SCENARIO/ Franchi: Renzi vuole un “Nazareno” con Grillo (e Salvini)

- int. Paolo Franchi

Il Patto del Nazareno è destinato a fallire e Renzi si troverà al bivio tra un accordo con il M5S o con la Lega di Salvini. Lo afferma PAOLO FRANCHI dopo l’incontro tra Renzi e Berlusconi

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Matteo Renzi (Infophoto)

“Il Patto del Nazareno è destinato a fallire e Renzi si troverà al bivio tra un accordo con il M5S di Grillo o con la Lega nord di Salvini”. Lo afferma il giornalista del Corriere della Sera, Paolo Franchi, dopo l’incontro tra Renzi e Berlusconi che non è riuscito a produrre un accordo per quanto riguarda la legge elettorale. Ieri il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, ha dichiarato: “Mi auguro che Forza Italia mantenga l’impegno, ma se si dovesse tirare indietro noi non possiamo non andare avanti: al Paese serve governabilità”.

Che cosa vogliono in questo momento Renzi da un lato e Berlusconi dall’altra?

Di certo c’è che Renzi vuole chiudere l’intesa nei tempi più rapidi possibili. Se ci riuscisse, anche volendo rispettare l’impegno di tenere in vita la legislatura fino al 2018, il premier avrebbe l’”arma atomica” a sua disposizione. Berlusconi invece cerca quello che nel pugilato si chiama il “clinch”, quando cioè il pugile più in difficoltà cerca di abbracciare l’avversario.

Perché Berlusconi prende tempo?

Berlusconi sta attraversando numerose avversità, esterne e interne. Il vero nodo non è la riforma elettorale bensì la sua candidabilità. Forza Italia è un partito in difficoltà, che rischierebbe di essere non solo il terzo ma forse addirittura il quarto vista l’ascesa della Lega nord di Salvini. C’è una debolezza evidente di leadership, che non viene messa in discussione ma è bloccata dalla contestazione interna di Fitto e compagni.

Quanto conta invece il problema delle soglie dell’Italicum?

Probabilmente Berlusconi vuole modificare le soglie sia per ottenere il premio sia per la clausola di sbarramento. Il Cavaliere storce il naso anche di fronte alla reintroduzione sia pur parziale delle preferenze. Il vero dissenso però non è di merito su questo o quel punto della riforma, bensì sul fatto che non vuole andare alle elezioni in tempi brevi. La Boschi ha detto: “Andiamo avanti anche senza Forza Italia”.

Alla fine l’accordo con Berlusconi si troverà?

Ho i miei dubbi, vedo difficile che l’accordo tra Pd e Forza Italia regga con Berlusconi nelle condizioni descritte sopra. E’ pur vedo che il Patto del Nazareno riguarda sia pure implicitamente anche gli interessi delle sue aziende e dei suoi figli, che hanno un peso non indifferente nell’accordo. La prospettiva più verosimile è però la palude, non un accordo duraturo. E’ per questo che la Boschi ha fatto sapere che se la legge elettorale non si fa con Forza Italia, la si farà con qualcun altro.

 

Si farà un accordo con il M5S?

E’ possibile. Oggi ci sono dei segni che vanno in questa direzione, tra cui l’elezione della Sciarra e di Zaccaria al Csm. E’ però ben noto quanto quello della ricerca dell’intensa con il M5S sia un piano inclinato. Il precedente di Bersani del resto è stato eloquente.

 

Quali alternative ci sono a un accordo con il M5S?

L’altra ipotesi è la ricerca di un’intesa con Salvini, oppure l’idea di creare un gruppo di fuoriusciti da M5S e Sel.

 

Un accordo solo con la maggioranza di governo non è fattibile?

E’ fattibile, ma c’è un problema. Per stringere un accordo con Ncd, Alfano e compagni dovrebbero sapere che cosa vogliono fare da grandi. Nel quadro di un accordo più generale si capisce la partecipazione alla riforma del Nuovo Centro Destra. Per il resto con la soluzione proposta da Renzi, che è molto più bipartitica che bipolare, è molto difficile che Alfano aspiri a diventare il leader dell’intero schieramento di centrodestra.

 

Infine qual è il significato politico dell’accordo trovato sul Csm?

L’accordo è la prova del fatto che su terreni delimitati un’altra alleanza è possibile. Poi va notato che contemporaneamente all’elezione della Sciarra da parte di Pd e M5S, la candidata di Forza Italia non ce l’ha fatta. Questo documenta plasticamente quanto dicevamo prima, e cioè che l’epicentro delle difficoltà sta nel partito di Berlusconi.

 

(Pietro Vernizzi)

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