PAPA E POLITICI/ Buttiglione: la corruzione sta nel cuore prima che negli appalti

- Rocco Buttiglione

Papa Francesco nella Messa per i politici ha richiamato alla conversione, indicando nella corruzione il più grave dei peccati. ROCCO BUTTIGLIONE commenta le parole del papa

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Papa Francesco (Infophoto)

Le parole del Papa hanno lasciato sgomento più di qualcuno. È stato un discorso duro ma siamo in Quaresima e cosa può o deve fare il Papa se non chiamare alla conversione? E parlando a dei politici era inevitabile che dovesse parlare della corruzione. Tutti siamo peccatori e tutti siamo bisognosi di misericordia. La corruzione, però, è un peccato particolarmente grave, tanto da far dubitare della possibilità della conversione.

Ma cosa è propriamente la corruzione? Certo ai politici (a certi politici) piacerebbe sentirsi dare una definizione alta (e vaga) della corruzione. Qualcosa che permetta di dire: no, la corruzione non è vendere il proprio voto in cambio di favori per se o per i propri gruppi di riferimento, non è dare gli appalti ai propri favoriti e non a chi può fare le cose nel modo migliore ed ai costi più favorevoli per i contribuenti, non è truccare i concorsi per fare vincere i propri amici e non quelli che sono  più bravi etc… È bene che nessuno si faccia illusioni: chi fa queste cose è corrotto e non può certo sperare nella complicità del Papa. Il Papa gli grida: convertiti, cambia il tuo modo di fare e prega Dio che cambi il tuo cuore.

Tutto qui? Io che non vendo voti, non trucco appalti e concorsi allora posso stare tranquillo? Non proprio, anzi temo proprio di no. Il cuore si corrompe quando accetta come sua misura qualcosa di meno del grande amore per cui Dio lo ha fatto. Sta qui la differenza fra il peccato e la corruzione. Il peccato è fare il male ma la corruzione (corruzione, cioè decadimento, del cuore e dell’ intelletto) è pretendere che il male sia bene. Il peccatore sta davanti a Dio con la sua ingiustizia e chiede e prega di esserne liberato. Se sarà perseverante nella preghiera Dio alla fine (magari nell’ ultimo respiro della sua vita) lo libererà. Il corrotto ha mille giustificazioni per quello che ha fatto, minimizza il suo male o magari lo rivendica come un merito. Identifica, al limite, la gloria di Dio con il successo della propria parte o del proprio progetto su se stesso e sul mondo. Il suo cuore è chiuso ad ogni misura di giustizia e di bene che sia più grande di lui e che non sia amministrata da lui. Egli possiede la propria verità e la ripete per convincersene sempre di più.

Contemporaneamente si chiude alla esperienza della vita dell’altro ed alla verità che è contenuta nell’esperienza della vita dell’altro. Non si lascia sorprendere più da nulla e da nessuno. È soddisfatto della misura della propria giustizia e non è pronto né a dare né a ricevere misericordia. Questa corruzione può penetrare anche nel cuore del “giusto”. Con altre parole: si può fare anche una ideologia delle cose giuste.

Pensate a quella donna colta in flagrante adulterio e portata davanti a Gesù per essere lapidata. Sbagliavano i farisei nel loro orrore verso l’ adulterio, la rottura della fedeltà, il male inflitto al marito ed ai figli? No, non sbagliavano in questo. Sbagliavano nel chiudere il loro cuore al dolore della donna, alla forza delle circostanze e delle passioni che la avevano indotta al male. Sbagliavano nel non credere alla possibilità del cambiamento del cuore e della conversione.

Sbagliavano nel vivere contenti nel limite della propria legge e nell’ avere smesso di attendere il Messia di Israele, il Figlio di Dio che ha la forza di cambiare il cuore dell’ uomo.

Oggi noi siamo pieni di politici corrotti che non vogliono riconoscere il male della loro corruzione. Non confidano nella salvezza di Dio ma nella loro capacità di produrre salvezza attraverso l’ esercizio spregiudicato del potere. Ad essi il Papa dice: convertitevi!

E siamo pieni anche di giudici pronti a condannare senza misericordia ed a trarre dalla condanna dell’ altro la convinzione arrogante della propria giustizia, del loro non essere né peccatori né bisognosi di salvezza. Anche a loro il Papa dice: convertitevi.

Agli uni ed agli altri il Papa annuncia la Pasqua, il tempo messianico quando verrà ( tornerà) il Giudice giusto capace di giudicare senza odio e di salvare coloro che avrà giudicato.

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