PIAZZA E COMIZI/ Renzi, Grillo, Berlusconi giocano alle “primarie” (alla faccia dell’Europa)

- Gianluigi Da Rold

In Italia si chiude una delle campagne elettorali più accese per il parlamento Europeo. Nei comizi di chiusura nessuno dei leader italiani ha messo a tema l’Europa. GIANLUIGI DA ROLD

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Matteo Renzi (Infophoto)

Mentre arrivano gli exit poll da Olanda e Gran Bretagna, in Italia si chiude una delle campagne elettorali più accese per il Parlamento europeo. Secondo le intenzioni di voto, in Olanda il partito anti-Europa di Geert Wilders sarebbe in forte arretramento, mentre in Gran Bretagna, gli euroscettici dell’Ukip di Nigel Farrage otterrebbero un notevole successo. Ma per fare un bilancio occorrerà aspettare lo scrutinio di domenica sera, anche per questi due Paesi dove l’affluenza alle urne, in occasione delle elezioni europee, è sempre molto bassa, inferiore al quaranta per cento.
Sarà presumibilmente diversa, più alta, l’affluenza alle urne in Italia, anche perché i toni accessi dei leader delle tre forze maggiori, ieri sera, quasi tutti in concomitanza a partire dalle 19 di ieri sera, hanno dato vita a una sorta di rissoso show, dove la politica europea sembrava entrare quasi casualmente. Forse alcuni danno per scontato la polemica contro l’euro, oppure i cambiamenti verso un’ “altra Europa”. In sostanza, i toni di Matteo Renzi che parlava a Prato, di Beppe Grillo in piazza San Giovanni a Roma e di Silvio Berlusconi dalla sala della Provincia di Milano, sono apparsi come una “prova elettorale” nazionale, il cui risultato sembra quindi avere più importanza in Italia che in Europa. Renzi, certamente più composto, specificava che “non ha intenzione di prendere o di accettare lezioni di legittimità da Beppe Grillo”. Berlusconi picchiava durissimo contro l’ex comico genovese, paragonandolo ancora una volta a Hitler, persino nei suoi discorsi. E Grillo ripeteva il canovaccio della “cacciata generale”, del ricambio totale di una classe dirigente, quella italiana che, dovrà essere processata “via on line”, “senza vendetta” e senza “cattiveria”. Intravedere dai comizi conclusivi dei leader italiani una visione di politica europea, o comunque un programma convincente di correzione della attuale politica di Bruxelles e di Strasburgo da parte italiana, è molto difficile.
Quello che è prevalso nei discorsi conclusivi è il “cortile” italiano, i rapporti di forza che si possono configurare dopo il test elettorale europeo. Queste consultazioni sembrano delle primarie per il prossimo Parlamento italiano. Si può dire che questi toni accessi, queste polemiche durissime potevano essere quasi scontate dopo l’anno che è passato, dopo il risultato delle “politiche” del 2013, la rielezione di Giorgio Napolitano e la successione dei governi, con il passaggio da quello di Enrico Letta a quello di Matteo Renzi. Si può certo aggiungere che il panorama politico italiano sia stato messo a soqquadro dalla crisi e dalla politica di austerità dell’Eurozona, dall’Europa a “trazione tedesca”. 

Ma certamente, in un clima tanto accesso di contrapposizione, le chances italiane in sede europea diventano veramente deboli. Da una simile campagna elettorale non si coglie certamente l’immagine di un Paese che sia minimamente compatto nel porre sul tavolo delle trattative le sue ragioni e i suoi diritti di fronte alla Commissione europea, anche in occasione del prossimo “semestre italiano”. Quello che più colpisce è che la politica italiana sembra tutta ripiegata su se stessa, immersa in una grande confusione e in una contrapposizione dove persino la questione europea, che è ormai un tema mondiale, sembra quasi marginale agli occhi dei nostri leader.



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