SCENARIO/ Calderoli: ecco perché il 15% di Berlusconi vale più del 40 di Renzi

- int. Roberto Calderoli

ROBERTO CALDEROLI discute di Parlamento europeo, di Matteo Renzi, della possibile alleanza con Berlusconi. E del futuro della Lega Nord dopo il buon risultato elettorale

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Matteo Renzi (Infophoto)

Il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, storico rappresentante della Lega Nord, sembra tirare un sospiro di sollievo e non nasconde la sua soddisfazione dopo il Comitato federale che si è svolto ieri. Probabilmente in Calderoli c’è soprattutto la soddisfazione per il risultato elettorale delle ultime europee che, solo qualche mese fa, nessuno poteva immaginare.

E’ una sorta di “resurrezione”, oppure è sbagliato, esagerato, definirla in questo modo?

Concordo sul fatto che rispetto a quello che ci veniva attribuito dai sondaggi, e soprattutto dalla grande stampa, da tutti i centri di osservazione, il risultato è un grande successo. Ma c’è qualche cosa di più. Il lavoro del segretario Matteo Salvini è stato decisivo e importante non solo per il risultato del voto, ma anche per mettere fine alle divisioni che esistevano all’interno della Lega: la contrapposizione tra maroniani e bossiani, ad esempio, non c’è più. Certo, in questa campagna elettorale, decisiva è stata la scelta del “no euro”, dell’opposizione alla moneta europea.

Che margine di manovra vi offre in sede europea una battaglia di questo tipo?

Credo che si formerà un gruppo compatto e abbastanza forte per far conoscere meglio le tematiche europee, i problemi esistenti e per dotare finalmente il Parlamento di Strasburgo di un’autentica minoranza che fino a oggi non c’è mai stata. A questo punto i giochi che passavano sopra la testa di tutti, senza una vera opposizione parlamentare, non sono più facilmente possibili. Qualche conto dovranno pure farlo. Intendo dire che dovranno tenere conto di posizioni diverse, dovranno rispondere al nuovo gruppo con Marine Le Pen e a chi è schierato contro la politica europea a trazione tedesca e contro l’euro.

La scelta del “no euro” è stata decisiva per il recupero leghista. Si apre uno scenario europeo che può essere nuovo. Ma anche i problemi italiani sono sul tappeto. Matteo Renzi ha vinto e ora promette di dare un’accelerata al programma di riforme.

Mi sembra che il termine riforma sia piuttosto ampliato. In tutti i casi quello che occorre è andare a vedere le carte di Renzi, vedere se le riforme, e che tipo di riforme, vuole effettivamente attuare. La situazione sembra tutta sotto il controllo dell’attuale presidente del Consiglio, ma occorre vedere anche se qualcuno ha effettivamente l’intenzione di sviluppare un’autentica politica, una risposta, in questo caso da parte del centrodestra.

In questo momento la situazione del centrodestra appare piuttosto confusa. Silvio Berlusconi non sembra avere ancora deciso e la parte che è uscita da Forza Italia, l’Ncd, appare un gruppo in declino, quasi sulla strada del partito di Mario Monti.

E’ vero che Berlusconi non ha ancora deciso, che sta pensando a che cosa fare ed è altrettanto vero che quelli che sono usciti da Forza Italia non sembrano avere un futuro. Ma il problema italiano va visto nel suo complesso.

La Lega Nord sembra interessata a una politica di centrodestra e a una ripresa del dialogo con Forza Italia. 

Noi siamo estremamente interessati a una politica di centrodestra, ma soprattutto a una politica di passi concreti, di fatti concreti, e quindi siamo più che disponibili a un dialogo con Forza Italia. Guardiamo un attimo la situazione. Berlusconi è arretrato, ha una percentuale bassa, ma se si pensa a un percorso di riforme istituzionali, lui è ancora lì, con il suo 15 percento. Intendo dire che senza l’appoggio di Berlusconi, senza l’accordo della cosiddetta “seconda maggioranza”, le riforme istituzionali non si possono fare.

 

Che iniziativa dovrebbe prendere, a suo parere?

Faccia una politica di centrodestra, vada a verificare fino in fondo le carte che ha in mano Renzi. Alla fine, con quel 15 percento, la “pistola elettorale” ce l’ha in mano Berlusconi. Ma senza aprire questi scenari, cominci a dare dei segni precisi di una ripresa della politica di centrodestra.

 

In che modo?

Matteo Salvini, in Comitato federale, non ha spiegato solamente la scelta europea, ma ha proposto fatti concreti come le varie proposte dei referendum. Salvini al primo posto pone il problema del lavoro e quindi ribadisce il referendum contro la legge Fornero. Che cosa fa Forza Italia di fronte a un simile referendum? Lo sottoscrive o no? In realtà Salvini ne ha già elencati altri di referendum, come quello sull’immigrazione clandestina, sulla questione della prostituzione e quello sull’abolizione delle Prefetture. Mi si potrà obiettare che il referendum spesso si è rivelato uno strumento debole, ma intanto significa mettere in moto una serie di iniziative politiche.

 

Ma, a suo parere, Berlusconi che cosa sta pensando? Rispetto a questi tempi appare indeciso. Ieri, alla conferenza stampa è arrivato Brunetta e il Cavaliere ha preferito defilarsi.

Credo che stia sentendo varie voci e non abbia di certo ancora deciso quale linea scegliere. Si può aspettare. Fino a un certo punto. Intanto come Lega non ribadiamo l’interesse per una politica di centrodestra e scegliamo dei passi concreti.

 

(Gianluigi Da Rold)

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