LEGGE ELETTORALE/ Calderoli (Lega): in 24 ore metto tutti d’accordo

- int. Roberto Calderoli

Per ROBERTO CALDEROLI, il problema è se si parte dal principio di voler fare una buona legge elettorale che non sia figlia di interessi di una parte o dell’altra, ma sia solo una buona legge

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

“Per scrivere una legge elettorale che metta d’accordo i principali partiti bastano 24 ore, il vero problema è che ci sia la volontà politica. La Lega nord è disponibile a sedersi a un tavolo con Renzi per trovare questa soluzione”. Lo afferma Roberto Calderoli, senatore della Lega nord, vicepresidente di Palazzo Madama e inventore del Porcellum. Nel momento in cui l’accordo tra Renzi e Berlusconi sull’Italicum vacilla, la vice presidente del Pd, Debora Serracchiani, ha fatto sapere: “Speriamo che Berlusconi porti a compimento l’impegno, ma se non è così andiamo avanti e auspichiamo di trovare una maggioranza in Parlamento”.

Senatore Calderoli, che cosa ne pensa dell’Italicum?

Quello che non mi convince è soprattutto il fatto che si basi su un ballottaggio. Sono contrario per principio ai ballottaggi, perché sembrano fatti apposta per fare vincere la sinistra. L’esperienza delle elezioni amministrative con il ballottaggio ha sempre premiato la sinistra, per la scarsa predisposizione degli elettori di centrodestra ad andare a votare due volte nell’arco di due settimane. Ci sono sindaci che hanno vinto il ballottaggio prendendo meno voti rispetto a quelli che lo sconfitto aveva preso al primo turno.

Siete disposti a un accordo con il Pd di Renzi?

Se si deve pensare a una legge elettorale bisogna tirare una riga e ripartire da zero. L’Italicum è una pessima legge elettorale. I modelli esistenti sono tanti, ma come sempre noi dobbiamo inventarci un modello nuovo soltanto per fare gli interessi dell’una piuttosto che dell’altra forza politica. Con questo spirito una legge elettorale non la si scriverà mai, se no si entra in un campo di regime.

Poniamo che Renzi domani vi dica: “Ripartiamo da zero, ci state a discuterne?”. Voi che cosa gli rispondete?

Noi siamo assolutamente disponibili a trattare su un modello elettorale che poi deve essere discusso in Parlamento e votato. E’ curioso però che Renzi sostenga l’urgenza di una legge elettorale che riguarda esclusivamente la Camera, quando le vere urgenze del Paese sono altre.

Voi siete contrari a elezioni anticipate?

No, noi vogliamo andare alle elezioni il più presto possibile, ma vogliamo farlo avendo uno strumento. Oggi quello che non è chiaro è se esista o meno una legge elettorale per il Senato, anzi io sono dell’idea che non esista.

 

Esiste il Consultelllum…

Il Consultellum non vale per il Senato. Al di là dell’esorbitanza della sentenza della Corte costituzionale, il problema è che introduce anche per Palazzo Madama il principio dell’espressione della preferenza che in passato c’è stato per la Camera. Nella storia monarchica e repubblicana dell’Italia non c’è mai stata l’espressione della preferenza al Senato. Quindi attraverso quali strumenti la Consulta introduce questo principio anche per Palazzo Madama?

 

Si può andare a elezioni anticipate solo dopo che sarà stata ultimata la riforma del Senato?

Non dico questo. Basta approvare una legge per rendere applicabile il Consultellum anche al Senato e poi andare al voto. Ma se il governo vuole fare una legge elettorale solo per la Camera, e non abbiamo ancora l’elezione diretta del Senato, mi domando se abbiamo a che fare con dei pazzi.

 

Quanto tempo ci vuole per fare una legge elettorale che stia in piedi?

Bastano cinque persone che conoscono la materia e in una giornata si può scrivere una legge elettorale ben fatta. La volontà politica poi è un’altra cosa. Quelli che conoscono la materia però lo sanno benissimo quale sarà il punto di caduta e che cosa dovrebbe venir fuori. Il problema è se si parte dal principio di voler fare una buona legge elettorale che non sia figlia di interessi di una parte o dell’altra, ma sia solo una buona legge elettorale.

 

Poniamo che le diano carta bianca. Quale sarebbe la sua legge elettorale ideale?

Ah no, mi scusi, ma se uno gioca a poker le carte non le mette sul piatto.

 

I voti di Forza Italia li prendete voi?

A me interessa poco che i voti vengano da una parte o dall’altra. Noi abbiamo una proposta che il nostro segretario Matteo Salvini sta concretizzando ogni giorno di più su questioni che sono molto specifiche, sul fronte economico, occupazionale ma anche per quanto riguarda i valori. Questi ultimi devono essere imprescindibili per uno schieramento, eppure questo ultimamente è poco considerato da destra e da sinistra.

 

Avete davvero da guadagnarci a fare un accordo con Berlusconi?

Vede, continuiamo sempre a parlare di accordi, con Renzi o con Berlusconi. La vera questione per me è un’altra, e cioè quali siano i progetti che dobbiamo realizzare.

 

Qual è stata la novità portata nella Lega da Salvini?

La forza di volontà e la capacità comunicativa di trasmettere messaggi che tutti possano capire. Ma anche la capacità di coinvolgere anche il centro-sud sui nostri valori.

 

Quanto conta per la Lega la battaglia contro l’euro?

Qualsiasi ricetta che riguardi economia, impresa e famiglia non può funzionare finché rimaniamo nell’euro. Al massimo possiamo mettere dei cerotti. Con l’euro abbiamo perso non solo la sovranità monetaria, ma anche quella economica e purtroppo legislativa ed istituzionale. Siamo completamente succubi dell’Europa.

 

Un referendum contro l’euro è possibile?

No, non c’è la possibilità di farlo se non attraverso la proposta di iniziativa popolare che noi abbiamo presentato alla fine della legislatura precedente, per revocare il divieto di sottoporre a referendum i trattati internazionali. Questa proposta ha raccolto più delle 50mila firme indispensabili e l’abbiamo depositata al Senato. Nel frattempo però è possibile fare un referendum consultivo contro l’euro, e sono convinto che in Italia la posizione anti-euro prenderebbe il 70%. A quel punto sarebbe insostenibile che il governo non intraprenda una strada per uscire dall’euro.

 

(Pietro Vernizzi)

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