ITALICUM/ 1. Renzi, Alfano & B.: il piano per lasciare l’Italia senza riforme

- Annamaria Poggi

Torna in discussione la riforma della legge elettorale. L’emendamento D’Attorre (Pd) ha seminato scompiglio nella politica, prefigurando un voto a breve. ANNAMARIA POGGI

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Matteo Renzi (Infophoto)

Torna in discussione al Parlamento la riforma della legge elettorale nella bozza del cosiddetto Italicum, che prevede sia la riforma del sistema elettorale della Camera che quella del Senato. Riforma che, come è noto, è imposta dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale larga parte della legge precedente e, in particolare, il premio di maggioranza e l’esclusione del voto di preferenza. 

Sono previsti due emendamenti dirimenti. Quello proposto da D’Attorre (Pd), che limiterebbe la proposta di modifica del sistema elettorale della Camera in tal modo, secondo le intenzioni del proponente, da porre le premesse per la modifica costituzionale del Senato. Il ragionamento è il seguente: si modifica la sola legge elettorale della Camera e, nel contempo, si avvia la procedura costituzionale di modifica del Senato.

L’altro emendamento è quello proposto da Lauricella (anch’egli del Pd), secondo cui, prima di riformare la legge elettorale, occorre avviare il procedimento di riforma del bicameralismo attraverso la trasformazione del Senato. 

Da un certo punto di vista le due procedure proposte sembrerebbero percorrere lo stesso obiettivo, cioè quello di riformare il Senato, seppure attraverso procedimenti diversi. Secondo D’Attorre le due cose potrebbero procedere insieme (si riforma le legge elettorale della sola Camera e si avvia parallelamente il processo di revisione costituzionale del Senato). Secondo Lauricella, invece, il processo di revisione costituzionale del Senato sarebbe una precondizione per l’avvio della riforma elettorale successiva.

Vediamo opportunità  e rischi di entrambe le soluzioni.

Soluzione Lauricella. Opportunità: la riforma costituzionale precede quella elettorale, dunque prima si disegna il nuovo Parlamento e successivamente si passa all’adozione della legge elettorale di Camera e Senato. Ciò per implicito significa che si potrebbe o decidere per una sola Camera, oppure per due Camere ma completamente differenziate da quelle attuali.

Rischi: è evidente che questa soluzione potrebbe non essere gradita da quella delle due Camere (e facilmente il Senato) che rischia o di scomparire (soluzione del monocameralismo), oppure di essere eletta o designata in modo diverso, magari neppure più eletta ma designata alla tedesca, dai rappresentanti degli enti territoriali. Il rischio è dunque che i senatori non voterebbero una tale riforma, paralizzando il processo di riforma costituzionale.

Soluzione D’Attorre. Opportunità: la riforma almeno della legge elettorale della Camera, portando a casa per il governo un risultato sicuro, visto l’accordo Renzi-Berlusconi sull’Italicum. Una cosa fatta, insomma, per il Governo Renzi. 

Rischi: con l’approvazione di questa legge potrebbe tramontare l’ipotesi della riforma costituzionale del bicameralismo. Una volta incassato il successo, perché mai il Governo dovrebbe imbarcarsi nella complicata e difficile partita della riforma costituzionale?

Sin qui ci si è posti nella prospettiva che potrebbero assumere gli attori politici rispetto alle due alternative. 

Se non che sarebbe forse utile domandarsi, e sarebbe utile che se lo chiedessero le stesse forze politiche, cosa serve al Paese.

Al Paese oggi più che mai non serve subito una nuova legge elettorale (tranne che si pensi di andare a votare subito…). Tutti ci auguriamo che il Governo attuale sia un governo di legislatura, ma allora perché non imboccare coraggiosamente il percorso della riforma del Parlamento? I motivi che spingono a percorrere questa strada sono tanti: la riduzione del numero dei parlamentari; la semplificazione del procedimento di approvazione delle leggi; il rafforzamento della maggioranza governativa che avrebbe solo più una camera politica di riferimento… Inoltre è bene ricordare che l’Europa ci chiede riforme che rendano più veloci i nostri processi decisionali politici, oggi più che mai appesantiti da due Camere in cui si formano maggioranze politiche diverse. 

Insomma non c’è motivo per non imboccare la strada maestra e, primo fra tutti, sarebbe un vero segnale della volontà di Renzi di dare una svolta al Paese. Imboccare l’altra strada sarebbe prendere la via più breve per portare a casa un risultato immediato, lasciando i veri problemi irrisolti.

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