SCENARIO/ D’Attorre (Pd): Renzi sta regalando l’Italia a Salvini

- int. Alfredo D'Attorre

Per ALFREDO D’ATTORRE (Pd) se Renzi va avanti così alle prossime elezioni regalerà il Paese alla destra nazionalista e regressiva di Salvini. L’obiettivo della sinistra Pd è impedirlo

matteorenzi_tesseraR439
Matteo Renzi (Infophoto)

“Se Renzi va avanti così alle prossime elezioni regalerà il Paese alla destra nazionalista e regressiva di Matteo Salvini. L’obiettivo della sinistra Pd non è fare cadere il governo, ma impedire che magari tra tre anni si verifichi questo scenario drammatico”. Lo evidenzia Alfredo D’Attore, deputato del Pd. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, intervenendo a “In Mezz’Ora” di Lucia Annunziata aveva sottolineato: “L’Italicum prima del presidente della Repubblica? Non sono in grado ora di dare una risposta perché dipende da quando si dimette il presidente della Repubblica. Sicuramente non si possono tirare i remi in barca sulle riforme perché potrebbe accadere qualcosa su un altro fronte”.

Che cosa ne pensa di quanto affermato da Renzi a In Mezz’Ora?

E’ giusto procedere con l’iter delle riforme, dal momento che c’è un evidente collegamento tra riforma costituzionale e legge elettorale. Tra le due ritengo che sia più urgente la riforma costituzionale, in quanto sarebbe più opportuno decidere la nuova legge elettorale solo quando sarà più chiaro il quadro sul nuovo Senato. Sarebbe bene superare lo schema del patto del Nazareno e dell’accordo esclusivo e privilegiato con Berlusconi.

In che modo le riforme si incrociano con la questione del Quirinale?

L’incrocio lo ha stabilito Silvio Berlusconi quando ha fatto capire di voler trattare prima il presidente della Repubblica e poi le riforme. Purtroppo questo è il vizio di origine del percorso delle riforme e dello stesso governo Renzi: avere attribuito a Berlusconi un ruolo centrale. E’ per questo che credo che questo vizio vada superato provando ad allargare il confronto ad altre forze politiche, e non concedendo a Berlusconi un potere di veto.

Con quali forze politiche ritiene che si debba dialogare sulle riforme?

Con tutte le forze di opposizione: Sel, M5S e Lega Nord.

Il M5S accetterà un dialogo franco e leale?

Finora non lo ha fatto. Il quadro però mi pare in movimento, e finora abbiamo dato sia a M5S sia a Sel l’alibi di considerare Berlusconi come un interlocutore privilegiato. Quest’alibi va tolto.

Renzi ha detto: “Berlusconi sta al tavolo, ma non dà più le carte”…

Se è così, bene. E’ quello che tanti di noi hanno auspicato. Mi auguro che si metta subito mano a quelle modifiche della legge elettorale che consentano agli elettori di tutti i partiti di riappropriarsi della scelta dei parlamentari.

 

Sempre per il premier, “una parte della sinistra immagina che si possa tutti i giorni fare le pulci al governo non rendendosi conto che l’alternativa non è un’altra sinistra, ma l’alternativa è una destra con nome e cognome, la destra di Marine Le Pen in Francia” …

Proprio se il governo imbocca una direzione sbagliata noi consegneremo il Paese alla Lega Nord. Se per esempio in Europa il governo continua a non ottenere risultati, è evidente che le forze anti-europeiste continueranno a guadagnare consensi. Le critiche al governo sono dirette, almeno per quanto ci riguarda, non a farlo cadere, bensì a impedire che al termine di questa esperienza di governo l’Italia si ritrovi nelle mani di una destra nazionalista e regressiva.

 

Qual è il programma della sinistra Pd?

E’ un programma in costruzione. Stiamo preparando per febbraio una grande convention aperta durante la quale lanciare una nuova idea del futuro dell’Italia e una piattaforma di idee essenziali per tirare fuori l’Italia dalla crisi. Il punto di fondo è la fuoriuscita dal paradigma dell’austerità e dell’europeismo tecnocratico che ha messo in ginocchio il nostro Paese.

 

La vostra ricetta per il lavoro qual è?

Sul lavoro avevamo proposto il contratto unico a tutele crescenti. Ciò significava disboscare la selva di contratti precari, abolendoli, portando i nuovi lavoratori ad avere la stessa tutela dei lavoratori già assunti, sia pure dopo un periodo significativamente lungo. E’ un’idea che ci avrebbe avvicinato ai Paesi del Nord-Europa. Si è scelta invece la strada di creare una separazione tra vecchi assunti e nuovi assunti che non condividiamo.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori