NUOVA SINISTRA/ Synghellakis: Renzi vada a scuola di Europa dal “neocomunista” Tsipras

Per TEODORO ANDREADIS SYNGHELLAKIS, Quella di Tsipras è una figura carismatica per la sinistra italiana perché è stata in grado di rinnovarsi nel tempo, abbandonando le punte più estreme

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Alexis Tsipras

“Quella di Tsipras è una figura carismatica anche per la sinistra italiana perché è stata in grado di rinnovarsi nel tempo, abbandonando le punte più estreme a favore di un’economia dal volto umano e di una critica non distruttiva nei confronti dell’Europa”. Lo evidenzia Teodoro Andreadis Synghellakis, corrispondente da Roma per la televisione greca Alpha. In Italia l’appello di intellettuali come Barbara Spinelli e Andrea Camilleri a favore di una candidatura a Tsipras a presidente della Commissione Ue ha raccolto 19mila firme, con l’appoggio anche di Sel, Rifondazione comunista e Verdi.

Come si spiega il fatto che la sinistra italiana guardi sempre più a Tsipras come a un modello?

Tsipras può sicuramente giocare un ruolo positivo di catalizzatore di nuove idee, facendo superare steccati con vecchie differenze ideologiche, rimettendo in gioco i temi dell’ecologia, cercando di portare in contatto la società civile con i partiti, e vedendo soprattutto quale spazio politico c’è tra Rifondazione e il Pd. Abbiamo assistito all’incontro di Tsipras con Nicola Zingaretti, che ha avuto parole di grande apprezzamento e di vivacissimo interesse per le posizioni del leader di Syriza. Anche all’interno dello stesso Pd c’è un forte interesse per le sue posizioni. Sono diversi quindi gli spiragli e le occasioni concrete per un incontro tra Syriza e la sinistra italiana.

Che cosa ha di così affascinante un personaggio come Tsipras?

Sa comunicare e non si riflette nell’immagine della vetero-sinistra. Probabilmente le persone si attendevano una risposta di questo tipo dopo quattro anni di politiche fallimentari all’insegna dell’austerità. Il limite di Tsipras è che non ha mai messo alla prova le sue idee governando. Lui stesso però è meno chiuso rispetto ad anni fa, in quanto ha fatto capire chiaramente che non è per l’uscita dall’euro, che vuole ritrattare tutto ciò che ha comportato la politica di austerità, ma che il suo non è un ricatto. C’è quindi un processo in qualche modo di avvicinamento reciproco tra Syriza e l’Europa. Il fascino di Tsipras è che riesce a dire che quella dell’austerità non è una strada a senso unico, e che un’altra Europa è possibile.

Quali altri contenuti forti è stato in grado di esprimere?

Tsipras ha affermato che tutti i membri dell’Unione Europea devono avere pari dignità, che non ci possono essere proprietari e affittuari all’interno del condominio Ue, che si deve ricomprendere il valore dell’Europa mediterranea, che non si può affamare la gente in nome del rapporto deficit/Pil. Il leader di Syriza ha inoltre fatto notare che il rapporto debito/Pil della Grecia in questi anni è schizzato dal 120% al 175%. Non si tratta quindi soltanto di formule, ma di veri e propri contenuti. Tsipras nel giro di tre anni è riuscito a passare dal 4% al 27%. Quindi evidentemente ha saputo farsi interprete del malcontento e delle richieste della società greca, con un linguaggio nuovo.

 

Per Syriza il mercato ha ancora il ruolo negativo che aveva per la vecchia sinistra?

Tsipras è abbastanza realista e vuole un riequilibrio per arginare il potere della finanza e il denaro che produce denaro, cercando di dirigersi con maggiore convinzione verso l’Europa politica. Non stiamo parlando ovviamente di un’impostazione da comunismo sovietico. Le radici di Tsipras sono euro-comuniste, all’interno di Syriza c’è una grande corrente ecologista, e quindi è chiaro che si voglia arrivare all’elaborazione di un mercato dal volto umano, più umano di questa crisi del neoliberismo.

 

(Pietro Vernizzi)

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