DIETRO LE QUINTE/ Il presidenzialismo può mettere d’accordo Renzi e B.

Per GIANFRANCO PASQUINO, Berlusconi deciderà se rompere il patto sull’Italicum dopo le Europee. Ma anche il Pd potrebbe mandare a monte l’accordo se il M5S dovesse ottenere un successo

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

“Berlusconi deciderà se rompere o meno il patto sull’Italicum dopo le elezioni europee. Ma anche il Pd potrebbe mandare a monte la legge elettorale se il M5S dovesse ottenere un successo di molto superiore alle aspettative. Il precedente di Pizzarotti a Parma è un monito per Renzi, in quanto come è avvenuto nella città emiliana anche a livello nazionale in caso di ballottaggio con il Pd gli elettori di centrodestra voterebbero per Grillo”. Ad affermarlo è Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica all’Università di Bologna, nel momento in cui Berlusconi ha rimesso in discussione l’accordo sull’Italicum affermando: “Renzi faccia le riforme, tanto è inutile prendere accordi prima se poi non vengono rispettati, aspettiamo di vederle in Parlamento e se riteniamo che siano buone votiamo a favore, se non contro”.

Professor Pasquino, alla fine l’accordo sull’Italicum sarà raggiunto o salterà il tavolo?

Un po’ tutti guardano ai risultati delle Europee perché potrebbero avere effetti proprio sulla scelta della legge elettorale. Se Grillo va molto bene, accettare l’Italicum diventa problematico per Forza Italia, in quanto a quel punto Berlusconi potrebbe temere che Grillo diventi il secondo partito della coalizione. A questo punto Forza Italia sarebbe messa ai margini. Se alle Europee le cose vanno molto bene per Grillo e molto male per la sua coalizione, a quel punto Berlusconi potrebbe fare saltare il tavolo.

Il Pd farà di tutto perché l’accordo non salti?

Anche dentro il Pd potrebbero crescere i malumori, perché un conto è trovarsi in una competizione a due con Berlusconi al ballottaggio, un altro trovarsi in una competizione a due con Grillo. Alle comunali di Parma al secondo turno andarono il candidato del Pd e quello del M5S, Pizzarotti. Una parte dell’elettorato del centrodestra, pur di non vedere vincere il Pd, votò Pizzarotti. Se il M5S dovesse rafforzarsi ulteriormente, e se si votasse con l’Italicum, il rischio per il Pd sarebbe il ripetersi dello stesso scenario a livello nazionale.

Secondo lei davvero con l’Italicum Grillo arriverebbe al ballottaggio e lo vincerebbe?

A meno che cambino significativamente le opzioni di voto, non credo che il M5S stia diventando più forte della coalizione guidata da Berlusconi. In uno schieramento di centrodestra entrerebbero non solo Forza Italia, ma anche Fratelli d’Italia, Lega Nord, Storace, Udc e Ncd. Allo stesso modo nella coalizione guidata dal Pd entrerebbe anche Sel. Il M5S può anche arrivare al 26-28%, ma la coalizione di centrodestra è comunque superiore, probabilmente al 30%. Se Grillo non trova alleati rimarrà quindi la terza coalizione.

 

Che cosa conviene fare a Renzi per uscire dall’impasse sulle riforme?

Renzi dovrebbe abbandonare l’Italicum, che è una legge elettorale “mostro”, e seguire un’altra strada. A suo tempo l’assemblea nazionale del Pd approvò il doppio turno alla francese come legge elettorale. Renzi dovrebbe negoziare con Berlusconi a partire da questa piattaforma, accettando di discutere sulle soglie, ma non sulle regole. A quel punto Renzi potrebbe anche dire a Berlusconi che è disponibile ad avere l’elezione popolare diretta del presidente della Repubblica nella versione semi-presidenziale francese. Va quindi negoziato uno scambio virtuoso, tale per cui Berlusconi accetta il doppio turno nei collegi uninominali, e Renzi accetta l’elezione diretta del presidente della Repubblica.

 

Intanto la riforma del Senato riuscirà?

La riforma del Senato è un pasticcio che, nella versione in cui Renzi l’ha proposta, è già fallita. Inizialmente si parlava di 21 componenti nominati dal presidente della Repubblica, che ora sono scesi a cinque. Anche sulle modalità di elezione dei senatori ci sono stati dei cambiamenti. Ciò che Renzi potrebbe ottenere è la non eleggibilità diretta dei senatori, però deve essere molto preciso su ciò che i senatori andranno a fare e su chi saranno. Va chiarito se a designarli saranno le maggioranze dei consigli regionali e l’Anci, o se si adotteranno altre modalità.

 

(Pietro Vernizzi)

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