ELEZIONI ANTICIPATE?/ Minzolini (FI): Renzi le minaccia, ma non ci crede nessuno

- int. Augusto Minzolini

Per AUGUSTO MINZOLINI (FI), l’errore di Renzi è stato quello di tenere un approccio che non è approdato a nessuna decisione, creando una mediazione che per molti non è comprensibile

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Matteo Renzi (Infophoto)

Doppio stallo su legge elettorale e riforma del Senato. Per quanto riguarda l’Italicum, i partiti sono sempre più divisi ed è sempre più una babele sia sui modelli da prospettare, sia su quale delle due Camere del Parlamento se ne debba occupare per prima. Intanto slitta a dopo il voto la decisione della Giunta per il Regolamento del Senato sul ricorso presentato da Roberto Calderoli. Il vicepresidente di Palazzo Madama si era opposto alla scelta della commissione Affari costituzionali di adottare il disegno di legge del governo come testo base. Ne abbiamo parlato con Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia ed ex direttore del Tg1.

Brunetta ha affermato che è possibile un voto anticipato senza dover approvare una nuova legge elettorale. E’ d’accordo con lui?

A minacciare le elezioni anticipate non è stato Brunetta ma il premier Renzi, anche se la sua minaccia è una pallottola spuntata. Nel momento in cui sceglierà di andare al voto, a quel punto si troverà con un problema sicuramente più serio. Poiché la legge elettorale che esce dalla sentenza della Consulta non prevede un premio di maggioranza, dopo il voto anticipato il Pd sarà costretto a coalizzarsi con altri partiti per governare.

Sempre per Brunetta il governo è insabbiato. Lei che cosa ne pensa?

Le soluzioni proposte da questo governo sono arruffate e affrontano argomenti che non appartengono al bagaglio culturale della sinistra. Il decreto lavoro per esempio è nato come risposta allo schema della legge Fornero che di fatto non aiutava l’occupazione. Il governo Renzi ha presentato il decreto in un modo, quindi lo ha cambiato, e alla fine non ha soddisfatto né Forza Italia né la sinistra. A forza di mediazioni, si è creata una formula che non è né carne né pesce, e quindi non risolve i problemi né in un senso né nell’altro.

Qual è stato l’errore di Renzi?

Il suo errore è stato quello di tenere un approccio in apparenza molto decisionista, ma che poi nei fatti non è approdato a nessuna decisione. Renzi ha creato una mediazione che per molti non è comprensibile, dopo avere avvelenato i rapporti con gli interlocutori cercando di difendere una serie di puntigli. Sulla riforma del Senato noi siamo arrivati all’assurdo per cui è stato votato l’ordine del giorno che va in una direzione e il decreto del governo che va in un’altra. Più che essere un compromesso, è una grande confusione.

Da quali problemi di fondo nasce questa confusione?

In primo luogo dal fatto che Renzi ha tentato di compiere una grande operazione, quella che lui ha chiamato “Rivoluzione”, senza essere partito da una legittimazione popolare. Solo il voto gli avrebbe potuto dare la forza di cui aveva bisogno per fare le riforme. In secondo luogo, la logica del rilancio a parole in un momento di grande crisi e nei confronti di un Paese stressato di certo non aiuta.

 

Intanto l’ex segretario del Tesoro Usa, Timothy Geitner, ha affermato che nel 2011 funzionari Ue chiesero all’America di fare cadere il governo Berlusconi. Lei che cosa ne pensa di questa ipotesi?

E’ una rivelazione che dovrebbe scandalizzare tutti, non solo il centrodestra ma anche lo stesso centrosinistra. Negli ultimi mesi del governo Berlusconi si capiva che da parte della Germania, soprattutto per il tipo di politica che perseguiva, c’era sempre più il tentativo di innescare un conflitto, in quanto Berlino si poneva in una posizione da avversaria nei nostri confronti. Se oggi mettiamo insieme quanto affermano Friedman, Zapatero e l’ex segretario del Tesoro Usa, Geitner, ci si accorge che nel 2011 c’è stata una grande battaglia contro il nostro Paese. La posta in gioco era chi dovesse pagare la crisi, proprio per la grande esposizione delle banche tedesche ma soprattutto francesi nei confronti della Grecia e della Spagna. Alla fine di questa vicenda l’Italia ha pagato la crisi per conto di questi Paesi, e l’ostacolo che c’era in questa operazione era il governo Berlusconi.

 

(Pietro Vernizzi)

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