pietro Vernizzi)

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