SCENARIO/ La sfida tra Renzi e Grillo spaccherà il governo

- Ugo Finetti

È solo dal voto delle europee che verrà la legittimazione o meno della “staffetta” tra Letta e Renzi. Che vuole affrontare la prova elettorale come leader del Pd e uomo di Stato. UGO FINETTI

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Beppe Grillo (Infophoto)

Matteo Renzi a Palazzo Madama ha parlato con le mani in tasca trattando i senatori come razza in via di estinzione sulla base di una superiore legittimazione proveniente dai gazebo delle “primarie” del Pd. Risultato: il giorno dopo alla Camera la “standing ovation” tributata ai suoi antagonisti, Bersani e Letta, ha notificato al premier una fiducia concessa con animo belligerante. A rincuorare il nuovo capo del governo c’erano solo i discorsi di Forza Italia dai banchi dell’opposizione. La resa dei conti tra Parlamento e Palazzo Chigi è quindi fissata per il risultato del 25 maggio. 

Per la prima volta infatti le elezioni europee non saranno un voto “in libertà”, ma un test di immediato effetto politico. Da anni Bruxelles incombe sulla vita nazionale ed è centrale nella attività governativa. Anche per questo Matteo Renzi ha accelerato l’ascesa a Palazzo Chigi proprio per poter affrontare la prova elettorale come premier Pd. In un contesto di diffuso antieuropeismo il sindaco di Firenze ha assunto la guida dell’unico partito europeista (rispetto a Berlusconi, Grillo, Sel e Lega) con l’obiettivo di caratterizzarlo come strumento di svolta nei rapporti con Bruxelles. Ha quindi necessità di presentare un concreto “bottino” di misure che segnino, da qui al 25 maggio, se non non una ripresa, quantomeno un inizio di inversione di tendenza a favore di occupazione e imprese.

Il fatto che Matteo Renzi abbia un duplice accordo con Silvio Berlusconi sui contenuti della nuova legge elettorale e con Angelino Alfano sui tempi della sua approvazione gli consente di avere da un lato una maggioranza sicura e dall’altro un’agibilità parlamentare per procedere in modo spedito. In questo quadro non può fare la “vittima”: ho tentato, ma mi hanno bloccato. Egli è oggi in campo con un esecutivo e una maggioranza “one-man-show” che ha scelto e ottenuto senza condizionamenti. Ora è alla prova dei contenuti e del fare.

L’accelerazione lo espone senza attenuanti e con qualche azzardo. Il fatto che egli, sull’onda dell’esperienza maturata a Palazzo Vecchio, abbia impostato la campagna elettorale del Pd da Palazzo Chigi rispecchia il suo punto di forza: essere un leader della cosa pubblica e non di partito. Il risultato di questa caratterizzazione immediatamente elettorale della leadership governativa è però che la maggioranza rischia di arrivare (e uscire) al 25 maggio a pezzi.

Inoltre Matteo Renzi ha ormai basato tutta la partita elettorale come gara con Beppe Grillo. Enrico Letta è stato defenestrato dalla direzione del Pd in quanto definito “palude”. Però con lui Berlusconi e Grillo erano “fuori gioco” o comunque la contrapposizione era frontale. 

Oggi, alla vigilia delle elezioni, Matteo Renzi – sia pur in cambio dell’agibilità parlamentare – ha riconosciuto al leader di Forza Italia il ruolo di coprotagonista delle riforme istituzionali e si è messo in concorrenza con Beppe Grillo rincorrendo i “grillini” sul terreno dei loro contenuti. In più punti dei suoi “discorsi programmatici” a Camera e Senato, Matteo Renzi si è infatti atteggiato ad essere l’uomo capace di realizzare i “sogni” dei 5 Stelle. Si vedrà il 25 maggio se, avendo impostato la campagna elettorale come gara con Beppe Grillo, Matteo Renzi sia stato avveduto a condividerne temi e priorità.

Le espulsioni, le divisioni e le polemiche interne ai parlamentari del movimento di Grillo non sono il segno di un processo di dissolvimento. Il fenomeno Grillo e l’ampio consenso che ha ripreso ad avere rispecchiano la diffusa rappresentazione che viene ormai prevalentemente data dell’Italia come un paese “orfano” senza degna rappresentanza politica e democratica. Da anni è diventato luogo comune associare ogni segno di vita della democrazia rappresentativa a corruzione e spreco. Non a caso lo stesso Giorgio Napolitano nel discorso di accettazione del secondo mandato aveva messo in guardia da certe campagne di stampa svolte con questo modulo fisso. Il riferimento era agli articoli, ad esempio di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, simpatici e utili come analisi e denunce circostanziate, che però diventano base di consenso “grillino” se hanno come “linea politica”, sistematica conclusione, la volontà di dimostrare che l’Italia è un paese che fa schifo e che è impossibile riformare. La loro tesi di fondo è che si può cambiare solo con una bomba atomica, con totale azzeramento. 

In questo quadro di resa dei conti − tra Parlamento e Palazzo Chigi − rinviata al 25 maggio il decollo di Matteo Renzi come premier sulla scena europea è affidato alla sua capacità di realizzare fatti concreti sul piano della vita sociale, nella capacità di far intravedere una possibile ripresa senza deprimere il mercato interno con continue tassazioni e dando l’impressione di affidarsi solo a esportazioni e turismo estero. È quindi dal voto delle europee che verrà la legittimazione o meno della “staffetta” tra Letta e Renzi. 

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